ROBERT DOISNEAU, PESCATORE D’IMMAGINI

Fino al 3 marzo 2019 il Monastero San Giovanni al Borgo Grande di Cava de’ Tirreni ospita la mostra di Robert Doisneau (Gentilly, 14 aprile 1912 – Montrouge, 1 aprile 1994), uno dei fotografi più importanti e celebrati del Novecento. La rassegna, dal titolo Pescatore d’immagini presenta 70 immagini in bianco e nero che ripercorrono l’universo creativo del fotografo francese.

Robert Doisneau, Autoportrait, 1949. © Atelier Robert Doisneau

Il percorso espositivo, che mette in mostra alcune delle icone più riconoscibili della sua carriera come Le Baiser de l’Hôtel de Ville, Les pains de Picasso, Prévert au guéridon, si apre con l’autoritratto del 1949 e ripercorre i soggetti a lui più cari, conducendo il visitatore in un’emozionante passeggiata nei giardini di Parigi, lungo la Senna, per le strade del centro e della periferia, nei bistrot e nelle gallerie d’arte della capitale francese.

Robert Doisneau, Un chien du pont des Arts, 1953. © Atelier Robert Doisneau

I soggetti prediletti delle sue fotografie sono, infatti, i parigini: le donne, gli uomini, i bambini, gli innamorati, gli animali e il loro modo di vivere questa città senza tempo.

Robert Doisneau, Les écoliers de la rue Damesme, 1956. © Atelier Robert Doisneau

Quella che Doisneau ha tramandato ai posteri è l’immagine della Parigi più vera, ormai scomparsa e fissata solo nell’immaginario collettivo. E’ quella dei bistrot, dei clochard, delle antiche professioni, quella dei mercati di Les Halles, dei caffè esistenzialisti di Saint Germain des Prés, punto d’incontro per intellettuali, artisti, musicisti, attori, poeti, come Jacques Prévert col quale condivise, fino alla sua morte, un’amicizia fraterna e presente alla mostra con uno scatto (Prévert au guéridon) che lo ritrae seduto al tavolino di un bar con il suo fedele cane e l’ancor più fedele sigaretta.

Robert Doisneau, Les frères, rue du Docteur Lecène, 1934. © Atelier Robert Doisneau

 

Robert Doisneau, La pendule, 1956 © Atelier Robert Doisneau

Come ebbe modo di ricordare lo stesso Doisneau “le meraviglie della vita quotidiana sono così eccitanti; nessun regista può ricreare l’inaspettato che si trova nelle strade”.

Robert Doisneau, Le Baiser de l’Hôtel de Ville, Paris, 1950. © Atelier Robert Doisneau, 2016

Al Monastero di San Giovanni, si possono ammirare alcuni dei suoi capolavori più famosi, tra cui il Bacio dell’Hotel de Ville, scattata nel 1950, che ritrae una coppia di ragazzi che si bacia davanti al municipio di Parigi mentre, attorno a loro, la gente cammina veloce e distratta. L’opera, per lungo tempo identificata come un simbolo della capacità della fotografia di fermare l’attimo, non è stata scattata per caso: Doisneau, infatti, stava realizzando un servizio fotografico per la rivista americana Life, e chiese ai due giovani di posare per lui.

Robert Doisneau, Mademoiselle Anita, 1951. © Atelier Robert Doisneau, 2016

 

Robert Doisneau, L’enfer, 1952. © Atelier Robert Doisneau

 

Il lavoro di Doisneau dà risalto e dignità alla cultura di strada dei bambini, ritornando spesso sul tema dei più piccoli che giocano in città, lontani dalle restrizioni dei genitori, trattando il tema del gioco e dell’istruzione scolastica con serietà e rispetto, ma anche con quell’ironia che si ritrova spesso nei suoi scatti.

Robert Doisneau, Les pains de Picasso, Vallauris 1952. © Atelier Robert Doisneau

È il caso di Les pains de Picasso, in cui l’artista spagnolo, vestito con la sua tipica maglietta a righe, gioca a farsi ritrarre seduto al tavolo della cucina davanti a dei pani che surrogano, con la loro forma, le sue mani.

Robert Doisneau (1912-1994), che amava paragonarsi a Eugène Atget, uno dei padri della fotografia del Novecento, percorre fotograficamente le periferie di Parigi per “impossessarsi dei tesori che i suoi contemporanei trasmettono inconsciamente”.

Robert Doisneau, Un chien à roulettes, 1977. © Atelier Robert Doisneau

È una Parigi umanista e generosa ma anche sublime che si rivela nella nudità del quotidiano; nessuno meglio di lui si avvicina e fissa nell’istante della fotografia gli uomini nella loro verità quotidiana, qualche volta reinventata. Il suo lavoro di intimo spettatore appare oggi come un vasto album di famiglia dove ciascuno si riconosce con emozione.

Robert Doisneau, Les tabliers de Rivoli, Paris 1978. © Atelier Robert Doisneau

Noto oggi al grande pubblico, Doisneau, dopo essersi diplomato all’École Estienne, scopre la fotografia da giovane, mentre lavora in uno studio di pubblicità specializzato in prodotti farmaceutici. Nel 1931 è operatore da Vigneau e, nel 1934, fotografo per le officine Renault da cui viene licenziato cinque anni più tardi per assenteismo. Nel 1939 diviene fotografo-illustratore free-lance e nel 1946 entra definitivamente nell’agenzia Rapho. Nel 1974 la Galleria Chateau d’Eau di Toulouse espone le sue opere e, a partire dagli anni Settanta, ottiene i primi importanti riconoscimenti. Da allora le sue fotografie vengono pubblicate, riprodotte e vendute in tutto il mondo. Autore di un grande numero di opere (gli archivi di Robert Doisneau comprendono circa 450.000 fotografie), Doisneau è diventato il più illustre rappresentante della fotografia “umanista” in Francia. Le sue immagini sono oggi conservate nelle più grandi collezioni in Francia, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna e sono esposte in tutto il mondo.

 

 

 

ROBERT DOISNEAU

Pescatore d’immagini

Monastero San Giovanni

Complesso monumentale di San Giovanni Battista al Borgo Grande

Cava de’ Tirreni (SA)

1 dicembre 2018 – 3 marzo 2019

www.doisneaucavadetirreni.com