Le due vite di Alessandro François

Si possono vivere due vite? Non due fasi della stessa, ma proprio due vite, intense, appaganti, vere, e totalmente diverse. Dopo aver incontrato Alessandro François la risposta è decisa e risoluta: .

Sono arrivato a Greve in Chianti spinto dalla curiosità. Troppo buoni, troppo intensi e definiti quei vini di Castello di Querceto per non andare fino a lì, dove li producono, in Via Alessandro François 2 (il nome della via non è un refuso e non è neppure una perversa forma di autocelebrazione del protagonista di questo articolo). Alessandro François ha illustri antenati, di cui uno omonimo, a cui è stata intitolata la strada che porta al Castello.

La prima vita di Alessandro François inizia nel 1935, all’età di 18 anni, quando da Coverciano decide di trasferirsi a Milano per studiare ingegneria chimica. Lascia la sua Toscana, una terra che i suoi avi avevano raggiunto e conquistato 7 generazioni prima quando da Nancy si accasarono alla corte del Gran Duca di Toscana. Non tornarono più in Francia e si trasformarono, lentamente, in toscani purosangue.

Alessandro si laurea brillantemente e intraprende una carriera di successo nella chimica industriale, collaborando anche con Giulio Natta. Per 20 anni lavora alla Montedison, e poi in una grande multinazionale. Ma a 45 anni decide che quella sua prima vita, ricca di soddisfazioni, era agli sgoccioli.

Il Castello di Querceto

Il luogo del nostro incontro, un magnifico maniero, immerso nel verde, è la casa estiva della sua famiglia. Una dimora allora completamente abbandonata e in pessime condizioni. Alessandro, assieme alla moglie Antonietta, decide di tagliare i ponti con Milano e di tornare in Toscana nella seconda metà degli anni ’70. Una decisione non facile, sofferta, ma troppo forte era il richiamo di quel luogo tanto amato.

Qui si produceva un vino prezioso da decenni, da una vigna storica, La Corte. Forse è proprio questa la scintilla che mette in moto la seconda vita di Alessandro: quel vino era troppo sublime per lasciar cadere nell’oblio ricordi, memorie, valori, un’eredità di famiglia da preservare gelosamente.

In cantina Alessandro conserva ancora 915 bottiglie di La Corte 1970: ne fa assaggiare una al leggendario Franco Colombani del “Sole” di Maleo: dopo il primo sorso Franco chiede di fare il prezzo, le avrebbe comprate tutte, ma non ci riuscì. “Un Chianti così non l’ho mai assaggiato” affermò. Quelle parole convincono Alessandro che la sua seconda vita è appena cominciata.

La cantina storica dove sono conservate le vecchie annate di La Corte

Neil Empson, uno dei più importanti importatori di vino italiano, assaggia La Corte e impazzisce. Cerca disperatamente di mettersi in contatto con Alessandro, ci riesce e diventa non solo il primo importatore del vino di Querceto in California, ma anche suo partner nella produzione del Cignale, il vino da Cabernet/Merlot che faranno assieme.

All’inizio degli anni ’80 la nuova vita di Alessandro François è in piena ascesa. Fondamentale l’aiuto della moglie Antonietta nel sistemare e rimettere in piedi l’azienda, il Castello, la produzione. Una ventina d’amici entrano in società, con piccole quote. Un assetto societario che dura ancora oggi.

L’azienda si svilupperà costantemente negli anni, accrescendo il numero e la qualità delle sue etichette, oltre che la sua fama.

Questo è un territorio unico, una piccola zona, ricca di minerali, ossidi di manganese, magnesio, tutti elementi che segnano i vini” ci racconta Alessandro. “Amo fare vini da singola vigna, con un forte carattere, una grande identità. E non dimentico da dove tutto è iniziato, da quel La Corte che oggi ha 120 anni”.

Oggi Alessandro e Antonietta, che assieme hanno ben più degli anni de La Corte, non ostentano stanchezza, ma puro entusiasmo e vibrante gioventù intellettuale. Li devo fermare ogni tanto, chiedendo una pausa a quel fiume di parole che mi travolge. Antonietta mi porge una bottiglia di QueRceto, con quell’etichetta così particolare e mi spiega come l’ha creata. Sembra un’adolescente, emana armonia e vitalità.

La cantina di produzione

Tutti i vini di Castello di Querceto sono di una qualità straordinaria. Non è un’opinione, è un’indiscutibile realtà. La loro stoffa sontuosa, la loro profondità espressiva, la loro mirabile perfezione stilistica: ogni assaggio è un piccolo viaggio in questa terra meravigliosa.

Ma c’è qualcosa di più. La Corte, il Chianti Classico Gran Selezione Il Picchio, il Cignale, Il Querciolaia o il QueRrceto Romantic hanno qualcosa in comune, ma non è la terra, o il Sangiovese, o le uve dalle quali provengono.

E’ l’anima di chi li ha prodotti, amati e idealizzati.

Uno spirito libero, forte, ineguagliabile.

Quello di Alessandro François.

Alessandro François