RUINART, GLI ABISSI DELLA CHAMPAGNE

È una profondità contorta, avviluppata in un cuore sotterraneo che si cela agli sguardi e che si nasconde dai rumori dell’ordinario. Le cantine Ruinart aprono le proprie porte come farebbe chi schiude l’ingresso blindato dei segreti custoditi con cura. C’è un silenzio magico e c’è, soprattutto, la risonanza dello stupore, che pare uscire in un moto spontaneo dagli occhi di chi guarda quelle pareti gessose, sulle quali questo stupore rimbalza, riempiendo gli spazi immensi di una palpabile meraviglia silente.

Sono le Crayeres, acquisite da Claude Ruinart nei primi anni del 1800 a seguito di un incremento nella produzione di quel vino misterioso, che combaciava per anima, tempo e fascino con quelle caverne scavate nel gesso e nel calcare di Reims. A 38 metri di profondità, fino ai 40 metri, ciò che si dipana sotto i piedi e sotto gli occhi di chi ha la fortuna di essere introdotto in questa poesia chiaroscurale è un labirintico percorso che assorbe da secoli le storie, le vite e le attese di tanti. Primi su tutti, gli Champagne, che fra queste rocce gessose hanno scolpito le inflessioni della loro fisionomia elegante, fine, fatta di complessità gustativa e di cremosità, freschezza e sapidità nobiliare. Vuoi per storia, vuoi per gusto, vuoi per territorio, ma è certo che lo Champagne sa custodire un’anima vibrante e avvenente come nessuno, tanto tagliente quanto coinvolgente. La Maison Ruinart è stata un capostipite dello Champagne e oggi, fra quella rimbombante intimità raccolta, afferma ancora la tensione emozionale che, inevitabilmente, è trasferita ad ogni singola bottiglia.

Fu il monaco Dom Ruinart, sul finire del 1600, il primo a intuire un potenziale in questa terra e in questo vino. Trasformò l’osservazione in lungimiranza e, così, iniziò a porre le basi essenziali di quello che sarebbe diventato un investimento passato alla storia. E se a Dom Ruinart si deve la genialità iniziale, al nipote Nicolas Ruinart si deve, invece, il vero e proprio punto zero dell’attività di vinificazione della famiglia Ruinart come prima azienda produttrice di Champagne al mondo. Era il 1729, e fu in quell’anno che Nicolas scrisse il documento ufficiale di fondazione della Maison. Con i discendenti della famiglia, la Maison Ruinart assunse una sempre maggiore connotazione imprenditoriale, che previde l’acquisizione di beni e l’inizio delle commercializzazioni estere. La prima di esse avvenne nel 1764 e vide prescelte le bottiglie di Ruinart Rosè, destinate nientemeno che a Venezia. Passarono gli anni, e si giunse al periodo delle due guerre. Quello fu un momento di grande criticità per la Maison, che vide decimare la sua produzione. Per ricominciare servirono forza e determinazione, accompagnate dalla nuova definizione di uno stile produttivo volto ad esaltare l’espressività dello Chardonnay.

È qui, fra le distese vitate della Champagne, che lo Chardonnay regala uno dei migliori fotogrammi di sé. È qui che dipinge le bellissime note tostate e affumicate intrinseche alla natura aromatica del vitigno, senza che essa sia artefatta dal legno. È qui che la sua finezza incanta i viticoltori, costringendoli eppure a momenti difficili, nei quali gli attacchi di insetti e di funghi – specialmente l’oidio – mettono a repentaglio lo stato di salute delle uve. L’origine del vitigno risale a circa 700 anni fa, quando nacque per incrocio delle due varietà Govais Blanc e Pinot Noir, e si fece conoscere sotto il nome di Chardonnet. Nel tempo i vigneron della Champagne hanno capito la potenza espressiva di questo vitigno, che è diventato il protagonista dei Grand Cru e dei Premier Cru.

Gran parte dei vigneti di proprietà della Maison Ruinart sono collocati sulla Montagne de Reims, spettatori silenziosi di un miracolo naturale che accade ad ogni annata in modo sempre diverso. Da queste uve, curate con la consapevolezza di chi sa di avere fra le mani qualcosa di preziosissimo, sgorgano i vini base che animeranno gli assemblaggi firmati Ruinart. Il viaggio che si può intraprendere attraverso alcune declinazioni di Chardonnay è del tutto simile a quell’addentrarsi misterioso e schivo nelle Crayeres. Si procede in punta di piedi ma si è avvinti, rapiti in una sinergia calamitante con ciò che si ha dinnanzi. Il viaggio che proponiamo attraverso le inflessioni di alcuni Champagne Ruinart termina con l’ultima uscita della Maison, il Dom Ruinart 2007. Ci si inoltra, piano, e ci si lascia sorprendere da quella diversità, tanto sorprendente quanto riconoscibile. Sempre e comunque.

 

 

 

Ruinart Blanc de Blancs

La piacevolezza del naso si articola nella frutta gialla e nella ginestra, nel cocco e nella vaniglia, sullo sfondo di una morbidezza lattica e della crema al limone. È uno Champagne dotato di grande completezza, in bocca. Equilibrato e cremoso, persiste nel segno della sua freschezza vibrante.

 

Dom Ruinart 1993

Naso sorprendentemente terroso, di fungo e foglia secca. La scorza d’agrume e le note di pasticceria sono perfettamente integrate fra loro in un’armonica danza tracciata sullo sfondo delle erbe aromatiche. In bocca è avvolgente, cremoso, ancora vivace nella sua espressione fresca e in quella pressione sapida che ne scolpisce l’eleganza.

 

Dom Ruinart 2006

Stupisce sapere che, a quel naso affumicato, rotondo, di pane e nocciole tostate, non corrisponde alcun affinamento in legno. Manifesta l’espressione aromatica di un vitigno eclettico, soave e incisivo allo stesso tempo. Cesella l’equilibrio millimetrico nelle sue inflessioni fresco-sapide. Il corpo è pieno e il sorso pungente, grazie ad un perlage ancora brioso e finissimo. Persiste nelle piacevoli note di frutta secca.

 

Dom Ruinart 2007

L’ultimo nato. Ancora scalpita, al naso, in un’indeterminatezza vivace e complessa che riporta ora alle note tostate, ora ad una nota pungente di citronella, all’intrigante sfumatura affumicata e ad una parte erbacea di felce, sullo sfondo di miele di castagno e sull’immancabile vena gessosa. Conferma l’esuberanza estremamente composta e fine del naso, nel segno di una freschezza ancora giovane e nell’accenno ammandorlato della sua eccezionale sapidità. La progressione di bocca preannuncia uno Champagne capace di evolvere e sorprendere, pronto a stupirci ancora per molti e molti anni.

 

 

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