GILIO BY SALVATORE FERRAGAMO, IL PROFUMO DI FIRENZE

Salvatore Ferragamo ha voluto rendere omaggio a Firenze reinterpretando il primo profumo creato dalla maison e uscito sul mercato nel 1960, Gilio. Il profumo è uno degli elementi più caratteristici di una persona: la identifica, te la lascia addosso, la anticipa e la “prosegue” dopo il commiato. Ognuno di noi è l’essenza che indossa, tra le altre cose.

Il restyling di Gilio è un trampolino di lancio per il futuro, è il simbolo perfetto di fusione tra tradizione e innovazione. Il punto di partenza è una boccetta di vetro fatta da Baccarat, una di quelle da tenere sulla petineuse accanto alla spazzola, da aprire e usare goccia dopo goccia, in un seducente rimando a quelle donne anni cinquanta che reclinavano leggermente il capo all’indietro per lasciare libero il collo di assorbire la fragranza. Prima a sinistra, poi a destra, un poco sui polsi.

Gilio è esattamente così, un gesto antico che rende femminile anche la donna moderna sempre di corsa. Quella boccetta è ancora lì, su un mobile diverso e dalle linee più marcate, forse accanto allo smartphone ma ancora in vetro, ancora voluttuosa, fatta dall’azienda di maestri vetrai Venini di Murano, a sottolinearne completamente il Made in Italy.

Qual è, dunque, il profumo di Firenze secondo Sophie Labbé, il “naso” che ha creato la fragranza? “È stato un onore per me reinventare questo prodotto storico della famiglia Ferragamo, essendo il primo profumo che la Maison ha lanciato sul mercato negli anni sessanta. Ho voluto dare un corpo al profumo che ha Firenze e imbottigliarlo in questa creazione preziosa, perché è quel luogo in cui tutto ha avuto inizio. Ho voluto celebrare la femminilità donando un twist nuovo, elegante ma contemporaneamente pratico. Sono partita dall’iris, così prezioso e speciale nel suo essere simbolo della Toscana e l’ho miscelato con del gelsomino egiziano per la sua dolcezza sensuale. Il risultato è cipriato, iperfemminile, dolce ma discreto, per virare poi a sensazioni legnose, fresche. Per fare ciò ho unito radici di angelica per il marcato profumo croccante di vegetale che hanno donato alla fragranza un allure contemporanea. La prima volta che l’ho annusato nella sua complessità ero entusiasta: il risultato era freschissimo, per nulla pesante, piacevole, antico e contemporaneo all’unisono. Era quello che cercavo, quella profondità e mistero che ho trovato anche grazie al patchouli e al vetiver che concludono il profumo”.

 

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