QUEL “RAMO GOLOSO” DEL LAGO DI COMO

Gli appassionati di 007 conoscono bene questa parte del Lago di Como, nel 2006 venne scelta tra le location di Casinò Royale, il primo film interpretato da Daniel Craig, l’attore della svolta che vestì i panni di James Bond dopo le quattro pellicole di Brosnan. Le scene impegnarono la troupe per nove giorni, tra villa del Balbianello e Villa Gaeta, mentre gli attori della saga e i produttori soggiornavano in hotel della zona e al Villa d’Este nella vicina Cernobbio allietati dai Martini del mitico Ilio Chiocci. Dopo le torture del perfido Le Chiffre, l’agente 007 trascorre amoreggiando con la bella Vesper Lynd, un periodo di convalescenza nella magnifica Villa del Balbianello, trasformata appositamente in una clinica. La scena finale del film è ambientata invece a Villa La Gaeta, dove James Bond rintraccia Mr.White, gli spara e dall’alto della scalinata pronuncia la celebre frase: ‘Il mio nome è Bond, James Bond’. Del resto il mondo dello spettacolo ha sempre amato “quel ramo del Lago di Como”, l’elenco è lunghissimo a partire da Anthony Hopkins a Denzel Washington, da Robert de Niro a Madonna, fino a Michael Douglas e Catherine Zeta Jones, Brad Pitt e Angelina Jolie, Jennifer Aniston, Matt Demon, Julia Roberts, solo per citarne alcuni, non così di rado invitati a Villa Oleandra da George Clooney. Luoghi ricchi di storia difficili da non amare, come il prezioso centro storico di Como, affacciato sul lago, pregevole esempio di castrum romano, con le mura medievali e le torri ancora splendidamente conservate. Da non perdere il Duomo del XIV secolo, tra le cattedrali più importanti del Nord Italia, il Tempio Voltiano eretto in memoria di Alessandro Volta, lo scienziato comasco inventore della pila elettrica; Villa Olmo, con le sue esposizioni e mostre; il Museo didattico della seta; la funicolare che con uno spettacolare colpo d’occhio conduce al monte di Brunate, senza dimenticare la visita in battello della costa e delle insenature del lago.

The Market Place

E la gastronomia? Una cucina ampia e variegata accarezza gli animi dei comaschi, la celebre località lacustre vanta un paniere di prodotti tipici di prima grandezza che da solo merita il viaggio. Dall’acqua dolce del lago e degli affluenti arrivano i pesci lavarello, alborella, trota, agone, salmerino, spunto per piatti classici e creativi; tanti i formaggi che giungono dai dintorni e dalle valli adiacenti come lo Zincarlin, il Lariano, il Fiorone della Valsassina, il Nostrano, la Semuda, il Magro di Bellagio. Una lunga serie di salami tra cui quello di capra e il salame di testa, oltre alla mortadella di fegato e alla luganega arricchiscono la tavola lariana; insieme all’Olio dei Laghi Lombardi e al Lario Dop grazie a importanti estensioni di oliveti favoriti dal clima mite; e al vino Igp Terre Lariane coltivato a macchia di leopardo attraverso piccole produzioni.

 

The Market Place

Davide Maci

Ampia la scelta di ristoranti classici e trattorie contemporanee con interpreti di valore, che si sono aggiunti in questi anni alla classica ristorazione comasca, tra cui brilla Davide Maci, chef patron al The Market Place in Via Rovelli, da segnalare per una cucina gourmet particolarmente interessante. Un’insegna dall’atmosfera cosmopolita che potrebbe collocarsi tranquillamente in una qualsiasi capitale europea, con arredi minimal, linearità dei dettagli e una cucina dal respiro internazionale pur manifestandosi al palato e alla vista come autenticamente italiana. Comasco appena quarantenne, figlio d’arte, dopo l’incontro con Bernard Fournier del ristorante Da Candida a Campione d’Italia, parte dal locale di famiglia in cerca di esperienze formanti all’estero, prima di tutto a Londra, per conoscere e apprendere.

Capasanta, topinambur, caviale

Un carattere quello dello chef, apparentemente schivo, salvo poi rivelare particolari doti di sensibilità, condivisione e confronto. Fruttuose le esperienze oltre cortina dello chef, da Gordon Ramsay a Pierre Gagnaire, da cui ha appreso rigore, tecnica e una visione ampia. Poi nel 2011 il ritorno nella sua città per aprire The Market Place, ispirandosi all’idea del celeberrimo mercato di Londra crocevia di culture e cucine del mondo. Sette anni di paziente lavoro per affermare una propria idea di cucina e nel 2019 l’inaugurazione della nuova sede, riapertura che dona a Maci nuovi stimoli ed entusiasmo, ma non muta la filosofia di cucina e lo stile tanto apprezzati non solo dai comaschi.

