CARPINETO. ELEGANZA E RUDEZZA DEL SANGIOVESE

In fondo, cercavano solo l’eleganza.
Quando Giovanni Sacchet e Antonio Zaccheo piantarono la loro prima vigna a Dudda, fortunata frazione di Greve in Chianti, era il 1967.
Volevano fare vino.
Volevano provarci e volevano riuscirci. O meglio, volevano riuscirci bene.
Quello che dapprima voleva essere il fiero racconto del territorio del Chianti Classico, sconfinò presto nell’esecuzione della finezza dipinta a colpi di enoico pennello e divenne, infine, un impero di 500 ettari vitati a presidio di cinque fra le più belle zone vitivinicole toscane. Carpineto pose il primo vessillo delle sue Tenute, altrimenti dette Appodiati, in quel del Chianti Classico dove oggi conta ben due sedi, procedendo poi verso sud in direzione di Montepulciano, Gavorrano e infine a Montalcino.

I fondatori Giovanni Sacchet e Antonio Zaccheo

Ricordato per avere il vigneto contiguo ad alta densità più vasto d’Italia con i suoi 65 ettari, l’Appodiato di Montepulciano vive su una superficie di 184 ettari. Tutto, qui, si compone nell’estensione. Un’estensione larga, spaziosa, ampia, di respiro. L’occhio si perde fra la distesa armoniosa delle colline, interrotta solo dalla presenza di un laghetto e di un bosco (una tartufaia, per essere precisi) coccolati dal sole toscano che scalda l’aria d’inverno. Qui Carpineto imbottiglia il Vino Nobile di Montepulciano Riserva e 4 Cru di Vino Nobile di Montepulciano. Vigneto Poggio Sant’Enrico è il più iconico della tetralogia; proviene dalle due vigne più vocate dell’area sud, impiantate nel 1978 e nel 1995. Si tratta di 4 ettari totali di argilla, sabbia e conchiglie, che meglio hanno saputo esaltare i tratti di carattere del Sangiovese, vitigno protagonista della denominazione, certamente, ma anche dello stile Carpineto. Si investe sul tempo, dove l’attuale annata in commercio di Nobile di Montepulciano Vigneto Poggio Sant’Enrico è la 2012. Una scommessa che ha portato i suoi frutti e che è perseguita tutt’oggi dalle nuove generazioni alla guida, rappresentate da Caterina Sacchet, enologa, Elisabetta Sacchet, Francesca Zaccheo e Antonio Michael Zaccheo all’Export.

Le nuove generazioni Carpineto

Recente acquisizione è invece la Tenuta di Montalcino, divenuta proprietà delle famiglie Sacchet e Zaccheo nel 2014. Si trova in uno dei punti più alti della denominazione, in località Rogarelli. Dai suoi 500 metri di altitudine domina un panorama che ispirerebbe qualunque pittore impressionista, traendo piacere e intuizione artistica dai contrasti delle luci e delle ombre, dalla vividezza dei colori e dalle alternanze delle profondità. Qui Carpineto pone la firma alla sua versione di Brunello di Montalcino. Anche in questo caso la parola d’ordine è una sola, la medesima: eleganza.
La finezza, il profilo snello e il fascino della sinuosità sottile ma affatto scarna delle forme, sono ciò che caratterizza il Brunello di Montalcino di Carpineto tanto quanto il Vino Nobile di Montepulciano. Si voleva indagare il proprio stile, ricercandolo fra il gusto che, nel caso di Carpineto, proveniva da un’alchimistica combinazione di palati, quello di Sacchett e quello di Zaccheo. Il risultato venne proposto allora sotto il nome di Carpineto, e viene perpetuato oggi nella modernità dei tempi nuovi e nell’ignoto celato dei tempi vecchi, che oggi si aprono a noi in tre piccole verticali di due mostri sacri della toscanità viticola.

