Il “Viaggio in Italia” del MART di Rovereto

In un percorso espositivo scandito da oltre 80 opere, il Mart propone una ricerca sulla pittura di paesaggio nel XIX secolo. Ancora una volta punto di riferimento per le vicende dell’arte moderna in Italia, il museo di Rovereto approfondisce i temi già presenti nelle Collezioni, valorizzando il proprio patrimonio e rinnovando l’indagine su riflessioni storico-artistiche in costante evoluzione.

Bartolomeo Bezzi, Spiaggia del Lido (Lido), 1891. Mart

A cura di Alessandra Tiddia, la mostra si configura come un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio che ripercorre le tappe salienti di una profonda trasformazione culturale, illustrando le principali esperienze sul paesaggio e sugli effetti di luminosità e colore. Grazie anche alle scoperte scientifiche e tecnologiche della seconda metà del XIX secolo, epoca di rivoluzioni industriali e sociali, la luce e la sua rappresentazione diventano il soggetto principale dello studio pittorico.

L’Ottocento è un secolo di invenzioni scientifiche e industriali che rivoluzionano le abitudini di più di una generazione. L’invisibile diventa visibile grazie al microscopio, ai raggi X, al radar; la luce non è più solo un fatto naturale, ma un fenomeno ottico; l’illuminazione pubblica modifica la vita nelle città; i treni, le grandi navi a vapore e le mongolfiere regalano nuove esperienze e nuovi punti di vista; la litografia, la fotografia, il cinema, diorami e panorami sorprendono e ridefiniscono l’immaginario collettivo. I confini del mondo si ampliano, tra orizzonti prima sconosciuti e immagini in movimento.

Giovanni Segantini, Paesaggio sul Maloja, 1895. Galleria d’Arte Moderna, Milano

Tra artisti e intellettuali si fanno frequenti i dibattiti sulle rinnovate possibilità espressive date dalle nuove invenzioni e dalla scienza. Nella raffigurazione dei paesaggi si azzardano nuovi formati e punti di ripresa, ispirati dalle prospettive offerte, per esempio, dai viaggi in mongolfiera e in treno o dallo sviluppo della fotografia. Il genere pittorico, caro alla tradizione, viene reinterpretato in chiave moderna in un’Italia alla ricerca della propria identità culturale. Le opere dei paesaggisti si inseriscono in un fervido clima sociale che osserva e rielabora i cambiamenti con inedita consapevolezza e partecipazione. Preferendo la pittura en plein air agli atelier e le rappresentazioni soggettive alle regole delle accademie, i pittori dell’Ottocento si emancipano dagli ideali classici e romantici e narrano la propria epoca con rinnovato disincanto, ispirati quanto più possibile alla realtà.

L’atteggiamento nei confronti del mondo cambia radicalmente, consentendo alle emozioni di raggiungere una centralità prima ignota.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Alberi e nubi a Villa Borghese, 1906. Gallerie degli Uffizi, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, Raccolta Comodato Gagliardini

Diventa sostanziale l’individualità del pittore, non più chiamato a rappresentare la realtà, ma a interpretarla. Alla ricerca non del vero, ma del sentimento del vero: “non il vero della natura, ma l’emozione della natura filtrata dalla soggettività dell’artista” scrive Tiddia. “Non più soccombente al confronto con il vero, l’arte può essere intesa «non come riproduzione genuina del reale, ma come un’intensificazione della realtà», come scrive Pelizza da Volpedo nel 1904”.

Giovanni Fattori, Buoi e bifolco in riva all’Arno (Buoi in riva all’Arno o Bovi sul greto dell’Arno), 1864. Raccolte Frugone, Genova

L’artista esperisce il paesaggio, ne rappresenta quella parzialità, porzione, inquadratura individuata dallo sguardo. Il paesaggio diventa soggettivo e culturale.

Spiega ancora Tiddia: “È la visione individuale che determina il paesaggio, che esiste in forma esclusiva nell’animo di chi lo ha percepito e con modalità, o forse dovremmo dire, dal punto di osservazione da cui è stato percepito. […] Tale consapevolezza, che intende il paesaggio come una parte di natura delimitata dallo sguardo, e quindi dal limite della cultura, si accompagna alla coscienza percettiva del sé rispetto allo spazio raffigurato; entrambe sono alla base del processo di emancipazione che ha reso autonoma la pittura di paesaggio da quella religiosa e di storia, e l’ha distinta dal vedutismo, fino a diventare il genere artistico più esposto e praticato dell’Ottocento”.

Ippolito Caffi, Festa notturna a San Pietro di Castello, 1841. Musei Civici di Belluno

Ne deriva, inevitabilmente, un maggior coinvolgimento dello spettatore che è in grado di riconoscere emotivamente l’esperienza del pittore, ieri come oggi.

Silvestro Lega, Villa Batelli lungo l’Affrico, 1863. Istituto Matteucci, Viareggio

 

 

Il percorso di mostra

In un allestimento diacronico che procede per scuole regionali, il percorso espositivo approfondisce alcuni temi: la predilezione per la pittura dal vero, le ricerche dedicate alla resa delle atmosfere e agli effetti di luce e colore.

Marco Calderini, Giardino reale di Torino dopo le piogge di marzo, 1884. Collezione della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, Piacenza

Attraverso un eccezionale itinerario cronologico lungo lo Stivale, da Sud a Nord, la mostra illustra in modo completo e graduale le trasformazioni del linguaggio pittorico.

