L’ESSENZA DI KALTERN

Tutto vive intorno a quel lago. È uno specchio, un cuore pulsante che irraggia Caldaro e le sue montagne. A lui è rivolta una riverenza particolare, che somiglia molto a una parentela familiare. Gli altoatesini lo conoscono bene e lo hanno sempre considerato casa propria. Nei pressi delle sue sponde è stata insediata la viticoltura fin dai tempi più remoti, tanto da guadagnarsi il primato di DOC più antica dell’Alto Adige. Si è circondato di vigneti, meleti, colline, montagne e boschi, e assiste ogni giorno al magico incontro tra l’Ora del Garda che soffia da Sud e la brezza serale che proviene dal Monte Mendola. In questa cornice degna delle più suggestive cartoline, si fondava, nel 1900, la Kellerei Kaltern. Da allora il gruppo si è allargato, arrivando a contare oggi la fusione di 5 cantine sociali, per un totale di 450 ettari vitati suddivisi in 650 soci aderenti. Ognuno di essi condivide il frutto dei propri 0.7 ettari – di media – con la Cantina Kaltern apportando, come in un annuale fotoromanzo, il proprio didascalico racconto dell’annata.

Non è facile il compito per chi, ad ogni vendemmia, si trova a valutare e a decidere la destinazione della raccolta, appezzamento per appezzamento. Si chiama Andrea Moser e, con la vivacità del suo carattere e la freschezza della giovane età, sa muovere gli organi vitali della cantina di Kaltern in maniera sorprendente. Già perché, tra i molteplici obiettivi, c’è anche quello di regalare emozioni.

E’ oramai noto che la forza di una cantina sociale risiede nei grandi numeri. Quello a cui spesso non si guarda, però, è che dietro le cifre c’è la passione di molte persone per il proprio lavoro. La Cantina Kaltern ha sempre cooperato in modo molto stretto con i propri soci e ne ha condiviso concretamente le vicende, sia umane che viticole, approfondendo quel percorso di conoscenza che ha portato via via ad acquisire consapevolezza della propria terra e del proprio vino. Kaltern ha avvertito la necessità di fare ordine, scoprire la propria identità e, finalmente, affermarla con la solidità di chi poggia su entrambi i piedi. E così è stato. Meno etichette, meno vitigni, meno rese, ma più qualità e, soprattutto, la propria impagabile identità.

La nuova linea Quintessenz nasce precisamente da questa esigenza. Sotto la guida dell’enologo Andrea Moser, sono stati indentificati i 5 vitigni in cui la Cantina specchia il suo volto, e con essi sono stati creati 5 vini che ne sanno esprimere l’essenza. Pinot Bianco, Sauvignon, Schiava, Cabernet Sauvignon e Moscato Giallo sono i protagonisti della linea, investiti dell’onore di rappresentare l’identità di Kaltern. Portabandiera di uno stile e dipinto di un’anima territoriale, che traccia il suo profilo con finezza ed eleganza. Si caricano di complessità e s’incamminano in un viaggio che, nel tempo, la porterà a dipanarsi in un’evoluzione capace di stupire. Le uve provengono dai migliori vigneti per esposizione e da quelli considerati storici. Al pentagramma dei Quintessenz fa eco il gruppo delle Selezioni, eloquenza del terroir e frutto di un’accurata cernita delle uve. E poi i Classici, quei vini che rappresentano la tradizione quotidiana e la spensieratezza dei momenti conviviali. Pensati per accompagnare la merenda tipica che si usava consumare a metà del lavoro mattutino nei campi, oppure per brindare a una giornata agricola conclusa nel migliore dei modi, questi vini si contraddistinguono per la piacevolezza di beva, sempre nel rispetto delle tradizioni.

Una predilezione particolare è rivolta alla Schiava, chiamata localmente Kalterersee. Si tratta di un vitigno difficile, da coltivare e vinificare. Originariamente era allevato a pergola, ma molte vigne oggi sono state convertite a guyot, primo segno che anche da questa varietà si può e si vuole fare qualità. Lo stampo altoatesino tradizionale l’ha voluta profumata di fragolina e di ciliegia, con il requisito principale della facile beva. Ma la Schiava può dare vini di grande complessità e la Cantina Kaltern si farà portavoce anche di questo, per dare giustizia a un vitigno ricco di potenziale e per soddisfare i palati curiosi.

La linea Quintessenz segna una ripartenza, un viaggio da compiere a grandi passi con la consapevolezza della propria identità, affermata in modo chiaro e preciso. Avrà qualche tappa fuori programma, frutto della personalità creativa dell’enologo e dell’attitudine a sperimentare propria di Kaltern. Il Progetto XXXeXplore, eXperiment, eXclusive – ne è un chiaro esempio. Il suo primo esponente riguarda un Pinot Grigio che ha svolto macerazione per due settimane in un uovo di ceramica: è prodotto con uva coltivata secondo un metodo biodinamico e non è filtrato prima dell’imbottigliamento. Un’altra sorpresa è il Progetto Kunst.Stück, che si compone di vini d’annata in cui emerge una superiorità qualitativa. Con essi, Kaltern imbottiglia un numero di Magnum pari all’anno di vendemmia.

Andrea Moser definisce questi progetti “il campo giochi dell’enologo”. E questa definizione ci piace, perché riporta allo sguardo dei bambini, che si stupiscono delle cose e con esse si implicano fino in fondo per conoscerle e conoscersi, creare qualcosa di nuovo e continuare a meravigliarsi di tutto.

 

Info

www.kellereikaltern.com