SIMONA COZZUPOLI: LA DOPPIA VITA DEGLI OGGETTI

Il Novecento, nel suo aprirsi ad e con un’arte nuova, avanguardistica e sperimentale, ci ha abituato agli oggetti di uso comune che diventano arte nell’intenzione dell’artista e nella percezione del pubblico.

Una possibilità di nuova vita che non si è esaurita nel corso di decenni e che, nel 2019, vede ancora gli artisti “giocare” con gli oggetti e assegnare loro collocazioni nuove, significati diversi, destinazioni inaspettate.

Natura morta contemplativa con locomotiva e giocattolo misterioso, 2018. Scatola di legno, vetro, oggetti di legno, smalto, imbottitura per cuscini e colla, cm 27,5 x 33,5 x 18,5

Abbiamo incontrato Simona Cozzupoli, artista che vive ed espone a Milano e che, dalle ceneri delle soffitte e delle bancarelle dell’usato dei mercatini rionali, fa risorgere teche di vetro e cornici di legno, cartine geografiche, vecchi libri illustrati e bamboline d’antan. Quelle che – un tempo neanche troppo lontano (ma che appartiene davvero a un altro millennio) – si trovavano negli autogrill, abbigliate con il costume tipico regionale e che corrispondevano al souvenir perfetto per tanti viaggiatori in cerca di “qualcosa di caratteristico”.

In un mondo che parla un linguaggio globale, la bambolina con il costume tipico è stata spogliata e quindi, decontestualizzata, si trova in una teca che non la racconta, priva di riferimenti culturali, temporali, esposta alla vista e, rispetto al ruolo che precedentemente ricopriva di “ricordo”, assolutamente inutile.

Età dell’oro, 2017. Scatola di legno, vetro, carte, cartoncino, pannolenci e materiali vari, cm 12,8 x 12,8 x 5

Omnia vincit amor, 2019. Cornice di legno, vetro, cartoncino, legno e colla, cm 9 x 7 x 1,7

Le carte da gioco, invece, francesi napoletane marchigiane che siano, diventano storie d’amore, di cappa e spada, in cui s’intrecciano sguardi su un palcoscenico minuscolo, in un frame che congela un momento ma che accende l’immaginazione in chi guarda. Cosa si stiano dicendo un cavaliere e la sua bella, quale avventura egli racconti, di ritorno da una guerra o da un semplice torneo, in quale luogo si siano dati appuntamento per il prossimo incontro, non potremo mai saperlo. Simona mette in piedi un teatrino, il resto deve farlo lo spettatore, se si lascia catturare dal fascino discreto di quei mondi in miniatura.

Alice e il Bianconiglio, 2016. Scatola di legno, vetro, carta, matite colorate, pennarelli e materiali vari, cm 17 x 9,2 x 5

Il lavoro che ci ha più colpito ha un’anima romantica e insieme nostalgica: da un vecchio libro illustrato, Simona ha ritagliato le immagini di diverse farfalle e le ha appuntate, ciascuna con uno spillo, in una vecchia cornice, insieme a minuscole didascalie – scritte a mano in bella grafia – in cui si riporta il nome dell’insetto. Un insieme irreale, che sembra muoversi e invece è fermo, che sembra spostarsi, ma è intrappolato in una vecchia cornice priva di vetro e quindi esautorata dal suo normale ruolo di chiudere e preservare. Farfalle che sembrano andare via. Dove, chiedetelo a Simona. E ci sono anche i rebus, sempre approntati nelle loro piccole teche. E tanto altro.

L’universo artistico di Simona Cozzupoli si muove intorno al vecchio (o almeno da esso parte) ma è qualcosa di più di un semplice riuso. Gli oggetti, inseriti in teche o cornici, aprono finestre temporali sul passato, capaci di restituirci sensazioni tattili, visive e affettive ormai perse.

D’après Magritte, 2018. Scatola di legno, vetro, pipa, smalto, imbottitura per cuscini, cartoncino, legno e colla, cm 17 x 21,5 x 6

Ma soprattutto queste piccole opere ci danno indietro il tempo, quel bene prezioso che Simona usa sapientemente per realizzare le sue opere, alla ricerca del pezzo capace di suggerirle una storia, e nella costruzione di tutti gli altri minuscoli elementi, necessari per raccontarla.

Farfalle, 2015. Scatola di legno, vetro, polistirolo verniciato, carta, colla e spilli, cm 23,2 x 18,6 x 2,7

Un’arte minuziosa, fatta di sensibilità attenzione, dolcezza. Qualcosa che davvero impone allo spettatore di fare un passo indietro e cambiare atteggiamento rispetto alla normale percezione e fruizione del mondo intorno: fermarsi sul particolare, decifrarlo e trovare in esso, come in un rebus, la chiave per comprendere tutto.

 

simonacozzupoli

 

Cover: Incontri nel giardino dei Re (Spade), 2017. Scatola di legno, vetro, carte plastificate, cartoncino, carta, polistirolo e materiali vari cm 9,3 x 16,5 x 4,8