“AL CONVENTO”: CETARA E IL LUSSO DELLE COSE SEMPLICI

Cetara è un borgo di pescatori della costiera amalfitana salito alla cronaca per la colatura di alici, come se fosse scritto tutto attaccato. È uno dei gioiellini di un luogo non per tutti, che accoglie più stranieri che italiani per un tempo che non è mai abbastanza. L’uscita autostradale è quella di Vietri sul mare, con il Golfo di Salerno che osserva in lontananza come una madre premurosa. In macchina si scende dalle stradine strette e ripide come fanno le biglie sulla sabbia; poi si parcheggia al porto e si risale appena verso il ristorante “Al Convento” dove ad accoglierti c’è la cucina sincera di Pasquale e Gaetano Torrente.

In un luogo elitario è la tradizione a fare da padrona con pietanze che hanno radici ben salde nella memoria cetarese: alici ovviamente, con la loro salsa sapida e ambrata, poi tonno, limone e il pesce azzurro.
Tutto ruota intorno a questi deliziosi pesciolini alla tavola della famiglia Torrente. Il menù degustazione ne è un omaggio pomposo per confermare quanto questo ingrediente sia poliedrico e possa andare oltre ai classici abbinamenti: con il burro è un delizioso peccato palatale, fritto è un tranello alla memoria per far tornar bambini mentre nel condimento dello spaghetto è qualcosa che impone un silenzio religioso.

Ora che l’inverno rende l’aria frizzante quando il sole cala appena e desatura i colori di un mare più introspettivo, preparazioni come gli Ziti alla genovese di tonno o la classica Frittura mista di pesce trovano la massima espressione, quella del piatto che celebra il ritorno a casa e la famiglia.
Scaldano il cuore e lo spirito senza voli pindarici non necessari.
Stiamo parlando della scioglievolezza della cipolla di Montoro cotta lentamente fino a diventare caramellata insieme ai bocconcini di tonno; un sugo denso dovuto alla lunghissima cottura da raccogliere con gli ziti e i pezzetti di pesce già pronti sulla forchetta in una corsa che raggiunge il palato senza indugio. Si mangia quasi con la fretta questa meraviglia semplice, in un religioso silenzio e nell’attesa che qualcuno ti rimproveri di mangiare troppo veloce.

È la fretta delle cose buone, proprio come la frittura di pesce che si sbocconcella con le mani, magari condividendola in mezzo al tavolo con gli altri per concludere un momento decisamente appagante intanto che la mente non deve pensare a nulla. Il pescato del giorno è lì, asciutto e croccante, pronto a soddisfare tutti i palati tra anelli, triglie, merluzzetti, gamberi. Sotto consiglio di Pasquale il pasto è stato accompagnato da un vino naturale della Loira che con quel fare pétillant resettava il palato e lo preparava a un nuovo boccone.

Gaetano e Pasquale Torrente

La finestra della cucina di casa Torrente però si è scostata appena per permettere a una nuova brezza marina di entrare discreta tra i mestoli e le sedie. Un passaggio generazionale naturale che permette a Pasquale di tirare un bel respiro e fare finalmente il patron e, soprattutto, il nonno e a Gaetano di mettere in pratica gli insegnamenti con cui è cresciuto e si è fatto le ossa e raccogliere quella preziosa eredità che è il ristorante di famiglia.
Un dono prezioso, sia per lui che per chi siede ai tavoli de Al Convento, mentre fuori il vociare del borgo è un piacere a cui non vuoi rinunciare. Ci saranno piatti intoccabili e altri che verranno sostituiti piano piano, con gentilezza, come si fa sempre quando due menti fervide lavorano insieme. Alcune cose avranno un guizzo brillante e fresco, magari altre convinceranno meno i clienti storici che storceranno il naso, ma di sicuro non mancherà mai quell’aria di casa e quella generosità “dello star bene” che contraddistingue questa pietra miliare di Cetara.

 

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