L’IMPRESSIONE DI UN KRUG

Essendo tutte le regole insite nelle leggi stesse della natura, niente è più semplice che individuarne i principi, e niente è più indispensabile. Nell’arte, tutto deve essere voluto”: questa frase è contenuta negli articoli che il pittore e teorico David Sutter pubblicò dal febbraio 1880 sulla rivista L’Art sotto il titolo di Phénomènes de la vision. Sono soprattutto le parole chiave che permisero a Georges-Pierre Seurat di comprendere definitivamente dove si dovesse indirizzare la sua arte.

Sono fortemente attratto da Seurat, uno degli ultimi pittori impressionisti. Forse il più geniale.

Ma probabilmente neppure impressionista perché Seurat non chiamò puntinismo ma “cromo-luminarismo” o “divisionismo” la sua concezione tecnico-artistica che tuttavia verrà definita da lì a poco, nel 1886, dal critico Félix Fénéon, con il nome di “neoimpressionismo”, per sottolineare la differenza tra l’Impressionismo originario, “romantico”, e il nuovo Impressionismo “scientifico”.

La sua tecnica fu rivoluzionaria, si basava su una fatale mescolanza tra scienza e creatività artistica. Se osservate un quadro di Seurat da un centimetro di distanza vedrete solo punti di colore, linee, ombre e lampi di luce. Ma se vi allontanate tutto apparirà chiaro, distinto, perfetto. Le forme, l’ambiente, i protagonisti, in un equilibrio quasi spirituale, tra dinamismo e staticità, letteralmente senza tempo.

Quando ho assaggiato la 168ª edizione di Krug Grande Cuvée l’immagine di “Donna in riva alla Senna a Courbevoie”* (Georges Seurat, 1885), Parigi, la bellezza, l’arte e l’eternità mi sono apparsi davanti agli occhi.

È un miracolo che si ripete ogni anno. Dal 1843, poco tempo prima Seurat dipinse il suo capolavoro. La Grande Cuvée di Krug nasce per celebrare il mito e lo Champagne. È lo Champagne. E come nell’arte di Seurat, si ripete in un ciclo temporale infinito il complesso atto di fusione tra scienza e creatività, tra cultura e natura.

Sono 198 i vini selezionati da 11 annate diverse, con il più giovane che risale al 2012 e il più vecchio al 1996. Sono i puntini di luce e di colore di Seurat. La composizione finale è Pinot Noir al 52%, Chardonnay 35% e Meunier al 13%. Sono la tela, i pennelli e i colori ad olio di Seurat.

Dopo sette anni di riposo in cantina la Grande Cuvée 168ème Édition è davanti a noi. A dipingerla Éric Lebel che da quest’anno ha lasciato il ruolo a Julie Cavil: hanno un compito sublime, ma al tempo stesso difficilissimo, quello di immedesimarsi nell’arte e nel genio di Joseph Krug, colui che ha creato il capolavoro, lasciando in eredità la sua arte. Come Seurat.

 

 

 

Krug Grande Cuvée 168ème Édition

97/100

L’aroma è celestiale, scolpisce e cesella metalli nobili, l’oro e il platino, incastonandoli con zaffiri lucenti, in un quadro d’infinita perfezione e bellezza. Il corpo scivola e si abbandona in campo di fiori, delicatamente umidi grazie a una leggera pioggia primaverile. Poi la potenza e l’assoluta raffinatezza di un Yubari King giapponese si prende la scena, decide di dominare per qualche minuto la fragranza dello Champagne, prima che arrivi, improvviso, il profumo di una soffice nevicata su possente pino di montagna. Poi ti entra dentro il corpo quel liquido, ti avvolge, scorre nelle tue vene e nella tua mente, alla velocità di un’acidità paradisiaca, di una profondità infinita, di un equilibrio estetico incomparabile. La bottiglia è vuota davanti a me, ma è esaurito solo il volume della materia. L’impressione di un Krug non ha fine.

 

 

krug.com

 

 

 

* Donna in riva alla Senna a Courbevoie (1885), olio su tela, 81×65 cm, collezione Cachin-Signac, credits commons.wikimedia.org