ODE “ALL’ALTRO” BEAUJOLAIS

Spesso accostato a vini novelli, il Beaujolais è anche molto altro, un territorio capace di regalare vini di grande identità, che sanno affinare ed evolvere in bottiglia, e che raccontano una storia fatta di persone e produttori da sempre convinti delle potenzialità di questa regione, spesso ingiustamente bistrattata. Ma grazie al loro contributo oggi il Beaujolais ha acquisito una prospettiva ben diversa.

Panorama delle vigne a Brouilly

Già conosciuta ai tempi dei Romani che coltivavano la vigna specialmente verso Brouilly (Brulliacus), Beaujolais deve il suo nome a Beaujeu, città fondata in epoca medioevale (X secolo).

Il punta di svolta fu, ovviamente, la nascita del “Nouveau”, un vino dall’incredibile successo commerciale, che purtroppo andrà a cannibalizzare l’intera denominazione. La dicotomia tra il Beaujolais pronto e immediato, e uno stile che aspira a maggiore complessità, è forse ancora oggi alla base della difficoltà comunicativa di questa regione. E i suoi Cru sono gli emblemi più lucenti per far comprendere come sia complessa e diversificata la realtà del Beaujolais rispetto all’immagine stampata da sempre nel nostro immaginario collettivo.

Il Gamay Noir rappresenta il 98% della produzione (rossi e rosati) con una piccola percentuale di Chardonnay per i vini bianchi. In totale sono 700,000 gli ettolitri prodotti a Beaujolais, provenienti da 12 denominazioni e ben 10 Cru.

Partendo da Saint-Amour, troviamo suoli calcarei e vini eleganti e schietti. Abbiamo poi Juliénas, con vini più strutturati e rustici. A Moulin-à-Vent si producono vini potenti e da affinamento, con i suoi lieux-dits a rappresentarla al meglio tra cui Le Clos, Le Carquelin e Champ de Cour. Chénas è alla sua ombra e ne riflette in parte le caratteristiche. Troviamo poi Fleurie con suoli prevalentemente sabbiosi nell’area a sud, vini eleganti e delicati con le parcelle Chapelle de Bois, La Madone e Les Quatre Vent, nella zona a nord troviamo più argilla e vini che diventano più sostanziosi. Chiroubles con la sua altitudine ha vini più leggeri e fragranti, con una marcata acidità. Morgon dà vini più cupi e longevi, dai tannini marcati, famoso il lieux-dits Cote de Py. Broully ha vini leggeri e profumati, in Cote de Brouilly le vigne crescono nei pendii vulcanici del Mont Broully e a Régnié troviamo vini fini e sottili.

La vinificazione coinvolge la macerazione carbonica, con grappoli interi messi in una vasca satura di CO2, dove avviene in maniera naturale una fermentazione intracellulare all’interno dell’acino, la cui buccia inizia a rompersi intorno al 2% di alcol rilasciando il succo, i grappoli vengono quindi pressati ottenendo una maggior estrazione di colore, ma poco tannino, e la semi-carbonica, con i grappoli interi messi in una vasca senza CO2. Questi sul fondo iniziano a schiacciarsi per il peso, rilasciando succo e avviando la fermentazione producendo CO2 che satura la vasca come nella carbonica, e permette di produrre vini leggermente più concentrati e tannici.

In conclusione ecco due esempi di particolare interesse che tracciano la linea distintiva nel Beaujolais. Il primo è Guillaume Chanudet con il suo Fleurie La Madone 2017. Vigne di 40 anni, resa di 30hl/ha, macerazione semi-carbonica per 18 giorni in cemento. Veste color rubino, di leggera massa colorante e bella limpidezza. Aroma di frutta rossa fresca, fragrante, che ricorda la fragola di bosco, ribes rosso, kirsh e una leggera speziatura orientale, coriandolo e cardamomo. Al palato parte con un attacco sapido, saporito, un frutto polposo e un finale giocato sulla verve acida di arancia. Tannino appena accennato, salino. Un vino slanciato, dinamico. Il secondo, invece, è Nicolas Chemarin con il Broully Saburin, da vigne di 40 anni, resa di 45 hl/ha, macerazione carbonica di 15 giorni, affinamento in cemento. Rubino limpido, aroma solare, sanguigno, con note ematiche, frutta rossa appena colta, acida, di ciliegia, fragola, ginger. Al palato agile e scattante, bella acidità che invoglia la beva, anche qui frutta rossa appena colta, ciliegia e fragola, buccia di lime e una nota leggermente ferrosa con la salinità che arriva in chiusura per un sorso lunghissimo.

 

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