Federico Maragliano, Pianura bresciana o Volo di ricognizione, 1905/1909. Galleria d’Arte Moderna, Genova

La luminosità dei paesaggi italiani travolge il visitatore e lo guida attraverso ambienti cromatici e capolavori assoluti realizzati da grandi maestri della pittura italiana, come Giuseppe De Nittis, Giovanni Fattori, Pietro Fragiacomo, Giuseppe Pellizza da Volpedo.

Giuseppe De Nittis, L’Ofantino, 1866. Collezione privata

Viaggio in Italia mette in luce le differenze tra la pittura di paesaggio nelle varie geografie artistiche, sottolineando quanto fossero frequenti gli scambi e le reciproche influenze. Dalle premesse maturate nei primi decenni dell’Ottocento nell’ambito della Scuola di Posillipo, passando attraverso l’innovativa esperienza dei Macchiaioli toscani, si giunge così ai paesaggi dell’anima di tendenza simbolista, presentati nelle prime edizioni della Biennale di Venezia. Nel confronto tra queste diverse generazioni di autori e scuole pittoriche, si gettano le basi della pittura moderna in Italia.

Giuseppe De Nittis, L’eruzione del Vesuvio, 1872. Collezione privata, Napoli

Di sicuro interesse per i visitatori risulta il paragone tra i soggetti più veristi dei paesaggisti degli anni Sessanta dell’Ottocento e quelli più simbolisti della fine dello stesso secolo, presentati nelle prime edizioni della Biennale di Venezia, che contengono in nuce le prime formulazioni del prossimo Divisionismo.

Pietro Fragiacomo, Venezia povera (La campana dell’Ave Maria), 1883-1884. Collezione privata

Trovano posto in mostra le assolate marine del Sud, l’eruzione del Vesuvio del 1872 che tanto impressionò De Nittis, le pitture en plein air, l’immediatezza verista, le descrizioni macchiaiole, i paesaggi rurali della campagna toscana, i notturni veneziani, gli spettacolari effetti atmosferici, i paesaggi dell’anima, i morbidi profili simbolisti.

Federico Zandomeneghi, Bastimento sullo scalo, 1869. Istituto Matteucci

Colori, tecniche e ricerche diverse finiscono per comporre un mosaico storico-artistico multiforme e articolato, unico nel suo genere.

Tammar Luxoro, La via ferrata, 1870. Galleria d’Arte Moderna, Genova

Gli studi en plein air di Giuseppe De Nittis, la freschezza delle vedute campestri di Giovanni Fattori e Silvestro Lega, gli evocativi controluce di Antonio Fontanesi, i paesaggi lagunari di Bartolomeo Bezzi e le trasfigurazioni simboliche di Gaetano Previati sono solo alcune delle molte suggestioni che accompagnano il visitatore lungo un viaggio tra decine di opere provenienti da importanti musei pubblici e collezioni private.

Francesco Lojacono, Conca d’oro, 1865-1870. Archivio Luca Lualdi, Milano

Sei le sezioni, anticipate da una prima sala introduttiva che ben illustra l’indagine di tutta la mostra. Il visitatore incontra, infatti, per prime le pitture di De Nittis raffiguranti le falde del Vesuvio e l’Ascensione in mongolfiera nella campagna romana di Ippolito Caffi, scelta come immagine coordinata della mostra.

Guglielmo Ciardi, Laguna veneta (Laguna, bassa marea), 1875 circa. Studio d’arte Nicoletta Colombo, Milano

Il percorso si snoda attraverso La luce del Sud: da Gigante a De Nittis, Orizzonti macchiaioli, Fontanesi e il sentimento della natura, Paesaggi dell’anima, Dalla veduta alla visione, Paesaggio come simbolo.

Telemaco Signorini, La piazza di Settignano, 1885-1886. Istituto Matteucci, Viareggio

Viaggio in Italia si lega a quel filone di ricerca dedicato allo studio del principio di verità nella cultura figurativa del XIX secolo, avviato nel 2015 con la grande mostra La coscienza del vero. Capolavori dell’Ottocento. Da Courbet a Segantini, a cura di Alessandra Tiddia. Questi significativi progetti rientrano in una più ampia programmazione pluriennale finalizzata alla ricognizione di alcuni episodi della grande arte italiana esplorati attraverso diverse esposizioni: I pittori della luce, Boccioni, Un’eterna bellezza, Realismo Magico.

Gaetano Previati, Paesaggio, 1910-1912. Museo dell’Ottocento, Ferrara

A cura di Alessandra Tiddia e in collaborazione con l’Istituto Matteucci di Viareggio, la mostra è accompagnata da un catalogo edito da Electa che include, oltre alla riproduzione delle opere esposte, una ricca sezione di saggi redatti da alcuni tra i più autorevoli studiosi di pittura dell’Ottocento: Virginia Bertone, Silvestra Bietoletti, Alessandro Botta, Nicoletta Colombo, Maria Flora Giubilei, Luisa Martorelli, Annalisa Scarpa e Alessandra Tiddia.

Giuseppe De Nittis, La traversata degli Appennini, 1867. Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli

 

 

 

 

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Orari

mar-dom 10.00-18.00

ven 10.00-21.00

lunedì chiuso

Ippolito Caffi, Ascensione in mongolfiera nella campagna romana, 1847. Musei civici di Treviso, Treviso