G.D. Langhe Chardonnay 2015, Il bianco di Casa Damilano

Conoscevo bene Damilano, sia per aver visitato la Cantina, sia per numerosi assaggi dei suoi Cru. Della loro gamma ho sempre lodato la pulizia, la purezza e la nettezza della nobiltà che solo il Nebbiolo di Langa sa offrire. Ma certo non pensavo che la sorpresa più lucente di un piacevole pranzo da Cracco a Milano fosse un bianco, l’ultimo nato della casa, il G.D.

Paolo Damilano, Carlo Cracco, Guido Damilano

Per l’occasione Chef Cracco e Damilano ribaltano l’ordine costituito che regge da sempre i percorsi di degustazione: s’inizia con una superba Faraona e il Barolo Cannubi 1752 Riserva 2010, per proseguire con una fragrante Animella e il Cannubi 2013, infine arriva la Triglia con il G.D. Langhe Chardonnay 2015. L’upside-down ha funzionato benissimo…

Damilano ha una particolare fortuna, avere una spropositata quantità di vigne (tra proprietà e gestione) sulla leggendaria collina di Cannubi. E come dico spesso agli Chef troppo zelanti, quando hai una grande materia prima per ottenere un grande risultato l’unica soluzione è lasciarla parlare, senza eccedere in personalismi.

Le due etichette di Cannubi di Damilano sono un fulgido esempio di grande vino da un grande terroir: finezza prima di tutto, un’eleganza di tannino disarmante; poi ovviamente profondità e lunghezza, quasi infinite; quindi la freschezza, decisa e balsamica; infine la perfezione stilistica, esemplare. E’ un piacere degustare un Cannubi di Damilano, in esso si legge tutta l’aristocrazia di un territorio baciato da non so quale divinità, ma certamente d’importante levatura.

Tra l’altro Damilano, nonostante un apparenza moderna e funzionale, è una cantina di Barolo d’antichissime tradizioni, ultra centenarie. L’attività della famiglia Damilano inizia nel 1890 quando, nel comune di Barolo, Giuseppe Borgogno, bisnonno degli attuali proprietari, iniziò a coltivare e vinificare le uve di proprietà. È però con la generazione successiva, con Giacomo Damilano, che la cantina assume il nome attuale. È lui a dare impulso alla cura delle vigne, a costruire la cantina e ad apportare costanti miglioramenti nella qualità della vinificazione. Infine, dal 1997 la conduzione dell’azienda è in mano ai suoi tre nipoti: Guido, Mario e Paolo Damilano.

Damilano non è solo Cannubi però: sono ben 53 gli ettari di vigne collocate tra Barolo, Monforte, Grinzane Cavour, Novello, La Morra, Casorzo e Vezza d’Alba. Ovviamente Cannubi vive di luce propria, ma ripetuti assaggi della gamma mi hanno fatto apprezzare anche vini di straordinaria personalità provenienti da Brunate, Cerequio e Liste. Merito dell’enologo Alessandro Bonelli che affianca Guido Damilano in cantina, e alla consulenza esterna di Beppe Caviola.

Arriviamo quindi alla novità del nostro incontro da Cracco, il G.D. Langhe Chardonnay 2015. Questo vino nasce come una sfida, nella convinzione che le Langhe sappiano sempre dare voce a grandi interpretazioni, anche sul versante bianco. G.D. ha origine da viti di 25 anni su suoli caratterizzati da percentuali calcaree, di argilla e di sabbia nella zona di Monforte d’Alba. Il progetto, fortemente voluto dalla famiglia Damilano, è stato quello di creare un ritratto inedito delle Langhe, un bianco capace di essere all’altezza dei loro Cannubi. Per questo in tutti i passaggi, dalla vigna fino alla cantina, G.D. gode delle stesse cure destinate ai cru di Barolo, incluso un uso mirato del legno e come loro è custodito a lungo in cantina, senza fretta.

La degustazione ha rivelato un vino di grande intensità, polposo e materico, con nuance di frutta bianca matura e leggeri toni tostati. Al palato si apprezza tutta la sua importanza, morbido, avvolgente, ma anche decisamente aperto e sapido. Per ora le bottiglie prodotte nell’annata 2015 sono poche migliaia, ma speriamo di poterlo assaggiare di nuovo tra un po’ di tempo, per capirne l’evoluzione.

Il nostro desiderio era creare un bianco capace di offrire ad ogni sorso i valori della nostra esperienza in vigna e in cantina, ma con un’altra… tonalità” ci ha raccontato Paolo Damilano a Milano “Abbiamo scelto lo Chardonnay perché è al tempo stesso vitigno di grande tradizione nel nostro territorio e indiscusso leader internazionale”.

Il progetto s’ispira direttamente al pioniere della famiglia Damilano, quel Giacomo a cui il vino è dedicato, che negli anni ‘20 aveva intuito la vocazione e le potenzialità dei vigneti di casa costruendo le basi della Cantina.

Non possiamo che augurare al G.D. un luminoso futuro, magari cercando di emulare un mito come il Gaia & Rey, una leggenda che ha scritto la storia dello Chardonnay e che ha dimostrato come sia possibile produrre il miglior bianco d’Italia nella terra dei grandi rossi per eccellenza.