DE LA TOUR, A LUME DI CANDELA

Lorenese d’origine (nasce a Vic-sur-Seille nel 1593), riscoperto nel Novecento (Roberto Longhi in I pittori della Realtà in Francia, ovvero I caravaggeschi francesi del Seicento, 1935: «È un pittore sorprendente. Non abbiamo strumenti per misurare il genio; ma sento che il talento del De la Tour spezzerebbe più di un manometro. È un peccato che non abbiamo nulla di suo in Italia»), ancora poco conosciuto, ritratto come un personaggio eccentrico (padre di undici figli e padrone di numerosi cani) e controverso, pittore di successo (sia nel Ducato di Lorena, sia soprattutto a Parigi, dove viene nominato nel 1638 pittore del re Luigi XIII, dimora dentro il Louvre, un privilegio di pochi, conosce Richelieu e il cardinale Mazzarino), Georges de La Tour appartiene al raro novero degli artisti metamorfici. Lo dimostra chiaramente anche la successione dei quadri presenti nell’esposizione di Palazzo Reale, la prima in Italia dedicata all’artista, dal titolo Georges de La Tour. L’Europa della luce, a cura di Francesca Cappelletti e prorogata fino al 27 settembre dopo la recente riapertura, dove l’artista francese dialoga con alcuni contemporanei, come Gerrit van Honthorst, conosciuto da noi come Gherardo delle Notti, Paulus Bor o Trophime Bigot, ma soprattutto con se stesso.

 

San Giuda Taddeo

I dipinti giovanili (Uomo anziano e Donna anziana di San Francisco) e quelli composti tra gli anni venti e trenta del Seicento testimoniano un’attenzione realistica verso alcune figure di santi (San Giacomo Minore di Albi) o personaggi popolari rappresentati su fondi chiari, con un verismo che può ricordare Francisco de Zurbarán ma senza il misticismo dello spagnolo e con una maggiore propensione al grottesco, come si vede nel San Giuda Taddeo di Albi, nel monumentale Suonatore di ghirlanda con cane di Bergues o nella Rissa tra musici mendicanti di Los Angeles, dove La Tour sembra addirittura schiacciare il pedale della caricatura.

Suonatore di ghirlanda con cane

Poi dagli anni quaranta fino alla morte, avvenuta a Lunéville nel 1652, ovvero, per rimanere alle testimonianze della mostra, dal periodo del Giovane che soffia su un tizzone di Digione, la pittura di La Tour, attratta dai chiaroscuri, cambia radicalmente. Su di lui grava da tempo un luogo comune: che sia un pittore caravaggesco.

Rissa tra musici mendicanti (dettaglio)

 

Rissa tra musici mendicanti (dettaglio)

 

Il denaro versato

Nulla di più lontano dal vero, anche se uno dei suoi pochi quadri firmati, Il denaro versato di Leopoli, cita inequivocabilmente il Caravaggio di San Luigi dei Francesi, soprattutto la Chiamata di San Matteo, nella rappresentazione dei personaggi, nel taglio dello spazio, in quella mano che sbuca sulla sinistra del quadro: sembra che La Tour abbia presente il capolavoro del Merisi, o attraverso l’esperienza diretta, che però, allo stato attuale della documentazione, invero assai scarna, appare improbabile, o, più verosimilmente, attraverso la mediazione di qualche caravaggista francese o fiammingo di ritorno dalla capitale italiana (non è comunque da dimenticare, come scrive la curatrice della mostra, che nell’ambiente lorenese circolavano copie delle opere di Caravaggio).

Maddalena penitente (dettaglio)

 

Educazione della vergine

I chiaroscuri di La Tour sono molto diversi: amano i riverberi di lumi artificiali schermati (le candele) più che le luci naturali provenienti dalle finestre, e anno dopo anno le figure umane perdono i connotati naturalistici della precedente produzione per approdare a forme più sintetiche, quasi astratte, di sorprendente modernità. Si veda, ad esempio, nell’Educazione della vergine della Frick Collection di New York, al di là degli interventi successivi e delle ridipinture, la figura quasi novecentesca della bambina, la cui mano arde per il contatto con la candela senza che il suo volto abbandoni quell’imperturbabilità così frequente nei personaggi del pittore lorenese e così lontana dai drammi di Caravaggio. Come l’espressione della celebre Maddalena penitente di Washington in posa pensosa, il cui chiaroscuro è delicato come l’incarnato e la visione rifratta del teschio non annulla l’aria di meditazione e sospensione, che lo splendido effetto luministico della candela amplifica invece di contrastare.

Giobbe deriso dalla moglie

 

Giobbe deriso dalla moglie (dettaglio)

I comportamenti della luce in forma di lumeggiature su alcuni dettagli fisici (qui il viso e il naso), tratti distintivi e contrassegni inequivocabili del maestro, ritornano anche in Giobbe deriso dalla moglie di Epinal, un quadro in deficitario stato di conservazione che tuttavia fa risplendere con deliziosi tocchi di pennello non solo i lumeggiamenti sul naso e le mani di Giobbe o sugli orecchini e le dita della mano sinistra della moglie, ma anche sulle ginocchia del patriarca, al contempo realistiche e astratte, epidermiche e lignee, mentre la candela, per una volta non schermata, apre voragini di luce.

San Giovanni Battista nel deserto

E se lo stupefacente San Giovanni Battista nel deserto di Vic-sur-Seille richiama ancora Caravaggio (San Giovanni Battista, Galleria Corsini di Roma) nella posa e nel taglio naturale della luce, esterna anziché interna, con l’ombra nera del santo che sembra allungarsi sulla destra del quadro, prendendone definitivamente le distanze mentre l’occhio rimane incantato dal colore del tramonto che fodera come un manto il giovanissimo, magrissimo protagonista dai lunghi capelli e dallo spiazzante fenotipo indio del suo volto, l’apice di tutta la mostra, benché arrivi quasi subito nel percorso dell’esposizione al di là della sua tarda datazione (1951), sono I giocatori di dadi di Stockton-On-Tees, la cui grandezza visiva e magnificenza pittorica, oltre al perfetto stato di conservazione, rischiano di far quasi impallidire un dipinto peraltro memorabile come La negazione di Pietro di Nantes con le coloriture rossastre e brune delle carni e delle vesti create dalle sprezzature luministiche della candela.

La negazione di Pietro (dettaglio)

 

La negazione di Pietro (dettaglio)

 

I giocatori di dadi

 

I giocatori di dadi (dettaglio)

Nei Giocatori la luce artificiale e schermata è soffusa e rovente, e lo sguardo avveniristico, quasi novecentesco, maschera il realismo del tavolo di noce, dove si evidenzia addirittura il massello, per aderire a un’astrazione della forma e a una rivoluzione iconografica nei volti androgini del terzetto di presunti soldati al centro della composizione (androgino, oltre che giovanile e glabro, è anche il San Sebastiano curato da Irene di Orléans, meraviglioso notturno), dai lunghi capelli e dallo sguardo femmineo come le loro mani che quasi giocano a intarsio, mentre sui due lati la ragazza con l’orecchino e l’uomo con il bocchino sembrano le uniche note vive di un balletto di manichini scottati dal lume della candela, marionette di legno dai volti troppo lisci per essere reali, dalle lumeggiature ormai astratte, dai colori non più naturalistici ma ardenti nell’atto supremo di una stilizzazione radicale.

 

Cover: Maddalena penitente (dettaglio)

Photo credits Massimo Zanichelli