Millésima en Primeur: l’annata 2015 a Bordeaux

Parafrasando una frase che Sir Winston Churchill dedicò alla celebre Maison di Champagne Pol Roger, definendola “the world’s most drinkable address” non ci sarebbero timori nell’aggiornare questa dedica, sostenendo che non c’è un indirizzo più sublime e bevibile del numero 87 di quai de Paludate a Bordeaux.

Qui si trova la sede di Millésima, una società di Négociant di Bordeaux creata nel 1983 da Patrick Bernard con il notevole vantaggio di essere in grado di offrire i vini di Bordeaux En Primeur, che ha saputo innovarsi tanto che oggi registra il 70% delle sue vendite online con oltre 2,8 milioni di visitatori nel 2016, e che attualmente nel suo enorme magazzino custodisce uno sbalorditivo numero di bottiglie tra cui sono presenti le più prestigiose etichette della produzione francese (e anche italiana) di annate recenti ma anche di vendemmie leggendarie ormai introvabili altrove.

Millesima, casseProprio nella sede di Millésima si svolge ogni fine mese di marzo Panorama Primeurs, l’annuale degustazione dei vini di Bordeaux dedicata alla stampa di settore, che quest’anno ha visto la presentazione dell’attesissima vendemmia 2015.

Questo “grand tasting” è l’ultimo in anteprima una volta che l’annata è stata imbottigliata definitivamente, quello in cui i vini sono compiuti e pronti per il mercato, e coincide con l’ultima possibilità di acquistare en primeur i più grandi vini bordolesi che Millésima offre al suo pubblico, appena prima che spariscano dai circuiti di vendita per riapparire in enoteca in autunno a prezzi decisamente meno interessanti.

In particolare quest’anno l’attenzione della stampa a Bordeaux era alle stelle: dopo anni di vacche magre e vendemmie difficili come 2011, 2012 e 2014, finalmente torna il sole e l’ottimismo con la 2015, un’annata capace di rinverdire i fasti delle varie 2000, 2005, 2010. Giocando a fare paralleli dopo più di un centinaio di assaggi nelle cantine di Millesima, possiamo dire che, in effetti, c’è tanto frutto ma anche eleganza, tannini molto fini, nessuna o pochissima nota verde e non ci sono neanche le bombe di frutto della 2009 o 2010.

Per molte aziende siamo vicini alla miglior prestazione di sempre (di certo Château Pontet-Canet e forse anche Château Pape Clément). Per tante altre ci sono comunque exploit importanti, spesso coincidenti con conversioni in biodinamica, uso di anfore e altre evoluzioni enologiche che contribuiscono ad aumentare il senso di naturalità, ricchezza di sfumature e piacevolezza complessiva, meno focalizzate sul rinforzo di intensità, corpo, e struttura ricercato frequentemente in passato.

La stagione dell’uso di molto legno nuovo e tostato pare definitivamente finita, e se anche dovessero capitare nuovamente annate molto calde, i bordolesi saprebbero come affrontarle con una gestione della vigna più attenta, senza per questo cadere in stereotipi. In termini di zone e denominazioni, eleganza finezza e controllo si ritrovano sulla riva sinistra – ovvero il Médoc di St-Estèphe, Pauillac, Saint-Julien, Margaux, le Graves di Pessac-Léognan – mentre sulla destra della Gironde, a Saint-Émilion e Pomerol, si trova più sostanza, struttura e frutto.

La maggior differenza l’ha fatta la pioggia in un’annata calda ma soprattutto secca, che non ha risparmiato stress idrico in alcune AOC. Anche a settembre la pioggia non è caduta regolare ma con un’intensità crescente nell’Haut-Médoc, da sud verso nord, con un meteo che ha privilegiato Margaux e Saint-Julien sulle altre. E così proprio queste ultime per molti sono state le migliori AOC nella 2015, una vendemmia che complessivamente ha regalato bella materia e finezza anche a Saint-Émilion, forse l’unica zona dove ancora si riesce a comprare con una certa disinvoltura.

