CASTELLO DI CIGOGNOLA: ORGOGLIO OLTREPÒ PAVESE

Parola chiave Pinot Nero. La famiglia Moratti, a partire dalla storica tenuta del Castello di Cigognola e dai suoi vigneti, è determinata a partire dal principe dei vitigni per rilanciare il territorio (magnifico) dell’Oltrepò Pavese. E d’altra parte non è la sola grande azienda che sta letteralmente combattendo in questa direzione. E i generali sul campo sono i vini stessi. L’origine medioevale della Roccaforte di Cigognola per prima testimonia che ci troviamo in una regione caratterizzata da antichi e nobili insediamenti. Una parte di Lombardia da sempre vocata alla viticultura, che oggi può ripartire, o meglio rinascere, grazie a una visione di ampio respiro e coraggiosa. Una visione condivisa da Gabriele Moratti, fin da quando ha preso in mano, pochi anni orsono, le redini dell’azienda.

La suggestiva veduta sull’Oltrepò Pavese

L’Oltrepò pavese”, sostiene l’amministratore delegato Gian Matteo Baldi, “è la regione dello Champagne del Sud, e noi puntiamo moltissimo sul Blanc de Noirs”, spumanti di Pinot Nero in purezza “perché qui il suolo e il microclima sono decisamente vocati per questo vitigno”. Il Castello di Cigognola possiede 30 ettari di vigneti dedicati sui 3 mila ettari coltivati a Pinot Nero del’Oltrepò e gode di ottime esposizioni, favorite, paradossalmente anche dal cambiamento climatico.
Eppure oggi, qualsivoglia progetto innovativo non può non tenere conto di tre importanti fattori: sostenibilità ambientale, sociale e ricerca scientifica sul campo come sul territorio.
Da qui la scelta di realizzare una conduzione biologica “sempre più rigorosa”,  l’impegno a valorizzare il lavoro e la manodopera e l’impegnare metà degli utili in attività no profit. Da qui l’avvio di un progetto agronomico ambizioso “per valutare il potenziale qualitativo del vigneto, correlando vigneto e qualità finale del vino, attraverso un approccio che si basa su studi e sperimentazioni pluriennali nei terroir più vocati d’Italia” condotto con l’agronomo Giovanni Bigot e in collaborazione con Angelo Gaja e Stefano Poni, docente dell’Università Cattolica di Piacenza.

In prima fila Moratti schiera dunque due spumanti esordienti ma di raro talento. Prima annata del nuovo corso, il 2015, oggi disponibile e acquistabile, ahi noi, solo online per evidenti ragioni. Sono due diverse declinazioni di Blanc de Noirs: la prima un Brut, la seconda un Pas Dosé, che nascono da un concetto fondamentale: la libertà.
Lo stesso che guida la sapiente creatività del mondo dello champagne e che si esprime soprattutto nelle cuvée. Libertà intesa quindi come sperimentazione.
Sperimentazione che comincia in vigna e prosegue in cantina.

 

Cuvée More Brut

90/100

Non Millesimato, ma di fatto annata 2015, tiraggio 2016, sboccatura 2019. Un vino fresco, fine e di grande eleganza. I frutti rossi saltano subito fuori, ma “More” sull’etichetta ha un significato più intimo. È il modo con il quale Gian Marco e Letizia Moratti si rivolgevano l’uno all’altra, parte di un personalissimo lessico di coppia. Questo Brut non sarà forse mai uguale a se stesso, proprio perché concepito nel segno della libertà. O forse è meglio dire perché concepito secondo criteri e idee ancora in divenire.

 

MORE PAS DOSé

92/100

Un carattere già più maturo e convincente. Uno spumante che per la sua audacia testimonia ancor più il senso e l’ambizione dell’intero progetto della Maison. Uno spumante fresco lineare e insieme complesso, capace di esprime l’essenza del Pinot Nero coltivato nel territorio dell’Oltrepò. Dal naso al palato non fa che ripeterci: “Io provengo da qui, da queste colline. E ne vado fiero”.

 

castellodicigognola.com