TEX: 70 ANNI DI AVVENTURE … E BISTECCHE

La Seconda Guerra mondiale era terminata da soli tre anni quando nelle edicole italiane esordiva il primo albo a strisce di Tex, un ranger sprezzante del pericolo, ed eroe positivo amico dei Navajos che ci avrebbe accompagnato fino ad oggi.

Un mito che ora è possibile rivivere attraverso una retrospettiva che si rivolge ai fan accaniti e agli appassionati di tutte le età, ma anche ai neofiti, che vogliono ripercorrere, grazie a tavole originali, immagini, materiali rari e suggestive istallazioni, le vicende avventurose di Tex e dei suoi pards, suo figlio Kit Willer, Kit Carson (detto Capelli d’argento), e il fiero navajo Tiger Jack, fratello di sangue di Tex. C’è ancora tempo fino al 27 gennaio per visitare la grande mostra dei settant’anni di Tex, al Museo della Permanente di Milano.

Un omaggio dovuto a uno degli eroi del fumetto italiano più amati, considerato tra i più longevi del fumetto mondiale, nato nel 1948 dal formidabile intuito di Gianluigi Bonelli e dai disegni di Aurelio Galleppini. L’invincibile e generoso ranger dai nervi d’acciaio, con cappello Stetson, camicia gialla, fazzoletto nero intorno al collo, jeans, stivali con gli speroni e cinturone, animato da un profondo senso di giustizia, insieme alle atmosfere della frontiera americana dei film di Sergio Leone, abilmente ricreata da Gianni Bono, storico, studioso del fumetto italiano e curatore della mostra, in collaborazione con la Sergio Bonelli Editore. E Tex diventa immortale.

A distanza di 70 anni è sempre l’atletico e risoluto quarant’enne, capace di cavalcare per ore su piste polverose, dialogando all’infinito con il fido pards Kit Carson, indomito nel lanciarsi in scazzottate con il cattivo di turno, pronto a sconfiggere il temibile Mefisto nemico giurato di Tex, ma anche votato alla difesa dei più deboli, non di rado parteggiando per le tribù dei Navajos ingiustamente perseguitate.

Ben pochi i lussi quotidiani, un cavallo, una coperta per dormire e qualche rara pausa al saloon, dove qualche volta togliersi la voglia di un bicchiere o di un poker, ci ricorda Aurelio Sangiorgio “In viaggio con Tex” (Edizioni Minotauro 1998), “E’ l’unica saltuaria distrazione che ama concedersi Tex, nel corso dei primi 440 album, giocherà solo 17 volte, perdendo due partite (apposta), qualche volta barando, se serve per una buona causa”.

Una schiera di nemici che Claudio Paglieri in “Non son degno di Tex” (Marsilio 1997), è riuscito a contare. “Fino a quella data sono stati 2047 gli avversari spediti a spalar carbone nelle caldaie di Satanasso: tra di loro, americani, indiani, messicani, cinesi, arabi, malesi, cavernicoli, thugs, canachi, mummie, zombie e diableri. 1024 annichiliti con la colt, 876 con il fucile e gli altri resi innocui dall’uso di tutte le armi possibili dalle mani nude al cannone, tranne il boomerang”.

A Tex andrà meglio, avrà salva la vita, ma rimarrà ferito ben 67 volte.

Tex a tavola? Molti personaggi noti della letteratura e del fumetto hanno dato soddisfazioni ben maggiori a cuoche e cuochi, ma anche Tex seppur spartano e abitudinario, nelle sue numerosissime avventure, ha saputo dar lustro alla tavola. Non si tira indietro davanti a un bicchiere di whisky al banco del saloon per riconciliarsi con un amico e se ha tempo, non esita a ordinare quello che è il suo pasto preferito: “una bistecca alta tre dita, sepolta da una montagna di patatine fritte dorate e croccanti, torta di mele, birra fresca, una mezza pinta di caffè bollente e un paio di bicchierini di bruciabudella”.

Lussi quasi nessuno e digressioni dal menù prediletto poche, tranne in qualche rara occasione, ad esempio quando è in Messico, dove le bistecche e le patatine diventano tortillas e frijoles e il whisky lascia il posto alla tequila, oppure quando deve sottostare alle premure dell’amico Hop-Lee, nel suo ristorante cinese di San Francisco e cenare con pollo alle mandorle.

Mentre è assodato che il pesce non sia di gradimento ai pards, essendo totalmente assente dalla loro mensa, malgrado i numerosi viaggi per mare e i porti visitati. Nella vita del ranger non possono mancare i bivacchi davanti al fuoco, rallegrati da generose porzioni di pemmican e fagioli, mentre durante le battute di caccia ci si nutre con ciò che viene predato. Ma si possono anche avere incontri inaspettati, come quello con Buffalo Bill, che invita il gruppetto al ristorante Jambalaya di New Orleans, dove cenare a base di “Jambalaya, Gumbo Oyster Benedict e cafè Brulot”, stimolando nel perplesso “capelli d’argento” Kit Carson, l’interrogativo: “sei sicuro che non sia meglio una bistecca?”.

E può anche succedere che venga preferita una buona bottiglia di Sangre de toro di San Leandro in Catalogna, ai più prevedibili birra e whisky. L’immortalità del personaggio è comunque assicurata dal vivace e nutrito mondo del collezionismo, che dimostra di continuare ad apprezzare Tex, l’albo nr. 3 originale, disegnato da Galep è quotato alcune centinaia di euro, mentre una copia del leggendario nr.1 se in buone condizioni, vale a dire privo di orecchie, tagli, pieghe e macchie, si può aggirare intorno ai 600 euro ma può anche arrivare ai 1000.

Se ci sarà venuta voglia di rinverdire la passione verso l’eroe della nostra adolescenza, potremo sguinzagliarci alla ricerca dell’usato da collezione nelle fumetterie, oppure recarci dal nostro edicolante di fiducia per acquistare le ristampe pubblicate in questi anni da Bonelli Editore, ben meno onerose, ma altrettanto avvincenti.

 

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