RAMON ENRICH, TRA ARCHITETTURA E PAESAGGIO

Antonia Jannone Disegni di Architettura riprende la sua attività esponendo il lavoro dell’artista catalano Ramon Enrich. La mostra presenta una selezione di quadri e piccole sculture in cui acrilico, pietra e ferro danno vita a realtà metafisiche dalle linee essenziali e rigorose. Attraverso un silenzioso dialogo tra architettura e paesaggio in cui la presenza umana non è contemplata, l’opera di Ramon Enrich ci racconta di un tempo sospeso quanto mai attuale.

Ramon Enrich, Ho-no (2018). Acrilico su tela, , cm 110 x 130

Per Anatxu Zabalbeascoa “nelle nuove tele di Ramon Enrich, nel suo mondo di verdi cartesiani, nella sua pittura di campi matematici e alberi geometrici, in compagnia delle sue ombre e persino nella tregua dei suoi vuoti ora ci sono pietre che sfidano l’ordine”.

Studio, ingegno e perizia si affiancano a eteree riflessioni sulla bellezza del quotidiano, che osservano con cura la poesia nascosta nella semplicità. Con uno sguardo metodico e sognatore al tempo stesso, Ramon Enrich costruisce così narrazioni che accompagnano alla scoperta di nuove realtà: i suoi “mini mondi”.

 

 

Mini mondi

by Loredana Parmesani

Ramon Enrich, Noutex, cm 100 x 210

Molteplici sono le immagini e i riferimenti che evocano i lavori di Ramon Enrich, artista spagnolo che dopo aver completato i suoi studi in Belle Arti e Arti Grafiche a Barcellona, si trasferisce negli Stati Uniti per continuare la sua formazione con artisti quali Donald Judd, Ed Ruscha, David Hockney e Julien Schnabel.

Molto del clima dei suoi maestri statunitensi si ritrova nel suo attuale lavoro: il minimalismo di Judd e il segno grafico-tipografico di Ruscha, ma anche il taglio fotografico di Hockney o il gesto pittorico di Schnabel. Non si tratta però di un artista eclettico. Tutt’altro. Le sue sono opere plastiche, in terracotta, legno e ferro, e pitture in acrilico, piccole case, scorci di città e circoscritti paesaggi dove è costante lo stretto dialogo fra forma architettonica e forma artistica.

Ramon Enrich, Pit (2019). Acrilico su tela, cm 90 x 120

Le sue mini architetture sembrano andare oltre gli aspetti fisici e contingenti dell’esperienza sensibile, mirano ad individuare la natura nascosta, segreta, al di là delle sue determinazioni fenomeniche. I suoi colori non solo ricordano “paesaggi africani” e “deserti americani” ma concentrano la loro terrosità sugli aspetti ritenuti più autentici e universali. Più che edifici, città e paesaggi, assomigliano a nature silenti. E’ un’indagine formale che ricerca una visione classica della forma, dell’eternità e del silenzio delle cose, e dove i volumi si compongono non secondo una struttura che presuppone una precisa funzione, ma come sagome, segni, profili e masse che assumono un valore in se, una loro propria autonomia plastica e pittorica.

La luce che invade i suoi mini mondi non è un mezzo per vedere ma è una luce che emana il segreto, che rivela e svela la profondità della realtà. Evanescente e fluida questa luce comunica attraverso l’emanazione. Delicata e immutabile si oppone, quasi non vista, alla luce elettrica che brilla e avvolge il mondo globalizzato. Romantica, ideale, contrasta con le insegne pubblicitarie, e la sua calma è in antitesi con la fenomenicità dell’eccitante elettronica.

Ramon Enrich, Arla (2020). Acrilico su tela, cm 30 x 40

Immagini e forme che fanno pensare anche ad alcuni paesaggi novecenteschi di Carlo Carrà e Ottone Rosai, alle ossessive composizioni di nature morte di Giorgio Morandi e poi, in tempi più recenti, alle pitture architettoniche di Arduino Cantafora e Alessandro Mendini, dove il progetto architettonico e di design diviene creazione di immagini pure.

Le opere di Ramon Enrich si compongono attraverso una geometria semplice, rigida e rigorosa, ben costruita, con un taglio compositivo che rimanda ad uno sguardo quasi meccanico, fotografico, da fotografia analogica, e con un colore caldo ma al tempo stesso ricco di passaggi che restituiscono un colore progettato, pensato e non colto dal vero fenomenico.