Brunello di Montalcino DOCG

100% Sangiovese
Affina in grandi botti di rovere per tre anni. Minimo sei mesi in bottiglia

Annata 2015
Naso ancora un po’ pungente. Affiora la veemenza del frutto rosso asprigno, bilanciata tuttavia dall’impressione più morbida delle spezie dolci. Bocca giovanissima, fresca, tannica ma non aggressiva. La sapidità marcata sfuma su un finale amaricante. Porta ancora chiuso in sé il segreto di ciò che sarà.

Annata 2012
Timbro olfattivo più scuro: cuoio, tabacco, confettura di corniole, cocco disidratato; la parte terrosa è molto spiccata e tesse la trama di sfondo. Anch’esso agitato in bocca, si dirige verso l’equilibrio sostenuto da una buona struttura.

Annata 2010
Naso di bellissima balsamicità. Vira verso la prugna secca, la frutta rossa disidratata, le spezie orientali, il curry e il cumino. E poi la menta, l’eucalipto, la macchia mediterranea e il mirto. La freschezza del suo profumo affascina se si pensa alla sua età, mostrata elegantemente nel sorso equilibratissimo, elegante, levigato, perfettamente corrispondente all’aromaticità del naso.

Vino Nobile di Montepulciano Riserva DOCG

80% Sangiovese – 20% Canaiolo e Colorino
Affina per 2 anni in botti di rovere di Slavonia da 55 hl e in barrique. Minimo 6 mesi di bottiglia

Annata 2015
Naso di amarena, che impera su uno sfondo speziato di curry e pepe nero e su una soffusa, morbida allure di burro di karitè. Bocca di percepibile ma non esasperata astringenza. Asciutto nel tannino, ma carnoso nella struttura

Annata 2010
Il frutto si avvicina al ricordo di una prugna secca. Affiorano il miele, il cuoio, il legno di sandalo. Inizia ad accennare una certa balsamicità, ancora in secondo piano sulla trama speziata. Il palato è fresco e uniformemente tannico.

Annata 2004
Il frutto è ora chiaramente in confettura. Ricorda la polvere di caffè, la terra, il cuoio usurato dal tempo, l’eucalipto. Accenna ancora una certa gentilezza floreale, che trascina con sé la complessità di un bouquet in costante apertura. Bocca di bellissima compostezza. Tannino uniforme e livellato. Grande equilibrio.

Annata 1998
Naso stratificato e scuro. Caramello, cioccolato fondente, frutta secca, scorza di agrume disidratata e spezie orientali colorano le tonalità calde di un naso sorprendente e accogliente. Bocca smussata, levigata, forse giunta al suo porto. Seppur mancante di un certo sferzo, rimane comunque ben bevibile e intrigante.

Vigneto Poggio Sant’Enrico – Vino Nobile di Montepulciano DOCG

100% Sangiovese
Affina in barrique di rovere francese al primo passaggio. Minimo 45 mesi di bottiglia

Annata 2015.  Anteprima Assoluta: “Vino atto a divenire”
Emerge ancora la traccia del legno, al naso. La componente fruttata e quella punta di erbe aromatiche devono ancora amalgamarsi. La bocca è ancora asprigna nell’acidità ma già dotata di una bellissima struttura, che predispone il vino a un ulteriore buon affinamento.

Annata 2010
Naso che presenta una criptica stratificazione. L’apertura è lenta: le sue note di tamarindo, vaniglia, cannella e chiodo di garofano sono svelate pian piano nel tempo. Allo spessore olfattivo corrisponde una bocca di piacevole maturità, equilibrata, carnosa, capace di riempire e al contempo pulire il palato con l’astringenza di un buon tannino.

Annata 2004
Naso che danza nella complessità del miele, delle corniole e delle spezie. La trama scura cede il passo ad una punta vegetale. Il sorso è di buon corpo eppure leggiadro, scorrevole ed elegantemente snello.

Annata 1998
Cerino, zolfo, caramella al miele, caffè, zucchero di canna, creme caramel, gelatina alla liquirizia: un bouquet che potrebbe andare avanti ad aprirsi per ore, svelando di continuo la sua fitta trama. Bocca molto levigata, perfettamente composta e definita nel tannino elegante. Ha raggiunto la sua piena maturità.

 

 

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