ALTO ADIGE: VINI DI EQUILIBRIO E PRECISIONE

Con la vendemmia 2019 l’Alto Adige si conferma ancora una volta terra di grandi vini.
Non più solo bianchi come Weissburgunder, Kerner, Sauvignon, Muller Thurgau, Riesling, Gewürztraminer ma anche gli autoctoni rossi, Schiava e Lagrein, tornano ad avere un ruolo di prim’ordine. Sebbene produttori e singoli vignaioli guidino lo sviluppo del proprio vigneto e imprimano il loro stile, ogni annata segna invece con il suo specifico andamento climatico la vita del vino in termini di durata e longevità.

L’Alto Adige possiede circa 5.500 ettari coltivati a vite per 5.000 piccoli produttori e un terroir piuttosto variegato, tanto da poter affermare che ciò che rende unica la produzione enologica di questa regione è proprio il contesto di suoli inseriti in un ambiente montano. Un territorio ristretto e differenti microclimi permettono alle uve di raggiungere la perfetta maturazione grazie alla considerevole quantità di ore di sole che, nella stagione estiva, fanno segnare temperature talvolta torride. Non a caso Bolzano rincorre le sahariane città siciliane per le elevate temperature, ed Egna e Salorno prosperano nel mezzo di cipressi e oleandri. Un patrimonio enologico in mano ad aziende famigliari o microstrutturate convertitosi nel corso degli anni dalla produzione di vini rossi a quella di vini bianchi, che oggi raggiungono il 62% del totale prodotto.

Le vigne, incastonate tra colline e pendii, contaminate dal fascino mediterraneo e arricchite dalla tipicità locale, seguono idealmente il corso dei fiumi Adige e Isarco costeggiandoli dalle Alpi fino a sud della regione. In Val Venosta e Valle Isarco, roccaforte dei vitigni bianchi si coltivano Pinot Bianco, Riesling, Kerner, Sylvaner. Intorno a Merano, dove il clima diventa più mite, sono prevalenti il Pinot Nero, la Schiava e il Sauvignon, mentre tra Merano e Bolzano i grandi bianchi atesini diventano estremamente minerali grazie ai terreni di arenaria porfidica. Nella conca di Bolzano come riportano anche le registrazioni storiche di monasteri e nobili, il Santa Maddalena Doc, blend di Schiava gentile per l’85% e altri vitigni rossi dell’Alto Adige (generalmente il Lagrein), è da sempre considerato “pregiatissimo vino”. L’Oltradige, ovvero Appiano e Caldaro con l’omonimo lago, è il cuore pulsante della produzione al quale si aggiunge per importanza Termeno con l’eccellenza del Gewürztraminer. Infine i comuni di Mazzon e Montagna conosciuti per le grandi interpretazioni di Pinot Nero.

“La 2019 è stata un’annata particolarmente calda e asciutta”, riferisce il Direttore del Consorzio Vini Alto Adige, Eduard Bernhard . Nonostante periodi roventi intervallati da eventi atmosferici estremi soprattutto in primavera, a cui sono seguite le basse temperature del mese di maggio e una vendemmia ritardata di due settimane rispetto alla precedente, ha dato comunque tanta qualità, precisione, freschezza. “Punti fermi che caratterizzano i vini di ogni singola area, dalla più fresca come la Valle Isarco alla più calda di Brental” afferma Eros Teboni, Best Sommelier of the World WSA 2018 che ha condotto la degustazione.

 

LA DEGUSTAZIONE

 

Weissburgunder “linea festival” 2019 Kellerei Meran Burggräfler

È coltivato nei dintorni di Merano, vigneti di Marlengo e Tirolo.
Ha il profumo della mela verde e delle albicocche mature mentre il colore giallo paglierino con sfumature verdognole anticipa il lieve tono acidulo che accompagna una struttura decisa.
Vino pieno e denso.

 

Chardonnay 2019 Alois Lageder

Prodotto dai vigneti nella bassa atesina è il calice della piacevolezza. Si rincorrono ricordi esotici delineati dai profumi di melone, banana e kiwi. Al frutto ben presente, si aggiunge la complessità dei terreni argillosi.
Finale succoso di scorza e fiori d’arancio.

 

Kerner “Luxs” 2019 Weingut Niklas

Riesling Renano e Trollinger si uniscono per dar vita ad un vino che è la sintesi di vini altoatesini provenienti dai luoghi più caldi dell’Alto Adige e da un suolo di ciottoli calcarei come Muttergarten, Lavardi e Trifall. Al naso profuma di lime, di florealità esotica e di petali di rosa, esaltando la sua complessità e maturità. In bocca è un tè bianco, intenso e persistente. Sapido, minerale, estremamente verticale, porta con sé la frazione calda del luogo a cui appartiene.

 

Gewürztraminer 2019 Kellerei Kurtatsch

Il gioco aromatico di questo calice è decisamente importante ma sempre ben bilanciato dall’acidità che gli dona singolare freschezza ed eleganza. Un struttura importante proprio come la sua parte alcolica, che racconta le estati torride di Brental. Un Gewürztraminer estremamente piacevole, mai troppo esplosivo e soprattutto mai noioso.

 

Südtiroler Lagrein Kretzer 2109 Weingut Unterganzner di Josephus Mayr

Parliamo di un vitigno che vinificato “rosato” può orientarsi verso differenti cifre stilistiche, assomigliare ad un grande bianco o tendere al più prossimo calice di rosso. Uno dei più importanti produttori, Josephus Mayr, riesce a costruire in vigna un Lagrein ricco di profumi, di acidità e di una buona parte polifenolica per un giusto equilibrio, non senza precisione e versatilità. L’uva, le fragoline di bosco, il pepe bianco e una piacevole vena erbacea che mitiga immediatamente la dolcezza del biancospino, anticipano al naso un ingresso di bocca pieno e dinamico. Persistente e avvolgente, gioca le sue carte come un fresco e giovane rosso.

 

Santa Maddalena “Huck Am Back” 2019 Kellerei Bozen

La collina di Santa Maddalena si sa è luogo di eccellenza per la Schiava, favorita dal clima caldo e dalle decise escursioni termiche oltre ai terreni ghiaiosi. In blend con il Lagrein, che aggiunge tannini definiti, ha un sapore pieno e persistente. Il naso decisamente floreale, profuma di mandorla amara e di un fruttato che ricorda la ciliegia e il lampone. Un piccolo gioiello enologico firmato Cantina di Bolzano.