Trippa, ‘nduja, yuzu con sfoglia di seppia cruda e calamaretti spillo

Spazi ben concepiti, enormi finestre che danno luce al moderno ambiente al pian terreno dell’aristocratico palazzo, un arredo sobrio che riporta alla New York degli anni cinquanta, tavoli ben distanziati fra loro, insieme a uno staff competente e scrupoloso, infondono al contesto una ricercata eleganza. Una cucina schietta, riconoscibile, precisa, ma sussurrata, come è lui, preparata senza segreti, potendo seguire le preparazioni dello chef e della sua brigata dalla grande vetrata open space rivolta verso la sala. Un cuoco che vedrete ai fornelli, perché molto raramente abbandona la sua cucina, selezionato nelle prestigiose associazioni JRE Jeunes Restaurateurs d’Europe, presieduta da Filippo Saporito e Les Collectionneurs diretta da Alain Ducasse.

Piccione alla Wellington

Si comincia con gli appetizer del Market che attingono all’immaginario dello chef e al suo vissuto, ricercati nella presentazione e originali nella sostanza: la Capasanta, topinambur, caviale, accompagnata da una chip di coralli e daikon al sesamo nero; la Zucca, finferli e consommè alla birra; la Trippa, ‘nduja, yuzu con sfoglia di seppia cruda e calamaretti spillo, appagante e riuscita commistione di carne e pesce; gli Spaghetti al lime e bottarga di tonno, con dashi di pomidoro a parte, riuscito contrappunto dei sapori e delle consistenze; la Ricciola con leche de tigre, radicchio rosso e crema di cavolo viola, di grande tenerezza ed equilibrio; e lo straordinario Piccione alla Wellington dalla consistenza morbida e setosa, con un ripieno di foie gras e a parte una salsiccia al quinto quarto di piccione, il piatto da ricordare, forse il piccione migliore mai assaggiato quest’anno. Una volta fatto “asciugare” il volatile, lasciandolo appeso per un giorno e mezzo, viene farcito con foie gras e avvolto prima in una crêpes poi nella sfoglia di pane, cuocendolo in forno tenendo sotto controllo la temperatura. E’ una ricetta antica, probabilmente di origini rinascimentali, a base di filetto e pasta sfoglia, nata dall’estro del cuoco personale del generale inglese Arthur Wellesley, proclamato duca di Wellington in seguito alla sconfitta di Napoleone a Waterloo. Seguiranno un dessert al cucchiaio Ananas e nocciole e un delizioso krapfen alla crema. I vini di una cantina molto ben fornita alternati ai drink del Cocktail bar Fresco di Como, presentati da Andrea Attanasio, completano un percorso di rara piacevolezza.

 

Palazzo Albricci Peregrini

Palazzo Albricci

Soggiornare a Como è piacevole e non si vorrebbe ripartire mai, una città tranquilla, così vicina a Milano ma così lontana, che induce a lasciarsi scoprire piano piano, con le montagne e il lago a un passo. Le strutture alberghiere non mancano, b&b eleganti e curati; resort wellness e alberghi cinque stelle luxury tra cui scegliere il meglio a seconda delle proprie esigenze e del proprio portafoglio.

Nel cuore della città vecchia si può pernottare a Palazzo Albricci Peregrini, una location accogliente, elegante e ricca di charme, con un lussureggiante giardino interno. Un palazzo del XV secolo accuratamente restaurato nel 2016 da Maximiliano, ingegnere civile, insieme alla moglie Lidia, avvocato e ai figli Ester e Carlo, che vivono in un’ala dell’edificio. L’approccio premuroso dei proprietari e dei fidati collaboratori denota un’innata vocazione all’ospitalità fatta di piccole attenzioni, che trasformano la permanenza in un momento di relax dove ci si lascia tutto alle spalle. Un progetto a lungo accarezzato che si concretizza dopo anni di viaggi e riflessioni ridando lustro a un’antica magione con elementi di design che si completano a un ricercato mobilio d’epoca spesso di recupero che arriva dai cinque continenti e a finiture pregiate. Ambienti comuni caldi e arredati con cura dove ogni oggetto e ogni mobile hanno una storia, per rilassarsi su morbidi divani davanti al camino e prepararsi un drink all’honesty Bar, nella suggestiva saletta a volte. Soffitti in legno, travi in rovere centenario e ricercati elementi d’arredo vintage in ferro e pietra, mescolati con oggetti di design e finiture di altissimo pregio rendono ognuna delle sei stanze unica. Dulcis in fundo la colazione, a base di ricercati prodotti locali e una selezione di soft drink ispirati alle tradizioni di popoli lontani, preparati con ingredienti naturali, accompagnati da frutta fresca, centrifughe, uova preparate al momento (eccezionali le Benedict all’avocado), marmellate casalinghe ai fichi e mandorle; albicocche e rosmarino; uva; accompagnate con fragranti brioches, formaggi tipici, yogurt, ricotta appena fatta servita con la saba, pane e torte fatte in casa.

 

themarketplace.it

palazzoalbricciperegrini.it

 

Cover: Davide Maci