ERBAMAT, IL “MORDACE” PROGETTO DI CASTELLO BONOMI

Castello Bonomi, ovvero 24 ettari di vigneti sviluppati in “colluvi gradonati”, circondati da un meraviglioso parco secolare al centro del quale si innalza una struttura fiabesca. Siamo a sud della Franciacorta, ai piedi del Monte Orfano, nel comune di Coccaglio: le peculiarità di questa zona stanno nell’origine dei terreni e nel microclima. Il terreno, infatti, non è di origine morenica come il resto della Franciacorta, ma nasce dal sollevamento tettonico che ha permesso la formazione di un “conglomerato calcareo”, cioè terreni calcarei molto diversificati che vanno dal colore rosso al bianco e vocati alla produzione di vini spumantizzati. Inoltre l’ambiente pedoclimatico è più caldo e asciutto rispetto alle altre zone franciacortine, con il Monte Orfano che protegge le vigne dalle correnti fredde e umide delle Prealpi. Ne è dimostrazione la presenza di numerose piante di capperi e l’esposizione al sole delle vigne è ottima.

Il castello, simbolo dell’azienda, era stato progettato alla fine del XIX sec. dall’Architetto bresciano Antonio Tagliaferri per volontà della famiglia di Andrea Tonelli. Negli anni ’80 del secolo scorso la tenuta è stata comprata dall’Ingegner Bonomi che ha iniziato a recuperare i vigneti esistenti. Dal 2008 la famiglia veneta Paladin gestisce l’azienda con passione e caparbietà, potendo vantare di un team altamente preparato, costituito da persone di grande calibro come Carlo e Roberto Paladin, l’enologo Luigi Bersini e Leonardo Valenti dell’Università Statale di Milano. Proprio grazie alla collaborazione con Valenti ha preso vita, dal 2010, il progetto di recupero di un vitigno autoctono franciacortino come l’Erbamat.

Il punto di partenza è stata la volontà di riscoprire alcuni vitigni storici della zona per poter caratterizzare e differenziare il Franciacorta valorizzando il territorio. Dopo aver valutato quali varietà erano idonee al progetto, delle cinque tipologie inizialmente selezionate da Castello Bonomi e dalle altre aziende coinvolte, si è deciso di puntare sull’Erbamat. Un primo motivo è che il vitigno è tardivo, con la possibilità di allungare il periodo di vendemmia di un mese rispetto a Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero, contrastando così le conseguenze del cambiamento climatico che costringe a raccogliere precocemente l’uva. L’Erbamat si caratterizza, inoltre, per un’acidità malica spinta adatta alla spumantizzazione e alla longevità dei vini. Si è poi notato che aiuta a minimizzare il pericolo dell’oidio che è molto frequente in queste zone. Nel 2011, in seguito al sovrainnesto di alcuni filari di viti, si ebbe la prima produzione di Erbamat da parte delle aziende del progetto, ma solo Castello Bonomi vinificò separatamente le uve ed è oggi l’unica a poter disporre di una verticale di annate. Alla fine delle svariate sperimentazioni il Consorzio ha stabilito che si può utilizzare al massimo il 10% di Erbamat nella tipologia DOCG Franciacorta, ma la speranza di Castello Bonomi e del professor Valenti è che si arrivi in futuro a percentuali più alte.

Il 13 settembre Castello Bonomi ha organizzato un evento esclusivo in cui si è potuta degustare la Cuvèe 1564, cioè la cuvée di Chardonnay, Pinot Nero ed Erbamat, in verticale dal 2011 al 2014. Il nome nasce grazie ad Agostino Gallo, agronomo bresciano, che citò nel 1564 per la prima volta il vitigno Erbamat descrivendolo come mordace. Prima della verticale, il Professor Valenti sceglie di inserire nella degustazione l’Erbamat 2011 in purezza, un’esperienza senza dubbio interessante per comprendere lo stile di questo vitigno che abbiamo riconosciuto nettamente durante la degustazione delle annate di Cuvèe 1564: una spiccata acidità che non compromette la tipicità del Franciacorta ma anzi le dona un valore aggiunto. L’Erbamat è presente in diverse percentuali nella Cuvèe 1564: nella 2011 per il 30% nelle altre tre annate per il 40%. Il dosaggio è in tutte le annate di circa 2 g/l di zucchero. Roberto Paladin ha annunciato che le bottiglie dell’annata 2014 verranno commercializzate nel 2020, saranno circa 800 e il Consorzio del Franciacorta ha stabilito che lo spumante con Erbamat sarà chiamato Franciacorta “mordace” per sottolineare l’identità di questo vitigno autoctono recuperato.