La terapia Morgan, contro la depressione del buongustaio

Ci sono cose che mi fanno letteralmente impazzire, quelle che a vario titolo sono definite “fine food”, “delicatessen”, più semplicemente le “conserve”. Alimenti e prodotti di altissima qualità, lavorati e conservati in vaso o in lattina, spesso costosissimi, da comprare e riporre in dispensa. Sono un’assicurazione contro quella che definisco la “depressione del buongustaio”, ovvero quel momento che inevitabilmente colpisce tutti coloro che, come me, hanno immolato la propria esistenza al buon cibo. In un momento di disperazione e astinenza gourmet ne afferri uno di vasetto, lo apri, e il dolore si attenua.

La Spagna è la patria di queste delizie, ma anche l’Italia (e non potrebbe essere altrimenti), si distingue. Il problema è il pericolo dell’effetto “rebound”, cioè la frustrazione che ti assale dopo aver magari speso 18 euro per quel vasetto tanto agognato, ma che in realtà, alla prova del gusto, è una mera bagatella gastronomica. Allora sono guai. E maledici il produttore che ha usato un olio vergognoso o un prodotto osceno, vendendolo al prezzo del caviale.

Per fortuna ti può capitare di vivere un’esperienza esattamente contraria. Com’è successo più volte al sottoscritto.

Qualche anno fa mi capita tra le mani un vasetto semplice e pulito: attraverso il vetro osservo immacolate verdure collocate con cura. Non ho grandi aspettative, ma ovviamente lo acquisto. Rimane nella mia dispensa per qualche giorno. Poi una sera lo afferro, curioso. Libero il vasetto dal tappo e si sprigiona un aroma delicato e genuino. Incomincio ad assaggiare le varie verdure e … boom. La fragranza, la croccantezza, il sapore e la naturalezza sono celestiali. Mai assaggiata una giardiniera così buona, neppure quelle “fatte in casa” da zie, nonne e mamme di variegata provenienza geografica.

Da allora il nome della perfezione è uno solo, Morgan.

La “terapia Morgan” prevede un utilizzo costante del prodotto perché, come è noto a chi già la conosce, “dà dipendenza”. Ma nel mio caso la prognosi era più grave, nel senso non mi sarebbe bastato il semplice consumo per soddisfare una bulimica e irrefrenabile curiosità. Dovevo andarci da Morgan, dovevo vederlo in faccia quel signore. E così ho fatto.

 

LA GIARDINIERA DI MORGAN

La Giardiniera di Morgan nasce nel 2005 nel Ristorante 5 Sensi a Malo, vicino Vicenza. L’idea è quella di accompagnare un piatto a base di maialino. La Giardiniera viene talmente apprezzata e richiesta dai clienti, che si fa strada ben presto l’idea di produrne una versione da asporto da portare a casa. Un prodotto artigianale che ha visto il suo successo crescere nel tempo, fino alla decisione, del 2012, di ricavare un apposito laboratorio specializzato dove produrre La Giardiniera di Morgan. Nelle 2013 chiude il Ristorante ma La Giardiniera, anno dopo anno, cresce e si moltiplica per cinque.

Già perché “quel signore” si chiama Pasqual Morgan, ma sarebbe ingiusto attribuire solo a lui il successo della sua impresa. Senza la moglie Luciana e i figli Giada Maria, Giovanni e Anna Paola sono certo che non sarebbe stato lo stesso.

Nascono quindi 5 Giardiniere con differenti stili, ognuno “taylor made” sui gusti e sulle predilezioni di ogni membro della famiglia.

Oltre alla selezione della materia prima e a un processo produttivo virtuoso, gioca un ruolo importante un marketing accattivante e sincero, che ho personalmente apprezzato a Malo. Le foto in cui i membri della famiglia Morgan appaiono sorridenti con i loro vasetti in mano non sono costruite ad arte, non sono sedicenti immagini di una falsa realtà. Sono proprio così loro, veri, gioviali, genuini e puri come quelle benedette verdure che mettono in vaso.

Il laboratorio è moderno e funziona come un orologio svizzero. Una ventina di collaboratori, silenziosi e solerti ogni giorno rispettano un protocollo rigidissimo con maniacale dedizione. Nulla è lasciato al caso, dal primo momento fino all’ultimo istante necessario per produrre la perfezione che ha in testa Pasqual.

Consiglio vivamente una gita a Malo, non fosse altro per capire come, in Italia, ancora è possibile distinguersi per capacità, buone idee, volontà e raggiungere il successo.

La gamma di Morgan è ampia. Si basa essenzialmente su una ricetta agrodolce che fa della freschezza la sua arma vincente. Microcotture a vapore per salvaguardare l’integrità di ingredienti provenienti da una filiera controllata e di grande qualità. A seconda del gusto si può preferire una versione oppure l’altra: personalmente prediligo la Giada, con quel suo gusto rotondo e armonico. Ma anche la Giardiniera di Anna mi avvince, grazie allo zenzero e al peperoncino.

Cipolle, sedano, carote, finocchi, fagiolini, radicchio: come li mettete, rimangono di una soavità esemplare. Da divorare così, senza un domani, oppure da mettere accanto a bolliti, pesci, salumi o formaggi.

Ma siccome è proprio “il Signor Morgan” ad essere il primo fatale ostaggio della bontà di ciò che realizza, non pone limiti alla sua inventiva. Ed ecco allora offrire al pubblico godimento le sue “Special Edition”, a seconda delle stagioni, come il Radicchio Tardivo, gli Asparagi Bianchi, i Funghi Pioppini oppure i Q.li di Treviso, un brevetto che valorizza (e salva, perché altrimenti è inutilizzabile) la parte inferiore del radicchio.

Tra questi “special guest” di casa Morgan ho avuto il privilegio di assaggiare in anteprima a Malo il PinKimonio (rapanelli ciliegia, rossi e croccanti, che vengono immersi in agrodolce con aceto di vino bianco, zucchero e sale di Cervia): divertenti oltre che buoni, con quel rosa acceso venuto quasi per caso e soprattutto al centro di un progetto benefico perché parte delle vendite saranno devolute alla Fondazione Veronesi per il progetto “Pink is Good”.

Altra novità di marzo è il PinKimonio, ovvero quella che considero la definita prova documentale dell’esistenza di un Dio benevolo e goloso: carote, cipolle borettane, peperoni, finocchi, sedano e rapa bianca daikon uniti all’aceto balsamico di Modena IGP e a olio extravergine in purezza. Semplicemente divino.

Quando ho saluto Pasqual Morgan e la sua splendida famiglia, mi hanno accennato ad una novità per settembre, i Pomodori di Morgan.

Pasqual ci lavora da due anni, ça va sans dire.

Per favore, mettine da parte una dozzina di vasetti per me, mi raccomando” gli ho detto.

Speriamo se ne ricordi …

 

 

www.lagiardinieradimorgan.com