“SIMPLY THE BEST”, LE GRANDI CANTINE ITALIANE TUTTE ASSIEME PER UN GIORNO

C’erano un po’ tutti, i big del mondo enoico italiano, le cantine storiche e le più blasonate, quelle più premiate dalle guide di settore. Dalle bollicine ai rossi strutturati, dai bianchi rifermentati ai passiti, al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci a Milano Simply the Best ha radunato ben 50 aziende, quelle che hanno ottenuto i massimi voti in almeno tre delle guide Ais Vitae, Bibenda, Daniele Cernilli/DoctorWine, Espresso, Gambero Rosso, Luca Maroni, Slow Wine e Veronelli.

Un parterre, quindi, di grandi nomi e grandi vini che ha suscitato l’entusiasmo di un folto pubblico pronto a degustare i vini top di ogni singola cantina. La giornata, organizzata da Civiltà del Bere, ha riunito fino a tre etichette per singola azienda. Una degustazione “impegnativa”: tra i tanti assaggi ci siamo concentrati in particolare su due aziende come Alois Lageder e Zenato.

La Tenuta Alois Lageder era presente con ben tre referenze: Löwengang Alto Adige Doc 2015 (Chardonnay in purezza), Cor Römigberg, Alto Adige Doc 2013 (Cabernet Sauvignon 95%, Petit Verdot 5%) e MMXIII, Alto Adige Merlot Doc 2013, un merlot in purezza che ha stupito per la sua freschezza, che nasce da uve coltivate secondo agricoltura biologico-dinamica controllata e provenienti da viti di 56 anni d’età. Una vigna vecchia dalla bassa resa per ettaro che dà vita a un vino dal naso intenso, con profumi di frutti di bosco e sentori terrosi e di spezie. Un carattere fresco, nonostante la vendemmia del 2013 e una vinificazione attenta, che prevede fermentazione malolattica in acciaio e affinamento del vino in barriques per circa 18 mesi.

Altro vino di grande interesse, da uve bianche, è quello a base di Lugana firmato da Zenato, che, con la Sansonina ha creato la prima cuvée di Lugana Vigna del Moraro Verde, con fermentazione spontanea. Anche qui siamo in presenza di uve che provengono da una vigna antica, per l’esattezza di 40 anni d’età. Il vino è intrigante, originale, dal taglio innovativo e molto femminile, grazie alla scelta della fermentazione spontanea, non a caso frutto del lavoro di due donne, Carla Prospero e la figlia Nadia Zenato.

Due degustazioni che ci hanno colpito, tra le tante che possibili in una serata in cui “l’elenco dei produttori partecipanti è stato da brividi” come ci ha confessato Alessandro Torcoli, direttore di Civilità del Bere.

Dopo il successo di questa giornata, speriamo che il prossimo evento possa essere dedicato a vini, magari meno blasonati e famosi, ma più innovativi, sorprendenti e originali, come quelli che abbiamo apprezzato di più.