UNA LEGGENDA CHIAMATA “IL COVA”

Vi sono pochi luoghi dell’accoglienza italiani che al pari della Pasticceria Cova di Via Montenapoleone possono vantare un’atmosfera e una storia così ricca di avvenimenti. Oltre duecento anni di vita, nel cuore di Milano e dei milanesi, per la prima volta raccolti in un volume, attraverso pregevoli documenti e testimonianze, frutto della dedizione di Paola e Daniela Faccioli, figlie di Mario e Graziella che lo rilevarono nel 1988, cogliendo il testimone del più chic tra i caffè meneghini.

Salone delle feste

Due secoli di storia che riportano al 1817, quando un soldato napoleonico di nome Antonio Cova apre il Caffè del Giardino accanto al Teatro alla Scala: il locale ci metterà poco tempo a entrare nel cuore dei milanesi, diventando in pochi anni “il Cova”, un’istituzione cittadina. Spazi ampi, lampadari, specchi, il bancone in frassino d’Ungheria con intarsi in noce d’India, saloni per balli, concerti, giochi, un delizioso giardino e soprattutto un servizio particolarmente accurato fanno la differenza, contribuendo a creare quell’allure di esclusività che permane tutt’ora.

Ogni giorno le élite dell’arte, della borghesia e dell’aristocrazia si danno appuntamento al Cova e quando il 3 settembre 1838 ha luogo la memorabile festa da ballo in onore dell’Imperatore Ferdinando e consorte, si sancisce la definitiva consacrazione. Al caffè di piazza della Scala si va per chiacchierare, ma anche per assistere a spettacoli di artisti famosi, che si esibiscono prima di salire sul palco della Scala, suonano bande operistiche e si balla il valzer e la polka. Nei giorni dell’insurrezione contro gli Austriaci i cospiratori non rinunciano a tessere le loro trame seduti ai tavolini e si vedono anche Garibaldi e Mazzini. Quando la tensione raggiunge il culmine c’è Antonio Cova a guidare i rivoltosi e a erigere davanti allo storico caffè, utilizzando i banchi della Scala, una delle 1700 barricate delle Cinque Giornate di Milano. Tra i primati del Cova c’è anche l’esclusivo diritto di battere moneta, rilasciato dalla Zecca di Stato nel 1868, anno in cui la mancanza di denaro circolante autorizzerà il gestore dell’epoca Chierichetti a coniare monete da un soldo e due soldi con la scritta Caffè Cova Milano.

Verdi al Caffè

Quando, pochi anni dopo nel 1890, una grande tela dell’artista Romano Di Massa ritrae Giuseppe Verdi al Cova, accanto a Puccini, Mascagni, Leoncavallo, Catalani e Toscanini, è il caffè più lussuoso della città e si entra indossando il cilindro per toglierselo subito dopo, mentre si alternano le gestioni sempre di rilievo, che portano lustro agli splendidi saloni dove avviene l’incontro tra Arrigo Boito ed Eleonora Duse, che accenderà una passione rimasta a lungo celata.

Intorno al 1910 Cova assume la gestione della caffetteria interna alla Scala e si effettuano importanti lavori che trasformano il giardino in un ampio salone. Nel luglio del 1918, ricoverato dopo il grave ferimento sul Fronte del Piave, arriva Ernest Hemingway. Mentre è convalescente si innamora dell’infermiera Agnes von Kurowsky, con lei e i commilitoni conoscerà Milano e i suoi luoghi d’incontro: “E’ la città più moderna e vivace d’Europa” scriverà alla madre “dalla veranda dell’ospedale riesco a vedere la sommità della cattedrale del Duomo. È molto bella. Come se contenesse una grande foresta”. Dalle esperienze italiane lo scrittore trarrà ispirazione per il libro Addio alle armi, descrivendo la Guerra e il Fronte, raccontando la storia d’amore con Catherine Barkley ambientata nel centro di Milano, tra l’ippodromo, la Galleria, i ristoranti, soffermandosi al Caffè Cova in due occasioni. Sognerà di andare a cena con la bella Catherine: “Mi sarebbe piaciuto mangiare al Cova e poi scender per via Manzoni nella sera calda e attraversare e girare lungo il Naviglio…”. E qualche pagina dopo acquisterà un pensiero per lei, non rinunciando a un drink: “Dentro il Cova comprai una scatola di cioccolatini e mentre la ragazza li incartava andai al bar…Bevvi un Martini liscio…”.

 

Poi arriveranno i bombardamenti del 1943 che non risparmieranno la Scala e il Cova segnando l’addio a Corso Manzoni. Vittorio Langer gestore di allora, vede lungo e decide di spostare la sede del caffè a Palazzo Marliani in via Montenapoleone angolo via Sant’Andrea, siamo nel 1950 e la città vive profondi mutamenti, mentre la mondanità e l’alta società scelgono la lussuosa via meneghina a luogo di elezione. Negli anni ’60 al Cova, passano tutti, da Marlene Dietrich a Josephine Baker da Maria Callas, a Wally Toscanini, da Lucia Bosè a Elsa Martinelli, e si vedono artisti del calibro di Lucio Fontana, Arnaldo Pomodoro, Lucio del Pezzo ed Enrico Baj, mentre nasce il Quadrilatero della moda. Nel 1988 arriva Mario Faccioli a rilevare l’insegna milanese apportando innovazioni ed entusiasmo nel solco della tradizione, una gestione attenta che esprime personalità e pone al primo posto la pasticceria sopraffina, i piatti gourmet, l’aperitivo e naturalmente il caffè di qualità, con la pregiata miscela Cova, costituita da sette varietà di pura Arabica dal Centro America e dal Brasile tostate separatamente ad aria calda e solo successivamente miscelate, lasciando riposare i chicchi almeno un mese. Un ingrediente fondamentale, che insieme alla capacità di accogliere dei Faccioli, contribuisce al successo dell’insegna milanese: al Cova se ne consumano 36 tonnellate all’anno, senza dimenticare il cappuccino, altra eccellenza del locale, ritenuto da Lina Sotis il più buono d’Italia e nato negli anni ’70 “non con caffè e latte ma con caffè e panna di latte”.

