ALBRECHT DÜRER. IL PRIVILEGIO DELL’INQUIETUDINE

Dopo Francisco Goya e Max Klinger, il filone espositivo promosso dal Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo sui più importanti artisti internazionali che hanno saputo esprimere massimamente la loro grandezza attraverso l’incisione, non poteva che proseguire con Albrecht Dürer. Il privilegio dell’inquietudine.
La mostra, organizzata dal Comune di Bagnacavallo e curata da Diego Galizzi e Patrizia Foglia, con più di 120 opere grafiche del maestro di Norimberga provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private italiane, ha già riscosso notevole successo e accoglierà il pubblico fino al 19 gennaio 2020.

Albrecht Dürer, Le insegne della morte (il blasone con il teschio), 1503, bulino, mm. 220×157 (privo di margini); esemplare di II stato su due, variante A. Collezione privata.

Dürer è il “padre nobile” del pensiero grafico, colui che ha saputo innalzare il disegno e l’incisione a espressione artistica non più ancella della pittura, ma pienamente libera e autonoma.
Lo riconosceva lo stesso Max Klinger: «Un’opera grafica di Dürer non si riferisce né a un quadro replicato, né traduce sensazioni di colore in forme estranee alla tecnica adottata. È compiuta in se stessa e definitiva, priva solo di quanto l’idea, eternamente inarrivabile, rifiuta alle possibilità di ogni artista».
Il progetto espositivo si pone come un invito ad incontrare le sue diverse anime, sia come uomo che come artista. La sua personalità, il suo spirito e naturalmente la sua arte non sono semplici da cogliere nella loro unità. La critica lo ha definito ora un umanista, ora un gotico, ora un artigiano, ora un teorico: la verità è che non è possibile separare le sue singole anime, essendo tutto questo insieme e avendo in sé l’eterna contraddizione che contraddistingue i più grandi artisti.

Albrecht Dürer, San Michele combatte il drago, dal ciclo dell’Apocalisse, 1498 ca., xilografia, mm. 392×281 inciso, 401×290 foglio; esemplare di unico stato. Collezione Fondazione Musei di Brescia. (Credit. Archivio fotografico Musei di Brescia – Fotostudio Rapuzzi)

Il direttore del museo e curatore della mostra Diego Galizzi spiega che «all’interno della narrazione che abbiamo fatto del grande maestro norimberghese si possono ammirare i più noti capolavori dell’artista come il ciclo dell’Apocalisse, il Sant’Eustachio, il San Girolamo nello studio e Il Cavaliere la morte e il diavolo. La mostra ha il suo punto focale in quell’enigmatico capolavoro che è la Melanconia, un’opera pregna di intellettualismo fin quasi all’esoterismo, che cela un vero e proprio autoritratto spirituale dell’artista, giunto alla melanconica presa di coscienza che un approccio razionale all’arte e al mondo non può che dare risposte insufficienti».

Albrecht Dürer, San Girolamo nello studio, 1514, bulino, mm. 245×187 inciso, 360×255 foglio, esemplare di unico stato. Collezione Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo.

È in una Germania ancora permeata da uno spirito gotico e medievale che prende il via l’avventura artistica di Albrecht Dürer, un genio inquieto, un talento dell’arte nordica fatalmente attratto dall’arte rinascimentale italiana e insolitamente disposto alla ricerca teorica e scientifica. Non fosse stato per l’influenza dell’intellettuale e amico Willibald Pirckheimer, probabilmente quest’umile figlio di un artigiano orafo avrebbe orientato i suoi interessi artistici verso Nord, verso la lezione fiamminga, come molti altri artisti suoi conterranei. Invece Pirckheimer lo orientò alla dimensione culturale del nostro Rinascimento, spalancando la mente dell’artista a ricerche a lui aliene, in primo luogo quella tesa a carpire i segreti della rappresentazione dello spazio e della bellezza. Ciò è stato possibile essenzialmente perché Dürer, come Leonardo, era un ricercatore universale, continuamente ansioso di produrre cose nuove; aveva, come diceva Carl Gustav Carus, «un anelito incessante verso una perfezione irraggiungibile e un’acuta coscienza di problemi insolubili». Per Dürer l’arte incisoria fu il mezzo ideale per trasmettere una nuova iconografia, sacra o profana, un modo modernissimo per dialogare con il proprio tempo, con la contemporaneità di quel Rinascimento che era caratterizzato dall’avventura del sapere.

Albrecht Dürer, Melencolia I (La Melanconia), 1514, bulino, mm. 240×186, esemplare di II stato su due. Collezione Musei Civici di Pavia. (Credit. Musei Civici di Pavia)

Il taglio che i curatori hanno voluto dare all’allestimento offre al pubblico molto più che una rassegna di opere d’arte, ma un vero e proprio racconto che procede attraverso dieci sezioni tematiche, immergendo il visitatore nel visionario sogno di perfezione di un ragazzo che ha voluto inseguire il suo desiderio di appropriarsi dei segreti della rappresentazione della bellezza.
Galizzi aggiunge inoltre che «in stretto collegamento con la mostra dal 14 dicembre il museo ospiterà un eccezionale e attesissimo ritorno, quello della Madonna del Patrocinio di Albrecht Dürer, un vero capolavoro pittorico che dopo 50 anni torna dalla Fondazione Magnani Rocca alla sede dove si trovava custodita fino al 1969, ovvero l’ex monastero delle suore Clarisse Cappuccine di Bagnacavallo, oggi museo civico cittadino».

 

ALBRECHT DÜRER

IL PRIVILEGIO DELL’INQUIETUDINE

 

21 SETTEMBRE 2019/19 GENNAIO 2020

 

a cura di Patrizia Foglia e Diego Galizzi

Museo Civico delle Cappuccine
Via Vittorio Veneto 1/a
Bagnacavallo (RA)

 

MUSEOCIVICOBAGNACAVALLO.IT

Cover: Albrecht Dürer, Rinoceronte, 1515, xilografia, mm. 212×298 inciso, 221×306 foglio;
esemplare di ottava edizione, tiratura del XVII secolo.
Collezione privata. (dettaglio)