THE STUDENT, L’HOTEL “ESTRANEO”

Ci sono emozioni forti di diversi tipi: quelle regalate dalla natura, dalle sue opere allo stesso tempo maestose e inconcepibili o quelle regalate dalla capacità umana di trasformare la materia in qualcosa di fuori dall’ordinario. Il che ci collega al concetto di estraneità, che ha fatto tanta fatica in filosofia nell’occupare un posto centrale all’interno di un pensiero e a possedere una valenza sistematica. Per dirla con il linguaggio di Aristotele, esiste sempre un estraneo, uno straniero, uno straordinario per noi, e sempre a proposito di un certo gruppo, di una certa persona, di un certo processo.

Un qualcosa di cui non ci si è ancora appropriati, che non è stato ancora conosciuto, studiato, esaminato e che solo temporaneamente non lo è. Già, perché intanto a Firenze il David di Michelangelo e il Duomo godono di un nuovo vicino dopo l’apertura di The Student Hotel, un hotel “estraneo”, ovvero una meta di co-living e co-lavoro con gli sguardi più scenografici del capoluogo toscano.

Una visione che stravolge completamente la quotidianità, dove si percepisce una Firenze incantata che comunica la sua intensa magia, catturando e facendo innamorare di sé chi la frequenta o chi in essa ci vive. Non si tratta però solo di una percezione intensa o comunque di un’abbagliante scena del senso, ma di un vero e proprio spazio di lavoro e di relax vivibile e condiviso, originariamente costruito nel 1864 per uso diplomatico, tramutato in un centro creativo per girovaghi globali.

Gli interni e le aree comuni dell’hotel sono state curate dallo Studio Rizoma Architetture di Bologna. I numeri della struttura parlano di 20.000 mq, 390 stanze e un ristorante condotto dallo Chef Fabio Barbaglini (non accidentalmente battezzato OOO – Out of Ordinary) con l’opportunità di identificare una lunghissima sequenza di esperienze culinarie, fruibili dalle prime ore dell’alba fino a tardissima notte, tanto per incominciare.

Poi un’immensità di svaghi e di noleggi da far invidia a qualsiasi catalogo-vacanze. Un design che stimola, un’architettura di assoluta avanguardia, un incubatore di ulteriori start up che distribuisce superfici e servizi. Insomma una libertà di movimento e interazione volta a promuovere la connettività tra studenti, ospiti e autoctoni in un circolo d’illimitato virtuosismo.

Dunque TSH non è un hotel, ma si erge, con ottima disinvoltura e proposito, a simbolo di un panta rei ove si afferma l’accoglienza, la qualità e l’appetito di sognare ad occhi spalancati.

 

thestudenthotel.com

 

Photo credits Sal Marston