Per essere concreti, ecco la nostra top 10, tolti ovviamente i 5 inarrivabili Premier Grand Cru di Château Lafite Rothschild, Château Latour e Château Mouton Rothschild a Pauillac, Château Margaux a Margaux e Château Haut-Brion a Pessac che hanno superato i 97 punti di tutti i più importanti wine-ratings e si avviano verso cifre di vendita iperboliche.

Chateau Pontet- Canet (97-99) – Forse l’assaggio più sorprendente per l’annata probabilmente più bella di sempre per questo inedito Pontet-Canet in cui Alfred Tesseron ha portato i suoi vigneti in biodinamica e ha scelto l’anfora per l’affinamento. Avvolgente, speziato e maestoso, con una struttura profonda e vellutata al palato e note di fiori selvatici, ribes, lavanda, albicocca e rabarbaro, con una persistenza lunghissima. Capolavoro assoluto.

Château La Mission Haut-Brion (95-97) – Fine e teso, con un divenire continuo di armonie soprattutto al palato, in un profilo che va dalla lavanda al caffè, mandorle tostate, vibrazioni fumé, pulsante in energia che si traduce in un palato che conquista senza alcuna incertezza, e dove la freschezza fa appena percepire i quasi 15 gradi di alcol tale è misurata la tenuta tannica e il dinamismo delle erbe aromatiche. Splendida struttura che potrà solo migliorare.

Château Cos d’Estournel (95-97) – Profilo balsamico, speziato e floreale, con note di incenso e menta, violetta, cedro e tabacco, e un palato stupendo e cangiante, dal tannino fine e netto, ricco di pienezza nel frutto con quel classico tocco speziato esotico che ormai lo distingue ma meno ostentato rispetto al passato e con un fondo di grafite, per un vino emozionante che crescerà in complessità e sapore.

Château Palmer (95-97) – Freschezza e intensità, con un bouquet eccezionale di piccole bacche scure, timo e liquirizia, spezie orientali, senape e tabacco, con un palato densamente strutturato, tannino potente ed elegante ma dotato di una spina dorsale verticale incredibile, per una vendemmia che mostra tutto il fascino suadente della 2009 ma con un’inedita precisione e finezza.

Château Montrose (95-97) – Profonde sfumature floreali e meravigliosi frutti neri, sorprendentemente setoso in un primo momento rivela la sua classica fermezza sul finale, un vino eccellente fatto da un grande terroir, che conquista con note di cassis, ribes nero e rosso, tonalità scure e speziate e un legno cesellato nel tannino distinto e nobile.

Château Pichon-Longueville Baron (94-96) – Opulento, pieno e molto maturo con il vigore tipico del Baron e tannini fini che portano in alto l’eleganza e ne esaltano la profondità, mascolino e molto massiccio al momento, con spezie, lavanda, mirto e tabacco, soprattutto al palato che si manifesta con corpo e struttura anche tannica, ma promette un futuro radioso, mostrando la sua complessità con il tempo.

Château L’Evangile (93-95) – Naso di cacao e fava tonka, con una vena floreale di gardenia e chiodo di garofano, dopo il 2014 troppo lieve per il suo stile, finalmente torna un Evangile dal corpo pieno e ricco, con una presenza tannica importante e fine a sostenere maturità di frutto e verticale di freschezza, anche grazie a 16% di Cabernet Franc.

Château Pichon-Longueville Comtesse de Lalande (92-94) – Profumato con eleganti note floreali ma che mettono in luce l’evidente maturità del frutto e la grande profondità e la freschezza tipica della Comtesse, con un palato maestoso, che riporta le note di lavanda ribes e resine, nei tannini scalpitanti con stile che saranno domati solo dagli anni, il tempo di certo sarà dalla sua parte.

Château Lynch-Bages (92-94) – Un naso affascinante con l’eleganza floreale della viola e della gardenia in un intenso e cangiante giardino fruttato di more e mirtilli dall’esuberante ed estroversa aromaticità, con note di cuoio e tabacco kentucky, mentre al palato si rivela robusto pur con un tannino centrato e una suadente freschezza quasi mentolata.

Château La Conseillante (91-93) – Freschezza e frutto, un po’ atipico rispetto alle grandi espressioni di opulenza e intensità col classico riverbero tannico imponente che pur resta molto presente, ma proprio per questo più flessuoso e intrigante, dall’allungo di sottobosco e noce.