GAMeC: 3 GIOVANI ARTISTI PER INIZIARE IL 2019

Il 2019 della GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo si apre con un nuovo capitolo della programmazione curata dal Direttore Lorenzo Giusti, interamente incentrato su uno dei cardini della missione del museo: il sostegno a giovani talenti artistici attivi in Italia e sul territorio ma proiettati verso una dimensione internazionale.

Tre le mostre che inaugurano il 17 gennaio, tutte a cura di Sara Fumagalli e Valentina Gervasoni: la prima personale di Oscar Giaconia in un’istituzione museale italiana; la presentazione del lavoro di Jacopo Miliani nell’ambito della XI edizione della rassegna Artists’ Film International e lo screening della trilogia video di Driant Zeneli.

Un’ulteriore conferma dell’attenzione che la GAMeC riserva da sempre ad artisti e curatori delle nuove generazioni, creando opportunità espositive e occasioni di approfondimento del loro lavoro, confermando e rinvigorendo la vocazione a individuare, esporre e decifrare i linguaggi più innovativi della scena artistica locale e nazionale.

 

OSCAR GIACONIA

HOYSTERIA

 

Sabato 23 febbraio 2019

Performance con Oscar Giaconia e il truccatore prostetico due volte nominato all’Oscar Vittorio Sodano

 

GAMeC, Spazio Zero

Oscar Giaconia, Master – Mother Board, 2018. Olio su fibra cellulosica alla gelatina plasticizzata in teca di vulkollan 67,5 x 97 cm. Collezione privata, Milano. Photo credits Roberto Ferro, Courtesy OG Studio e Thomas Brambilla Gallery, Bergamo

Dal 17 gennaio al 24 febbraio 2019 la GAMeC presenta Hoysteria, la prima personale di Oscar Giaconia (Milano, 1978) in un’istituzione museale italiana. La mostra è realizzata con il supporto del Club GAMeC – l’associazione degli amici del museo che dal 2005 sostiene le attività della Galleria – prima di una serie di iniziative volte a promuovere la ricerca artistica contemporanea in tutte le sue forme.

Il titolo dell’esposizione (una ricognizione sulla più recente produzione pittorica dell’artista) è una “parola valigia” che contiene una fusione tra “osteria”, “ostrica” e “isteria”, termini che alludono a contenitori di diversa natura, capaci di accogliere un qualche tipo di ospite. L’assonanza concettuale e fonetica che accomuna queste parole produce un titolo intraducibile, un equivoco linguistico, una disfunzione di senso incarnata nelle figure che abitano l’esposizione. Locandieri, falsari, vecchi nostromi, sentinelle, spettri, mostri sono i soggetti che popolano lo Spazio Zero della GAMeC, mettendo in scena una degenerazione contemporanea della pittura di genere. Apre il percorso il dittico Master – Mother Board (2018), un doppio ritratto con effigi di profilo, di matrice numismatica: il Padre e la Madre, “padroni di casa”, accolgono i visitatori all’ingresso scrutandone e sorvegliandone con attenzione i movimenti. All’interno, tutto lo spazio è “contaminato” dalla salpa, un derivato del cuoio che nasce dalla lavorazione di scarti di fibre di pelle di origine bovina, la cui applicazione più̀ conosciuta è quella di rinforzo/riempimento/interno: un materiale di risulta che nasce per non esser visto e che qui, al contrario, riveste ogni cosa. Il colore di questo prodotto si riversa inoltre sulle pareti della sala, creando una continuità materiale, un vero e proprio contenitore per le opere. La salpa cerca di camuffare lo spazio facendo il verso alle silhouette mimetiche di The Grinder (2015), macchie anamorfiche che si stagliano su uno sfondo chiaro, denso di cancellature e pentimenti simulati.

Oscar Giaconia, The Grinder, 2015. Olio su carta intelata in teca di neoprene 124 x 220 cm (154 x 250 con cornice). Collezione UBI – Banca Popolare di Bergamo. Photo credits Marco Ronzoni, Courtesy OG Studio e Thomas Brambilla Gallery, Bergamo

Al centro dello spazio espositivo si trova quello che sembra essere la mastodontica tassidermia di un tubo fognario Calabiyau (2018), e la ricostruzione in legno di una vecchia bettola, anch’essa inguainata nello stesso materiale fantasma. Un capanno-corazza abitato e attorniato da singolari personaggi già presenti in forma embrionale nella mostra Green Room (BACO, 2016), quando l’artista venne trasformato dal truccatore prostetico Vittorio Sodano in una serie di paradossali controfigure – Comandante, Disinfestatore, Monomane, Fisherman – destinate a collassare una dentro l’altra. Se Green Room è stato il pretesto per attivare una serie di processi di cui la pittura è il punto terminale, la successiva elaborazione pittorica della mutazione subita ha portato alla realizzazione di The Grinder (2018), qui innestato e custodito all’interno del capanno.

