ROMA BAR SHOW E MARTINI, ISTANTANEE DI UN SUCCESSO ASSOLUTO

Si è concluso da poco il Roma Bar Show, un evento su cui l’asticella delle aspettative era stata fissata molto in alto. E chi si chiedeva se la piazza romana fosse pronta e preparata, al pari di altre capitali europee, ad ospitare una grande kermesse dedicata al mondo degli spirits e della miscelazione, ha avuto una risposta che non ammette repliche. Roma Bar Show si è imposto, di fatto e nonostante fosse la prima edizione, come uno degli appuntamenti europei di riferimento per numeri, qualità e ricchezza del programma, ritagliando uno spazietto un po’ più luminoso all’Italia sulla mappa internazionale del bere alcolico. Un mondo che attira un pubblico sempre più consapevole di ciò che sceglie, in cui la “botta” alcolica è solo un supporto ad un’esperienza gustativa e sensoriale sempre più appagante, creativa e coinvolgente.

Raccontare tutto quello che è successo nella miriade di stand e padiglioni allestiti nel Palazzo dei Congressi del quartiere Eur – dove tutti, ma proprio tutti, i nomi che contano hanno avuto degna rappresentanza, dalle grandi multinazionali a referenza di nicchia solo per veri “nerd” della bevuta – è impossibile. Ci limitiamo a qualche istantanea e qualche commento su un paio di eventi che abbiamo seguito con molto piacere, entrambi organizzati da Martini.

Mattia Pastori

Il primo è una masterclass su un tema molto in voga da qualche tempo: “Bitter, un viaggio per l’Italia tra tradizione ed innovazione”. Il giovane, ma già apprezzatissimo bartender di fama internazionale Mattia Pastori ha esplorato l’evoluzione nell’aperitivo all’italiana, grazie alla scelta di ingredienti originali e all’applicazione di modernissime tecniche di lavorazione. Il tutto con un denominatore comune che è il sapore amaro, l’ultima frontiera del bere miscelato, che vede il bitter come ingrediente principale per decine di nuovi drink, sempre più richiesti ad ogni latitudine. E se da noi il gusto amaro è stato sempre in cima alle preferenze, è soprattutto nel resto del mondo che si sta assistendo ad una vera e propria bitter mania, con un apprezzamento per note meno dolci nei cocktail e addirittura locali che preparano solo drink di questo tipo.

Allo stand Martini Caffè Torino sono andati in scena allora quattro miscelati amari, associati ad un percorso ideale che partiva da Milano, città natale di Pastori, per arrivare a Roma seguendo le tappe de La Classica, la tradizionale corsa sponsorizzata da Martini Racing Ciclismo a cui hanno partecipato bartender da tutta Europa.

Gold shakerato

Partiamo da Milano. Gold Shakerato: preparato con Bitter Riserva Martini chiarificato con latte e limone e con riduzione alcolica di zafferano, ingrediente cardine della cucina meneghina. La tecnica antica del “milk wash”, che serviva a chiarificare e purificare i cocktail di una volta, abbinata al colore di uno degli ingredienti simbolo della cucina milanese. Una lavorazione veloce, che ottimizza l’uso del tempo. La parte grassa rimane sulla lingua, facendolo sembrare in apparenza dolce: in realtà è solo morbidezza iniziale, che lascia poi spazio ad una persistenza dell’amaro molto lunga in bocca, con un contrasto divertente e piacevole.

Holistic Negroni

Arriviamo in Toscana. Holistic Negroni: un drink basato su un classico Negroni, infuso con olio di nocciole toscane, che rimane nel negroni per un paio di giorni, per essere poi ghiacciato e separato, avendo avuto il tempo di lasciare la sua eredità aromatica al cocktail. La nocciola si sente tanto al naso e rende più complessa la beva. Ha una texture cremosa, che sorprende con un bel finale amaro di frutta secca. Scendiamo nel Lazio e arriviamo in Sabina, alle porte di Roma, zona rinomata per la produzione di olio extravergine. Ecco allora il V & TO, un vermut and tonic realizzato con un solidificatore che, giocando su campi di alta e bassa pressione, fa nascere bolle d’aria che permette alle componenti di olio e vermut di entrare in contatto e di miscelarsi. Una tonica classica, resa un po’ più amara da qualche cc di china Martini. Si sente la parte oleosa e profumata, abbinata anche alla aromaticità della base di vino moscato, con un sapore finale delicato e scorrevole. Si arriva infine nella città imperiale. E allora qui ci vuole il Cocktail Martini, l’imperatore dei cocktail, anche se in una variante singolare, in cui l’elemento grasso e aromatizzante è aggiunto da un fat wash di burro al tartufo. La preparazione del Martini è un rito solenne per qualunque barman, che deve essere un maestro a dosare i tre elementi vitali: la forza bruta del gin, la sensualità del vermut, e la temperatura del ghiaccio. Al naso il tartufo si percepisce in maniera molto soft, uscendo poi fuori prorompente come sensazione retro-olfattiva. Un sorso potente e vigoroso, come ci si aspetta da un Martini ben fatto.

Terrazza De Russie – Roma

Ma il Roma Bar Show ha visto anche tanti eventi fuori salone, dislocati su tutta la capitale. Uno dei più belli, per contesto ed atmosfera, è stato quello – sempre targato Martini – organizzato nell’iconico Hotel De Russie, in pieno centro, su una delle più belle terrazze interne della città. In questo caso i protagonisti erano i whisky distribuiti dalla Bacardi Martini, raccontati dalla brand ambassador Cristina Folgore, e abbinati a dei finger food preparati dal ristorante Le Jardin, interno all’hotel.

In apertura, per scaldare il palato, è stato servito un Bubble Scotch: whisky Aberfeld 12 anni, Martini ambrato, zolletta di zucchero, gocce di aromatic bitter, ciliegie di Vignola aromatizzate al bourbon e spezie miste, completato con un top di prosecco Martini e twisted arancia. Un bel cocktail di inizio serata, anche questo, come di tendenza, molto giocato sulle note amare. Poi una carrellata di whisky selezionati da Bacardi Martini. Oggi, si sa, va tanto di moda pasteggiare con i superalcolici: come sdoganare quindi l’idea del whisky solo come bevuta di fine pasto? Andando a pescare, nel ricchissimo paniere dei distillati distribuiti, referenze non troppo complesse e tendenzialmente più semplici da abbinare. Ecco allora il Craigellachie 13 anni, di una nuova distilleria dello speyside, con le sue note fruttate, piccanti e lievemente fumé, e un Aberfeldy 12 anni, prodotto delle highlands, col suo sapore dolce e cerealicolo, abbinati al foie gras. Poi l’isola di Islay: il regno della torba, che non accetta mezze misure. Qui l’abbinamento più “gettonato” della serata: un Laphroaig 10 anni, il single malt più noto e venduto dell’isola, versato direttamente su un’ostrica.

Il sapore corposo, affumicato ma anche dolce, del distillato, si accompagnava da dio con la consistenza sensuale del mollusco, con un finale salmastro e iodato di puro godimento. Per completare il tour mondiale non poteva mancare il Maker’s Mark, un bourbon da grano rosso invernale, liscio e morbido, e l’Hibiki, un blend della giapponese Suntory, un whisky elegante, complesso, stratificato, di grande armonia. Proposti tre abbinamenti: salmone, fiore di zucca fritto, e mini hamburger. Abbiamo provato le varie combinazioni e, alla fine, la accoppiata Hibiki + hamburger è quella che ci ha convinto di più.

 

 

romabarshow.com

martini.com