MINE WINE: AUDACE E CORTESE

Audace agg. [dal lat. audax -acis, der. di audere «osare»]. Che ha coraggio e lo dimostra esponendosi in imprese difficili o pericolose… Molto originale, di una novità ardita o addirittura rivoluzionaria.
Ecco, potendo scegliere una parola tra tutte, quella che meglio descrive Giusi Scaccuto Cabella e il suo modo di concepire il vino. È con l’audacia che è nato Mine, un nome che la dice lunga su quanto questo Cortese sia suo e rappresenti completamente il suo sogno. Il Mine Gavi Docg è un bianco piemontese che nasce dalle 11 terre della denominazione, composte dall’alternanza di suoli marnosi, calcarei e argillosi, segnati dai microclimi diversi. Ne escono 20mila bottiglie da Cortese 100%, distribuite in Italia, Europa, Svizzera, Usa e Russia. Un nobile bianco piemontese, che racchiude in sé l’essenza stessa del Gavi.
È solo conoscendo le regole che si possono infrangere così, dopo trent’anni nel campo del vino, tra una vendemmia nata per gioco, anni in amministrazione e consulenza per aziende vinicole, Giusi decide di tuffarsi in un progetto tutto suo, insieme al marito Ivo, il figlio Gabriele e la sorella Maria Teresa. La preparazione è compiuta, ora serve l’ambizione di creare qualcosa di diverso che gira nella mente da un po’ di tempo.
In quel periodo la scelta di praticare i metodi dell’agricoltura biologica e biodinamica sono stati dettati dal rispetto per l’ambiente, l’interazione con la natura e i suoi cicli naturali. Una consapevolezza e sensibilità che mantengo salde anche nel mio nuovo percorso lavorativo, tanto che sia in campagna che nella produzione dei vini seguo un’etica fondata sui principi della sostenibilità, della tutela ambientale e del vino sano e naturale”.

Gavi Docg conta 1500 ettari vitati in totale. Da nord a sud non passano più di 20 km e il numero di piccoli viticoltori, che in media conducono non più di un ettaro, è ancora molto presente. Sono stati piccoli produttori di uva a ispirare la scelta di Giusi per Mine: “Non avrei potuto realizzare questo vino se non fossero presenti questi piccoli artigiani che producono uva con particolare attenzione. Non sono certificati bio, ma lavorano nel rispetto di sostenibilità e biodiversità. Sono tutti vigneti a conduzione famigliare che non producono vino o non ne vinificano l’intera produzione, tanto da cedere l’uva eccedente. Sono la storia e la ricchezza di questo territorio: non ho fatto altro che attingere alla loro esperienza e selezionare le migliori uve per il mio progetto”.
La presenza in percentuale di uve da ciascuna zona varia a seconda dell’annata. Le uve vengono vendemmiate a mano; Mine fermenta, a temperatura controllata, con lieviti indigeni in acciaio; è Giusi che segue in prima persona la fermentazione fin dalla realizzazione del pied de cuve.
Dalla vendemmia 2019 Giusi Scaccuto Cabella segue in prima persona uno dei vigneti che dà vita a Mine Gavi.

Voglio fare un Gavi che sia mio in tutto e per tutto, e che racchiuda la vera anima di queste 11 terre dalle caratteristiche tanto diverse, sia per clima, altitudine e composizione dei suoli. La scelta delle percentuali di ciascuna terra tiene conto dell’andamento dell’annata e di come si sono espresse le zone nel corso della stagione. È stata una sorpresa anche per me scoprire le caratteristiche organolettiche di un blend nato da terre rosse, bianche e di mezzo, perché non avevo idea di come si potessero esprimere in un unico prodotto. Di fatto, credo di aver realizzato un Gavi, che rappresenti la mia personalità, tanto complessa quanto sfaccettata”.

Bosio, Capriata d’Orba, Carrosio, Francavilla Bisio, Gavi, Novi Ligure, Parodi Ligure, Pasturana, San Cristoforo, Serravalle Scrivia e Tassarolo. Questi sono gli ingredienti per un vino davvero speciale, evidenti già dai primi sorsi. Il vino ideale per questo periodo, dalla piacevole compagnia e dalla capacità di abbinarsi a qualsiasi pietanza. Al naso si presenta la parte nord di Gavi, tra Tassarolo e Novi Ligure, le dolci colline di boschi di robinia e quercia, con suoli segnati da terre rosse, composti da ghiaie, antichi depositi alluvionali e argilla rossa, che conferiscono al vino opulenza nei profumi agrumati, di erbe aromatiche e un accenno di quel mare non poi così distante. Il primo sorso è il bacio audace delle terre tra Serravalle, Gavi e San Cristoforo con suoli composti da marne e arenaria che danno sapidità, nerbo e mineralità. Quello che rimane sono le terre bianche, proprio dove si avvicinano gli Appennini e i rilievi si fanno più irti, tanto da trovare le marne Serravalliane. Questi suoli donano al vino finezza e longevità.

 

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Photo credits Cristian Castelnuovo