Il percorso conduce a un ambiente che ospita la proiezione di Sexual Clumsiness, un video in 16mm che mostra le frattaglie delle riprese della seduta di trucco prostetico. Attorno al tavolo del truccatore orbitano le opere della serie Sexual Clumsiness of Amphibious Machine (2017) che alludono alla metamorfosi, al riciclo, alla decomposizione, al momento della svestizione che, psicoticamente, segue quello del travestimento.

Oscar Giaconia, Colon (Exquisitor), 2018. Olio su carta lubrificata in teca di neoprene 47 x 61 cm (65,5 x 52 cm con cornice). Photo credits Roberto Marossi, Courtesy OG Studio e Thomas Brambilla Gallery, Bergamo

La maniacalità linguistica di Giaconia si esprime attraverso l’uso di materiali eterogenei come silicone, vulcanite, nylon, gomma di neoprene, salpa, elastomeri, rivelando l’accanimento e l’ostinazione empirica della sua ricerca e della sua pratica pittorica, un pensiero visivo animato dall’artificialità. Accumulazioni psicotiche di oggetti, ossessioni plastiche e automatismi macchinici offrono il terreno per far crescere il lavoro su se stesso, un compost fatto di immaginari da scandagliare e vivisezionare, dando origine a creature biologiche sintetiche che rappresentano la spina dorsale dei suoi lavori.

Sabato 23 febbraio 2019, Vittorio Sodano, truccatore prostetico due volte nominato all’Oscar, trasformerà nuovamente Giaconia nell’ambito di una performance ospitata nello Spazio Zero del museo, che innescherà la nuova macchina pittorica alla base del prossimo lavoro dell’artista. La mostra sarà accompagnata da un catalogo monografico bilingue, edito da GAMeC Books, con contributi di Gian Antonio Gilli, professore ordinario di Sociologia presso l’Università del Piemonte Orientale; Antonio Rezza, attore, regista, scrittore, Leone d’Oro per il Teatro alla Biennale di Venezia 2018; Stefano Raimondi, curatore indipendente; Andrea Zucchinali, dottorando in Teoria e analisi dei processi artistico-letterali, e una conversazione fra l’artista e le curatrici della mostra.

BIO

Oscar Giaconia (Milano, 1978) vive e lavora a Bergamo. Tra le mostre personali e collettive più significative: Green Room (Bergamo, BACO Arte Contemporanea, 2016); Happy Ending (Reims, FRAC Champagne-Ardenne, 2016); Peintures (Troyes, Musèe Saint-Loup, 2014); Alea (Bergamo, Galleria Thomas Brambilla, 2012). Le sue opere si trovano in numerose collezioni private e fanno parte delle collezioni permanenti di FRAC Champagne-Ardenne, Reims; BACO Arte Contemporanea, Bergamo; UBI – Banca Popolare di Bergamo, Museum Dhondt-Dhaenens, Sint-Martens-Latem. Finalista dell’edizione 2018 del Premio Cairo, nello stesso anno GAMeC gli dedica la prima personale in un’istituzione museale italiana a riconoscimento del suo significativo percorso artistico.

 

ARTISTS’ FILM INTERNATIONAL – XI EDIZIONE

 JACOPO MILIANI

DESERTO, 2017

 

GAMeC, I Piano

Jacopo Miliani, Deserto, 2017. Still da video. Prodotto in collaborazione con E.M.M.A e Matadero

Prosegue la partecipazione della GAMeC ad Artists’ Film International, il prestigioso network dedicato alla videoarte che, dal 2008, coinvolge alcune tra le più importanti istituzioni d’arte contemporanea internazionali, con artisti provenienti da tutto il mondo. Per l’undicesima edizione della rassegna, il cui tema è il “gender”, le curatrici Sara Fumagalli e Valentina Gervasoni hanno selezionato l’artista Jacopo Miliani (Firenze, 1979). A Miliani sarà interamente dedicata una delle tre sale del primo piano del museo, che ospiterà la proiezione dell’opera video Deserto (2017) e di TEOREMA TEOREMA TEOREMA (2018), prosieguo del progetto dedicato a Pasolini.

Deserto riflette sulla possibilità di parlare d’identità multiple attraverso l’invenzione di un nuovo linguaggio. Il deserto, scenario che chiude i film Teorema (1968) di Pier Paolo Pasolini e Le avventure di Priscilla, Regina del Deserto (1994) di Stephan Elliot, è stato utilizzato dall’artista come luogo d’incontro ideale tra i due protagonisti: l’Ospite (un estraneo enigmatico, sia angelico sia demoniaco, che seduce un’intera famiglia borghese) e Bernadette (una donna transgender), entrambi interpretati dallo stesso attore, Terence Stamp. Il deserto è evocato da Miliani come luogo in cui la sabbia non assume mai una forma precisa e definitiva.