Il dipinto e la scultura non hanno come obiettivo l’efficienza, bensì la ricerca di una loro propria bellezza, che è autonoma rispetto al reale, e che tende alla ricerca di un contenuto puramente estetico, alcune volte poetico.

Ramon Enrich, Genova (2019). Acrilico su tavola, cm 150 x 200

Nel tentativo di superare gli elementi accidentali dei fenomeni, i suoi lavori concentrano la propria attenzione su ciò che si considera eterno, stabile, necessario, assoluto. Il plastico di una casa uguaglia la palafitta dell’uomo preistorico ad un appartamento di un cittadino metropolitano: il tempo della casa sembra immutato.

Come dice Ramon Enrich “in un mondo dell’arte in cui, nonostante l’immensa libertà offerta, quasi tutto è prevedibile, posso mirare solo a raggiungere un recesso interiore in qualcuno a cui io posso suggerire qualcosa di nascosto. Una sezione di pittura, un frammento che crea connessioni senza spiegazioni”.

Nei lavori di Ramon è evidente un profondo interesse umanistico per lo studio morfologico delle forme che vengono composte secondo un rigore geometrico, un tentativo di costruire mini mondi dove quello che conta è la compattezze formale, la vibrazione cromatica e la tensione ad una visione fatta di accenti poetici.

Ramon Enrich, Mha (2018). Acrilico su tela, cm 49,5 x 70

I mini mondi che l’artista costruisce nei suoi lavori rimandano ad un tempo che non è tanto quello della frenetica e spettacolare contemporaneità che ci circonda, bensì a un tempo che appartiene ad una sedimentata cultura, ad una pacata riflessione e ad una visione quasi lirica, ideale.

Forme che si compongono in luoghi e che mostrano una nuova possibilità, un nuovo mondo miniaturizzato dove ciò che conta è l’equilibrio che solo il progetto artistico sa raggiungere.

 

 

 

Ramon Enrich

Ramon Enrich, Cono A (2018). Ceramica, 20 x 20 x 23 cm

Nasce a Igualada, in Spagna, nel 1968. Dopo aver completato gli studi in Belle Arti e Arti Grafiche a Barcellona, alla fine degli anni ‘80 Ramon Enrich ottiene una borsa di studio per esporre a Francoforte, Marburgo e Berlino. Grande ammiratore di Donald Judd, si reca poi negli Stati Uniti per approfondire la sua formazione e, all’inizio degli anni ‘90, espone le sue opere alla Donald Judd Foundation e alla Chinati Foundation. A Los Angeles incontra Ed Ruscha e lavora con David Hockney. Si trasferisce poi a New York dove diventa assistente di Julian Schnabel. Dopo aver trascorso un periodo in residenza alla Künstlerhaus Mousonturm di Francoforte, torna nella sua nativa Catalogna. Le sue opere sono visibili in diverse gallerie e musei in Germania, dove ha iniziato la sua carriera, e sono state acquisite da importanti collezioni pubbliche e private tra cui: La Caixa (Barcellona), Fundación Banco Santander (Madrid), Fondation Hermès (Parigi), Donald Judd Collection (Texas), David Hockney Collection (Los Angeles), Generali Foundation (Vienna). Ha recentemente esposto in gallerie e fiere di rilievo a Madrid, Barcellona, Vienna, Rotterdam, Parigi, Chicago, Berlino, Abu Dhabi e Dubai. Il suo lavoro è stato inoltre pubblicato sui principali quotidiani spagnoli (La Vanguardia, El País, ABC, El Periódico) e su prestigiose riviste internazionali tra cui Domus, Vogue, Diseño Interior.

 

 

 

 

Ramon Enrich

personale

 

20 maggio/18 luglio 2020

 

 

Antonia Jannone Disegni di Architettura

Corso Garibaldi 125

Milano

open martedì/sabato 15:30/19:30, la mattina su appuntamento

in rispetto alle norme di sicurezza telefonare al 02.29002930 / 347.2109121

 

catalogo con testi di Loredana Parmesani e Anatxu Zabalbeascoa

 

 

antoniajannone.it

 

Cover: Ramon Enrich, Oj (2016). Acrilico su tela, cm 27 x 41 (dettaglio)

 

photo credits Henrik Blomqvist