Ai tavolini si siedono il Angelo Rizzoli, Valentino Bompiani, Angelo Moratti, la famiglia Falck, Gigi Rizzi insieme alla Bardot, i fotografi David Bailey, Richard Avedon, Giovanni Gastel, il regista Carmelo Bene, lo scrittore Alberto Moravia, insieme a tanti altri. Un legame con la letteratura e gli scrittori che il Cova manterrà sempre, ospitando presentazioni di libri ed eventi, come la mostra itinerante “Inchiostri d’autore a caffè”, lettere e documenti autografi dei più grandi scrittori e poeti del ‘900 italiano, che partendo dal Cova di Milano proseguirà in nove caffè storici della penisola, dal San Marco di Trieste al Gambrinus di Napoli. Ma anche e soprattutto una meta meneghina dell’alta pasticceria dove nascono piccoli capolavori come la Sacher di Cova, la Torta Croccante di frutta, la Coppa Cova, il Montebianco, insieme all’impareggiabile panettone e alle stupende vetrine allestite a tema a seconda dei momenti dell’anno, attese al pari della ricorrenza stessa: “Regola numero uno: nessun semilavorato. Tutto originale. Tutto artigianale. Tutto eccellente. Tutto autentico. L’impasto delle brioche, delle francesi senza uovo, del pan di spagna, della sfoglia, della frolla e di tutte le altre basi parte da zero. E poi la bravura delle mani” racconta Daniela Faccioli.

Nel 1993 il Cova sbarca a Hong Kong e negli anni successivi arriva a Shanghai, Montecarlo, Dubai, Tokyo, portando all’estero l’inconfondibile stile Cova, insieme a “sobrietà, tenacia, rispetto, educazione al lavoro, amore per la tradizione e ricerca del nuovo. Valori che ci ha insegnato nostro padre…” ci conferma Paola Faccioli. Nel 2013, lo storico brand viene acquisito dal gruppo LVMH Louis Vuitton Moët Hennessy, ma proseguono nella conduzione le sorelle Faccioli e nel 2017 si decide un importante ristrutturazione conservativa, realizzata con la cura che si deve a un monumento dell’ospitalità e a tutto ciò che la storica insegna rappresenta, riconfermando quel patto di tutela stretto anni prima con la città. Il restyling di uno dei musei dell’ospitalità milanese si è compiuto con grazia e deferenza, ma senza rinunciare a ciò che serve per le sfide che attendono: “Prima di tutto, mantenendo freschezza pur salvaguardando continuità, conservazione dello stile e dei codici architettonici originali” raccontano Paola e Daniela “Una particolare attenzione è stata dedicata agli elementi decorativi caratteristici, come lo storico pavimento di seminato all’ingresso, il parquet preso dal locale originale, gli specchi, i divani in velluto e gli originali lampadari di cristallo. La cucina è stata completamente rinnovata in linea con i più recenti standard tecnologici, in modo da creare un incontro tra tradizione e innovazione. Inoltre, il restyling ha consentito un’estensione di circa 30 mq su Via Sant’Andrea e l’uso esclusivo di una parte dell’ampio e prestigioso cortile interno progettato alla fine del XVII secolo dal famoso architetto neoclassico Giuseppe Piermarini, che progettò anche il Teatro alla Scala di Milano”.

Garden

Il Cova rivive attraverso spazi ampi, eleganti, contemporanei, e non ci si accorge quasi che qui è passata la Storia. “L’esperienza non è cambiata: il nostro servizio, la nostra passione, i nostri rituali tradizionali sono rimasti gli stessi” proseguono le sorelle Faccioli. “Siamo solo un po’ più luminosi, più nuovi, più freschi … e più grandi, il nostro giardino è il nostro gioiello e ne siamo molto orgogliosi. Il Cova Garden, inaugurato con una nuova struttura in Aprile 2019, si configura come una corte nella corte ed è il risultato di una trasposizione in chiave moderna delle caratteristiche neoclassiche del palazzo. Il complesso è composto da una struttura metallica perimetrale realizzata in metallo leggero composta da sei archi a tutto sesto che reinterpreta in modo coerente ed armonico le geometrie dell’edificio esistente; una struttura secondaria impreziosita da un parallelepipedo in treillage di legno color grigio beige, che richiama le tonalità del palazzo e crea una sorta di giardino incastonato nel tessuto urbano del Quadrilatero; una base di quasi 80mq, rivestita da doghe in legno, su cui saranno posizionati i tavoli e le sedute. E anche l’illuminazione a binari sospesi a soffitto e a luce indiretta, valorizza gli storici ambienti e richiama a tutto ciò che il Cova significa per i milanesi”.

“il Cova”, e la storia continua …

 

 

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