DANIELE BONGIOVANNI. LA LUCE E IL LUOGO

La tela evocata da Bongiovanni si trasforma così in un connubio, una superficie elettiva su cui seminare, far germogliare e sviluppare un processo di trasformazione, di sintesi globale, ove il pensiero, le esperienze e la vita modellano una dimensione artistica altra connessa all’interiorità più profonda, che è al contempo animale e vegetale, razionale e mistica, individuale e collettiva, che dice di noi di come siamo di ciò cui aneliamo a metà strada fra la contingenza e la spiritualità da cui la società contemporanea sembra essersi allontanata. È del resto la stessa natura antitetica della nostra cultura, sempre in bilico fra Razionalismo e Antirazionalismo, fra Modello e Unicità, che produce effetti di conoscenza che spesso rovesciano la realtà in finzione e la finzione in realtà e non è per nulla accidentale che il bisogno di partecipazione emotiva, di sentirsi parte del tutto universale, è oggi più che mai vivoGiosuè Allegrini.

Daniele Bongiovanni, ”Natura con Deus” (2018). Tecniche miste su tavola (dettaglio)

A novembre un nuovo e particolare progetto porterà Daniele Bongiovanni in mostra a Roma. Il pittore dopo le recenti esposizioni negli Stati Uniti, farà ritorno in Italia, per la realizzazione di un particolare percorso in divenire che nella sua prima fase verrà ospitato al MACRO.

Daniele Bongiovanni, ”Natura con Deus” (2018). Tecniche miste su tavola (dettaglio)

L’artista sarà impegnato presso il Museo di Arte Contemporanea di Roma all’interno del già rinomato programma sperimentale #Atelier. Luogo-concetto in cui gli autori entrano in contatto con le dinamiche del museo/studio progressivo e dove le fasi di realizzazione dell’opera d’arte sono più che fondamentali, in quanto opera stessa.

Daniele Bongiovanni, ”Natura con Deus” (2018). Tecniche miste su tavola (dettaglio)

Bongiovanni in questo contesto darà vita a una versione totalmente narrativa del suo lavoro, una ‘’trama’’ che metterà in primo piano il valore della progettazione e della creazione. Le opere, pensate come progetto installativo/site-specific, non autonome, si collegheranno ugualmente, in termini di poetica, alle peculiarità che caratterizzano la sua pittura: il candore della configurazione dei soggetti, le illusioni cromatiche, la resa della luce fuori dal comune. Spazi naturali e sublimi, apparentemente interminabili, perché celati da bagliori fuorvianti.

Daniele Bongiovanni, ”Phàos” (2019). Tecniche miste su tela, , 35×28 cm

Tutto ciò, come ha scritto recentemente Francesco Poli, “È il risultato di una notevole evoluzione della sua ricerca in direzione di una radicale volontà di essenzializzazione, o se si vuole di sublimazione, del linguaggio figurativo. E cioè di una progressiva presa di coscienza dell’importanza di elaborare le sue composizioni non solo come rappresentazioni ispirate dalla realtà esterna ma anche, soprattutto, come espressione che emerge direttamente dagli elementi costitutivi della pittura, vale a dire dalla delicata e complessa interrelazione primaria fra lo spazio fisico bidimensionale del supporto e le modalità della stesura dei colori”.

Daniele Bongiovanni, ”N. 01” (2019). Tecniche miste su tela, , 24×18 cm

Daniele Bongiovanni nel corso della sua carriera ha realizzato diversi cicli su queste tematiche. Opere che ha presentato nelle maggiori città italiane ed estere, in musei e gallerie, nelle principali manifestazioni di arte contemporanea e in più edizioni della Biennale d’Arte di Venezia.

 

 

danielebongiovanni.com

museomacro.it

 

Cover: Daniele Bongiovanni, ”Phàos” (2019). Tecniche miste su tela, 35×28 cm (dettaglio)