CASTELLO DI MELETO, IL CUSTODE DI GAIOLE IN CHIANTI

È la mole del Castello di Meleto che si staglia sulla collina a dare il benvenuto a chi arriva a Gaiole in Chianti, fin dal 1256. Una posizione privilegiata da cui il maniero sorveglia e domina i terreni circostanti, disegnati da vigneti e boschi. Perfetta fusione tra passato e futuro, il Castello di Meleto rappresenta ancor oggi l’anima autentica del Chianti, che raccoglie sotto le proprie insegne una prestigiosa cantina specializzata nei vini del territorio, l’enoteca in cui degustare le etichette del castello, un’azienda agricola la cui attività è scandita dalle stagioni, una fattoria nei cui boschi vengono allevati i maialini di Cinta Senese e un borgo medievale divenuto agriturismo di charme.

Una storia cominciata già nell’XI secolo con i monaci benedettini e proseguita interrottamente sino ai giorni nostri.

 

PASSATO

Tra le tante storie di cui le mura di Meleto sono state testimoni, la più curiosa e significativa è senza dubbio la costituzione della società Viticola Toscana, nata alla fine degli anni ‘60 con lo scopo di valorizzare la vocazione vitivinicola del territorio. A partire dal 1966 l’agricoltura italiana visse infatti un periodo di grande fermento con l’entrata in vigore del “Piano Verde” e la caduta delle barriere doganali nel Mercato Comune, eventi che in due anni fecero tornare alla terra oltre centomila lavoratori.

Vigneto Casi

Da queste premesse nel maggio 1968 Gianni Mazzocchi, fondatore dell’Editoriale Domus, ebbe l’idea di lanciare attraverso le pagine della rivista QuattroSoldi una sottoscrizione chiamata “Operazione Vigneti”. Un’iniziativa che oggi verrebbe definita crowdfunding e talmente all’avanguardia che all’epoca venne ripresa anche dalla stampa internazionale. Lo scopo era quello di raccogliere 150 milioni di Lire attraverso la sottoscrizione di quote dal valore di 10.000 Lire ciascuna. Ogni adesione doveva essere di “almeno una minima unità azionaria coltivatrice”, corrispondente a 100 azioni, per un valore minimo di 1 milione di Lire.

Una cifra piuttosto importante, se paragonata allo stipendio medio di un italiano che, in quegli anni, era di circa 120.000 Lire. La lungimiranza e la serietà dell’operazione erano documentate con una dettagliata descrizione che accompagnava il modulo di sottoscrizione, comprensiva di conto economico degli impianti, bilancio d’esercizio e ipotesi di ricavo.

Fin da subito l’Operazione Vigneti suscitò interesse e consensi, tanto da raccogliere in soli due mesi oltre mezzo miliardo di Lire. Venne così costituita la Viticola Toscana che acquisì il Castello di Meleto, ancor oggi sede della società, e circa 1.400 ettari di terreno circostante.

Vigneto Poggiarso

Fedele all’impegno preso con i sottoscrittori, la Viticola Toscana si impegnò nel risanamento della proprietà, che versava in condizioni di abbandono e sottosviluppo. Furono così recuperati i boschi, rimessi in produzione gli uliveti e 180 ettari di terreno furono destinati ai vigneti, principalmente per la produzione di Chianti Classico Docg. Con la rinascita agronomica cominciò anche il recupero storico e architettonico dell’area grazie agli interventi sui casali, sulla Pieve con l’annesso convento di Santa Maria a Spaltenna, e sul castello.

Oggi la società Viticola Toscana, con i suoi 1.600 azionisti-fondatori, è ancora proprietaria dell’intera area e rappresenta un modello aziendale tanto efficiente quanto unico.

Dal 2018, il nuovo direttore generale è Michele Contartese, classe 1977, già direttore commerciale di Castello di Meleto dal 2015. Sotto la sua guida, obiettivo sarà sviluppare la presenza dei vini Castello di Meleto sul mercato italiano ed estero ed armonizzare ancor più l’offerta enologica e quella enoturistica.

