DAMIANI E ROSSI: PORTO SAN GIORGIO PER “LOCALS”

Ci sono luoghi speciali nelle Marche, come strappati da una cartolina degli anni 70, carichi dei ricordi di chi ci ha trascorso le vacanze, dei marchigiani stessi che ci spendono serate e fine settimana, metidabondi d’inverno e comunque discreti d’estate.
Porto San Giorgio è uno di questi borghi della riviera marchigiana, non più Senigallia, non ancora San Benedetto: classico centro storico “da passeggio”, un po’ più in su la rocca con piccole perle incastonate e il lungomare con i suoi chalet disposti come bravi soldatini.
È lì,  passeggiando pigramente tra quel bianco e blu di sdraio e ombrelloni, che l’occhio cade sull’insegna di Damiani e Rossi, con quel trattoria scritto in piccolino, come fosse qualcosa da sussurrare.
Basta varcare la soglia però per capire che, dello stabilimento balnerare, ha solo la vicinanza al mare: l’arredo è un rimando casalingo in ogni piccolo dettaglio e l’accoglienza dei proprietari quel calore che resta addosso come un profumo buono. È casa, semplicemente.

Aurelio Damiani è uno dei maestri della cucina marchigiana di mare, una colonna che ha sfamato generazioni fin da quando il cibo era un affare semplice. Perché per lui lo è ancora e sempre lo sarà. Quarant’anni di esperienza, grande conoscenza del territorio e una mente vispa pronta a sfornare piatti da affiancare ai classici;  tre i menù tra cui scegliere: tutto crudo, tradizione e creativo perché i palati sono tanti e differenti e vanno soddisfatti tutti. Capita così quando hai a che fare con il gourmet incuriosito e la famiglia che si siede alla stessa tavola da almeno vent’anni. In sala, a condurre i giochi con confortevole gentilezza Ornella Rossi, oste preziosa che della genuinità di Aurelio in cucina è splendida quota rosa nel ricevimento e nella cantina.

Quando l’occhio distoglie lo sguardo incantato da tutta questa sofficità, il palato è pronto a lasciarsi coccolare. Nella cucina a vista, ad affiancare il patron, Gabriele Eusebi e Jacopo Tiberi, il primo con una gavetta che porta nomi quali Moreno Cedroni, Michele Biagiola, Pier Giorgio Parini, Andoni Luis Aduriz, e la stella Michelin al Condividere come sous chef di Federico Zanasi, il secondo a far pratica da Michele Biagiola e Enrico Mazzaroni.

Triglia in tre cotture

È un attimo accorgersi delle esperienze pregresse delle new entry: si parte con la classica serie di antipasti da sbocconcellare come in una roulette russa dove il proiettile finale è il Carciofo di Gerusalemme  e tartufo, dalla freschezza primitiva, terrosa, umida e umorale che insegue la parte maschile sottolineata dal tubero.  Dalla terra al mare con Triglia in tre cotture: la coda è marinata in un bagno di limone e lime, il corpo scottato alla piastra e la testa fritta, accompagnata da cavolfiore affumicato e tartufo nero. Un piatto emblema di quello che è il territorio marchigiano in cui i sapori e i profumi si fondono in un “altro” difficile da comprendere. Ma si può tentare, boccone dopo boccone.

Ostrica scottata con salsa all’uva fragola, pistacchi e capperi

Le Ostriche leggermente scottate alla piastra con salsa all’uva fragola, pistacchi e capperi sono un rimando al periodo torinese di Eusebi in cui questo nettare  marino prendeva consistenze e compagni differenti. Un momento tra il ludico e il lussurioso che non ha bisogno di preamboli e prosegue, dopo aver ripreso fiato, con la Seppia con salsa all’alga spirulina, cipollotto brasato, battuto di cipolla e una salsa ai fegati abbinata a radicchio tardivo in doppia cottura, mela fermentata e rosa: queste proposte, una dopo l’altra, sembrano due lati della stessa medaglia con la capacità di risultare confortanti e seducenti in egual misura. È proprio in quel dettaglio che rende intrigante il piatto la conferma che Aurelio Damiani ha trovato due fedeli moschettieri con cui divertirsi davvero in cucina.

Seppia con salsa all’alga spirulina, cipollotto brasato, battuto di cipolla e una salsa ai fegati

Anguilla, porro glassato al ginepro, salsa di nocciole e garum di carne e acetosella e Morici, (lumaconi marini che, quasi per dispetto vengono, trattati come quelli di terra) cardoncelli, salsa al prezzemolo e bottarga di gallina sono nuovamente quelle onde che si infrangono contro gli scogli. Entrambe dai sapori robusti, dalla masticazione appagante, quella ad occhi chiusi, in cui ti domandi quale sia esattamente dei due il sapore predominante. Lo godi, questo valzer, e comprendi che è un passo a due, armonico e perfetto.

Morici, prezzemolo, cardoncelli e bottarga di gallina

Ancora un attimo di convivialità nel Risotto, carciofo arrostito, vongole e polvere di limone e nella Spigola marinata con crema di arachidi e miso, accompagnata da carciofo, indivia, patata cotta nel grasso d’oca e erbe selvatiche e messa in mezzo al tavolo, come si faceva una volta, per godere del cibo senza troppi formalismi.
Damiani e Rossi è e sarà sempre quel luogo speciale dove lasciarsi stupire e coccolare contemporaneamente, dove portare a cena la famiglia, gli amici o l’amore della tua vita. Perché è per pochi l’arte di rimanere tra i ricordi belli.

 

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