Jacopo Miliani, Deserto, 2017. Still da video. Prodotto in collaborazione con E.M.M.A e Matadero

Un corpo enigmatico, lunghe unghie laccate di rosso, una nuova lingua dei segni, una voce, un testo, danza e fotografia: sono elementi che danno vita a una fitta trama di stimoli visivi dove linguaggio verbale e visivo si intrecciano al lessico sensoriale e sensuale. Il progetto speciale TEOREMA TEOREMA TEOREMA, invece, è l’ideale sviluppo di Deserto. In questa nuova produzione video appositamente realizzata in collaborazione con la GAMeC per questa edizione di Artists’ Film International, Miliani pone le basi per un’ulteriore riflessione sul celebre film di Pier Paolo Pasolini. Protagonista del video è il performer parigino Matyouz, danzatore, Master of Ceremony e commentatore dei più importanti Vogue Contests in Europa. Il Vogueing è uno stile di danza contemporanea che nasce dall’imitazione delle pose plastiche e dei gesti dei modelli che appaiono nelle sfilate o sulle riviste patinate come il noto magazine di moda Vogue, da cui la danza prende il nome. Entrato a far parte della cultura mainstream nei primi anni Novanta come caratteristico dell’ambiente underground, gay e transgender di Harlem, le origini di questo stile risalgono ai decenni precedenti. La voce e l’interpretazione di Matyouz contestualizzano i paradigmi pasoliniani, richiamando l’idea di “intervista-verità” con cui si apre il film del 1968; così come   in Deserto, anche in TEOREMA TEOREMA TEOREMA le mani del performer raccontano una storia e, seppur in forma diversa, ritroviamo una fusione tra linguaggio verbale e visivo.

Deserto e TEOREMA TEOREMA TEOREMA saranno visibili alla GAMeC per tutta la durata della rassegna, come parte del calendario di proiezioni che presenterà le opere proposte dalle   altre   istituzioni   partecipanti: Fundación   PROA,   Buenos   Aires; Whitechapel Gallery, Londra; Istanbul Modern, Istanbul; Belgrade Cultural Centre, Belgrado; Video-Forum of Neuer Berliner Kunstverein   (n.b.k.),   Berlino; Museum of Modern Art, Varsavia; MAAT – Museum of Art, Architecture and Technology, Lisbona; Bonniers Konsthall, Stoccolma; Tromsø Kunstforening, Tromsø; Ballroom Marfa, Marfa (Texas); Hammer Museum, Los Angeles; CAC – Contemporary Art Centre, Vilnius; Project 88, Mumbai; Hanoi DOCLAB, Hanoi; Para/Site, Hong Kong.

BIO

Jacopo Miliani (Firenze, 1979) vive e lavora a Milano. Il suo lavoro si basa su una ricerca interdisciplinare che coinvolge pratiche artistiche quali il video, l’installazione, la performance, il collage e la fotografia. Tra le sue mostre personali si segnalano quelle presso Galeria Rosa Santos, Valencia (2018), Matadero, Madrid (2017), Marselleria, Milano (2017), Kunsthalle Lissabon, Lisbona (2016), Nogueras Blanchard, Barcellona (2016), ICA Studio, Londra (2015), Biblioteca Nazionale di Buenos Aires (2014), videoteca della GAM, Torino (2013), Centro EX3, Firenze (2012) e quelle realizzate da Studio Dabbeni, Lugano (2015 e 2010) e alla galleria FRUTTA, Roma (2012 e 2014).Ha realizzato performance presso il Palais de Tokyo di Parigi (2017), la David Roberts Art Foundation di Londra (2016-2012), la Fondazione Giuliani di Roma (2015), il Museo della Danza di Stoccolma (2014), il CCSP di Sao Paulo (2014), ViaFarini/DOCVA di Milano (2014) e il MADRE di Napoli (2011).

 

DRIANT ZENELI

WHEN DREAMS BECOME NECESSITY

 

Screening

GAMeC, Sala Proiezioni

 

Driant Zeneli, The Dream of Icarus Was to Make a Cloud, 2009. Still da video. Courtesy l’artista e prometeogallery di Ida Pisani, Milano/Lucca

La GAMeC presenta, per la prima volta in un’istituzione italiana, la trilogia video When Dreams Become Necessity di Driant Zeneli (Shkoder, Albania,1983). Rappresentato da Prometeogallery di Ida Pisani, l’artista è stato selezionato nell’ambito del progetto Level 0 promosso da ArtVerona.

