BOLLINGER R.D. 2004 EXPERIENCE

Bollinger, un’icona di stile, un mito definito “familiare” dal 1829, una leggenda per molti, soprattutto per noi. L’occasione è la degustazione, in anteprima italiana, di R.D. 2004, l’ultima sfavillante creazione della Maison dopo l’R.D. 2002.

Bollinger si traduce in molti modi, sicuramente il più immediato è traslare questo nome in Pinot Nero, lo stile distintivo della Maison. In ogni cuvée c’è sempre almeno il 60% di Pinot Nero. Un altro carattere peculiare: la prima fermentazione in barrique. Si potrebbero citare molti altri aspetti che rendono Bollinger semplicemente unico. Non da ultimo, in questo senso, il fatto che qui ancora lavora l’ultimo bottaio rimasto in Champagne.

R.D. letteralmente significa “Récemment Dégorgé”, ovvero una sboccatura avvenuta meno di un anno prima di entrare sul mercato. Non per niente Bollinger è stata la prima Maison di Champagne a riportare in etichetta la data di sboccatura.

Normalmente un R.D. ha almeno 10 anni di invecchiamento, anche se questa regola può variare: il 2004, infatti, esce dopo oltre 13 anni in cantina. “Bollinger R.D. 2004 è stato invecchiato per più di 13 anni nelle cantine della maison ad Aÿ. Degorgiato solamente qualche mese fa, rivela tutto lo splendore dell’annata 2004. Questo è un vino generoso con intensi aromi e di una freschezza incomparabile per un millesimo così vecchio”. Le parole sono di Gilles Descôtes, Chef de cave di Bollinger, a cui gli fa eco Dennis Bunnier, adjoint Chef de cave, che esordisce con tre semplici concetti: tempo, audacia e rarità. Il primo è intuibile: è lo strumento vincente per dare carattere all’R.D., millesimi con una straordinaria quantità di tempo alle spalle. Audacia invece significa fare la storia: negli anni sessanta, quando esordì, era un prodotto innovativo, il primo Extra Brut con un dosaggio bassissimo per l’epoca, solo 3 grammi per litro. Infine, ovviamente, rarità, perché R.D. esce solo dai millesimi di annate eccezionali: “ogni R.D. è stato Grande Année, ma non tutti i Grande Année saranno R.D.”.

Davanti a noi molti bicchieri nel tasting organizzato da Meregalli. Non ci svelano ancora cosa ci sarà versato dentro. Immaginiamo una verticale, la cosa più logica. Ma non sarà così, almeno in parte. L’obiettivo è quello di radiografare R.D., la sua identità, la filosofia originale che l’ha partorito, indipendentemente dall’annata. Alla fine abbiamo compreso che ci è stata offerta la possibilità di mirare 8 istantanee di un grande champagne come R.D., nessuna verticale, nessuna orizzontale, pura “experience”.

S’inizia con R.D. 2002, versato due volte a distanza di 20 minuti. Stesso vino, due esperienze diverse. La maggiore ossigenazione del secondo calice svela emozioni diverse: più fresco e fruttato il primo, più speziato e con sentori di frutta secca, humus e sottobosco il secondo assaggio. La tipica cremosità della bolla di Bollinger nel secondo caso viene fuori in maniera più predominante. Ma difficile scegliere tra un attacco più fresco o una lunghezza micidiale. In entrambi l’acidità magistralmente bilanciata, due (oppure uno?) champagne strepitoso/i, sapido/i, conuna nota fumé che ammalia.

Passiamo a radiografare R.D. 2004. Nei successivi 3 assaggi R.D. 2004 è dosato con tre differenti quantità di zucchero: il primo non ha dosaggio, il secondo 3 gr., il terzo 8 gr. Il 2004 in commercio è in realtà il secondo, quello con 3 grammi/litro: il gioco è però avvincente ed esemplare. Rispettivamente percepiamo nel non dosato frutto e freschezza, aromi balsamici, zenzero, un’acidità prolungata e tagliente, grande profondità. I 3 grammi donano a R.D. 2004 più ricchezza e polpa, pur mantenendo una freschezza micidiale, supportata dalla mineralità che lo rende stilisticamente perfetto. La controprova è il dosaggio a 8 grammi, in cui R.D. perde vivacità ed equilibrio.

Arriviamo a R.D. 1996, in due versioni: il primo degorgiato nel 2017, il secondo nel 2012. Confessiamo che il primo è ciò che si avvicina moltissimo al nostro concetto di perfezione in fatto di champagne. Aromi scenografici di funghi champignon e tartufo, caffè e frutta candita, una complessità cangiante, che ostenta grandezza, nobiltà, immortalità. Al palato è di una delicatezza e di una finezza inverosimili, spettacolo allo stato puro. Il dégorgement 2012 dona, per assurdo, toni più floreali e fruttati, con deliziose nuance di limone confit e agrumi. Chapeau.

Nell’ultimo calice di questa indimenticabile “experience” ritorna R.D. 2004, in versione Magnum. Tanto per sottolineare che anche il formato reclama la sua parte.

Nel 1967 Madame Bollinger lanciò sul mercato uno champagne vintage dell’annata 1952. Scelse un dosaggio extra-brut, degorgiato da poco, come si faceva nelle Maison di Champagne nelle occasioni speciali. Bottiglie “vecchie”, conservate e sboccate poco prima di essere condivise, una rarità considerata il massimo per la cultura dello champagne francese. Per fortuna di tutti noi quel giorno “Madame” decise che era giunto il momento di regalare al mondo emozioni fino ad allora solamente private.