 

PRESENTE

Il Castello di Meleto rappresenta oggi una vera e propria fattoria modello, estesa su una proprietà di 1.400 ettari tra vigneti, oliveti, seminativi, boschi e il piccolo allevamento di maialini Cinta Senese, che vivono bradi. Offre così un esempio di come l’uomo possa contribuire a proteggere l’ambiente e a mantenere integro il paesaggio. Alla vista, infatti, le dolci forme delle colline alternano le coltivazioni ai boschi, mantenendo un perfetto equilibrio per il paesaggio ma anche per l’ecosistema.

La produzione vinicola è certamente il fiore all’occhiello dell’azienda. Alla vite sono dedicati circa 160 ettari scelti tra le terre più vocate e ben esposte. L’impegno in vigneto e la cura in cantina si traducono nella produzione di circa 700.000 bottiglie annue, vendute oggi in 26 paesi.

Vigneto Moci

Il Castello di Meleto si trova nel cuore del Chianti Classico. Ad attraversare le sue terre è il torrente Massellone, un tempo chiamato Clante, dal cui nome pare derivi quello della denominazione. I terreni aziendali raggiungono i 600 m slm, con altimetria media tra i 350 e i 450 metri, caratteristica che determina forti escursioni termiche tra giorno e notte, ideali per lo sviluppo degli aromi ed il mantenimento della freschezza. Mediamente, la composizione generale dei terreni è argilla (25-30%), sabbia (35-40%), limo (35-40%). Lo scheletro rappresenta tra il 5-10% del terreno, ed è principalmente costituito da galestro e alberese, rocce caratteristiche del Chianti Classico. Il galestro è un’argilla scistosa, altamente friabile, di origine antichissima, frutto dei sedimenti anticamente depositati sul fondo dell’oceano ligure piemontese. L’alberese è invece una pietra molto dura, calcarea.

La combinazione di microclima e suolo ha un ruolo fondamentale nell’equilibrio della vite, così come l’esposizione dei vigneti. La direzione dei filari in gran parte rispetta le linee di massima pendenza e si presenta a rittochino. I sesti d’impianto mediamente sono di 2,5 mt per 0,8 mt con una densità di circa 5.000 piante per ettaro. Il sistema di allevamento è cordone speronato o capovolto toscano ma l’azienda sta recuperando anche l’antica forma dell’alberello, un tempo tipica dell’area e oggi quasi abbandonata. L’età dei vigneti va da 1 a 35 anni.

Vigneto San Piero in Avenano

Protagonista assoluto è il vitigno Sangiovese, simbolo del Chianti Classico che, nelle singole sottozone, dà espressioni diverse. Accanto ad esso, trovano spazio anche altri autoctoni come la Malvasia Nera, il Canaiolo, il Colorino o il Vermentino e varietà internazionali come il Cabernet e il Merlot.

Grazie all’estensione della proprietà e alla lunga storia della viticoltura a Meleto, nei secoli sono stati selezionati i terreni più vocati, divisi in cinque macrozone, diverse per clima, pendenze, esposizione, composizione dei suoli e altimetria: Castello di Meleto, San Piero in Avenano, Poggiarso, Moci e Vigna Casi.

 

VINI

Nella gamma di Meleto segnaliamo due vini che ci hanno particolarmente colpito per pulizia, freschezza e piacevolezza.

 

ROSATO 2017 IGT Toscana Rosato

Canaiolo 100% del vigneto San Piero in Avenano, tra 450 e 500 metri di altezza s.l.m.

Color rosa tenue, sentori di fragola e ciliegia marasca. Buona freschezza abbinata ad un finale piacevole e morbido.

 

VIGNA CASI Chianti Classico Riserva Docg 2015

100% Sangiovese dal vigneto Casi (400 metri s.l.m.)

Porpora brillante, con riflessi tendenti al granato con l’invecchiamento. Attraenti aromi di violetta, ciliegie e frutti di bosco, abbinati a piacevoli note speziate, rotondo e vellutato, molto elegante, sostenuto da tannini spessi e non aggressivi. Finale molto lungo e intenso.

 

 

www.castellomeleto.it