When Dreams Become Necessity comprende tre video di breve durata che documentano altrettante azioni performative svolte dall’artista stesso. In tutti i casi, Zeneli cerca di realizzare tre desideri, tre sogni verosimilmente impossibili da concretizzare, lasciando intendere che l’inevitabile fallimento non sia che la porta di accesso per possibili alternative.

Nel primo video, The Dream of Icarus Was to Make a Cloud (2009), l’artista tenta di creare una nuvola volando in parapendio; nel secondo, Some Say the Moon Is Easy to Touch… (2011), si lancia in un bungee jump nel tentativo di toccare la luna, nella notte in cui il satellite si trova alla minima distanza dalla Terra; nell’ultimo, Don’t Look at the Sun while You’re Expecting to Cross it (2014), Zeneli decide di attraversare il sole viaggiando su una teleferica dopo che la cometa Lovejoy ha attraversato l’atmosfera del sole, uscendone intatta.

Driant Zeneli, Some Say the Moon is Easy to Touch…, 2011. Still da video. Courtesy l’artista e prometeogallery di Ida Pisani, Milano/Lucca

Nei tre video, le azioni performative si concludono in breve tempo, svelandone l’illusione di fondo. Gran parte delle immagini è dedicata alla fase di preparazione, caricando il tempo che precede l’azione di tensione e di attese, e ponendo l’accento sull’impegno e la forza di volontà necessarie per la realizzazione di imprese considerate impossibili.

Tutte le azioni performative − saltare nel vuoto, volare con il parapendio, lanciarsi a tutta velocità agganciato a una teleferica − implicano un certo grado di pericolosità e coraggio. La modalità stessa di ripresa, con la camera a mano, contribuisce a creare una dimensione immersiva, a dare la sensazione di essere presenti, fisicamente, accanto all’artista nel momento in cui si accinge a compiere le sue azioni.

Driant Zeneli, Don’t look at The Sun while you’re expecting to Cross it, 2014. Still da video. Courtesy l’artista e prometeogallery di Ida Pisani, Milano/Lucca Prodotto da Vulcano – Unità di produzione contemporanea

Questi aspetti sottolineano ancora una volta la risolutezza e la determinazione necessarie per realizzare obiettivi utopici, ma forse, ancor di più, indispensabili per accettare l’eventualità del fallimento. La trilogia When Dreams Become Necessity, nel suo complesso, costituisce proprio una riflessione sul fallimento, inteso non come fine ma come opportunità per immaginare sentieri ancora inesplorati e accogliere lo stimolo di nuove sfide.

 BIO

Driant Zeneli (1983, Shkoder, Albania), vive tra Milano e Tirana. Nel 2011 è stato tra gli artisti che hanno rappresentato l’Albania alla 54ª Biennale di Venezia. Nel 2009 vince il Young European Artist Award di Trieste Contemporanea; nel 2008 l’Onufri International Contemporary Art Prize a Tirana e nel 2017 il MOROSO Prize, in Italia. È stato direttore artistico di Mediterranea 18, la Biennale dei Giovani Artisti provenienti dall’Europa e dal Mediterraneo che si è tenuta per la prima volta nel 2017 tra Tirana e Durazzo. È co-fondatore di Harabel Contemporary Art Platform, Tirana. Nel 2019 rappresenterà il suo Paese nel Padiglione dell’Albania alla 58ª Biennale di Venezia. Ha esposto presso: Passerelle, Centre d’Art Contemporain, Brest (2018); Mostyn Gallery, Galles (2017); MuCEM, Marsiglia (2016); Academie de France, Roma (2016); Centre Pompidou, Parigi (2016); MSFAU Tophane-i Aime, Istanbul (2016); Prometeogallery di Ida Pisani, Milano (2018, 2015 e 2010); IV Bienal del Fin del Mundo, Cile (2015); Viafarini, Milano (2014); GAM, Torino (2013); White House Biennial, Atene (2013); KCCC, Klaipeda, Lituania (2013); ZKM, Karlsruhe (2012); MUSAC, Castilla León, Spagna (2012); TICA, Tirana (2012); Prague Biennale 5, Praga (2011); 98 weeks Project Space, Beirut (2011); Trongate 103, Glasgow (2011); National Gallery of Kosove, Pristina (2010); Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova (2009); National Gallery of Tirana, Tirana (2008).

 

 

 

 

GAMeC

Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Via San Tomaso, 53

Bergamo

www.gamec.it

 

 

OSCAR GIACONIA

JACOPO MILIANI

DRIANT ZENELI

 

17 gennaio – 24 febbraio 2019