ROCCHE DEI MANZONI, SINFONIE VINCENTI

La storia di Rocche dei Manzoni è quella di una scommessa vinta su cui nessuno, eccetto Valentino Migliorini, avrebbe mai puntato. Ecco perché soffiare sulle 40 candeline dello spumante Valentino Brut Riserva Elena, ha il sapore di una riscossa per il figlio Rodolfo, da circa 10 anni a capo dell’azienda. Un lavoro qualitativo incessante che ha permesso l’affermazione di un principio pionieristico: nelle Langhe, terra di rossi quasi eterni, si possono produrre anche grandi Metodo Classico.

Sono felice che oggi ci siano molti altri produttori che hanno creduto nel metodo classico” ci racconta Rodolfo Miglioriniseppur a distanza di anni, più di trenta, dalla nostra famiglia. La credibilità è frutto del lavoro di tante mani operose e dell’ingegno collettivo, di un territorio che cresce insieme, puntando all’eccellenza”.

Il risultato è un vino trasversale, che colpisce per beva ed eleganza, capace di accompagnare con la sua versatilità l’intero pasto. Pinot Noir e Chardonnay su terreni in media collina, coltivati attorno a Monforte d’Alba, per una produzione di cinquantamila bottiglie, che affinano 48 mesi sui lieviti. Riserva Elena è il primo spumante di successo per Rocche dei Manzoni, a cui sono seguiti il Valentino Brut Zero Riserva, Blanc de blancs 100% Chardonnay e la versione Rosè del Brut Zero.

Monforte 24 Ottobre 2016 – Presentazione Gran Cuvee Door 185 – Foto di Isabella Ostelli

L’ultima bollicina in casa Migliorini, la Brut Cuvèe Door 185th, 8 anni sui lieviti, nasce da un progetto visionario che vede la collaborazione con il Maestro e amico Ezio Bosso. Il musicista ha composto una sinfonia studiata appositamente per favorire la fermentazione e l’affinamento sui lieviti, attraverso la scelta di alcune specifiche frequenze. Questo Brut, che nel nome – 185th – ricorda la somma degli anni di nascita di Rodolfo Migliorini ed Ezio Bosso, subisce la favorevole influenza della musica, almeno secondo i dati raccolti durante la lunga sperimentazione iniziata da almeno 12 anni. Sembra, infatti, che le vibrazioni musicali influenzino l’attività dei lieviti, accelerandone il processo e migliorandone la qualità.

Da oltre 35 anni in cantina c’è Giuseppe Albertino, l’enologo che ha seguito l’evoluzione produttiva di Rocche dei Manzoni, appoggiando lo spirito innovativo della famiglia Migliorini. Colpisce la cantina di affinamento, una cattedrale sotterranea, dove sono collocati dei serbatoi ovoidali in cemento, utilizzati da una decina d’anni. “Questa forma ellittica, senza angoli retti, permette al vino di avere un leggero, perenne movimento, impercettibile all’occhio umano” ci spiega l’enologo “e questo ci permette di dare omogeneità alla massa per quei vini che hanno passato un lungo periodo in barrique, dato che ognuna tende ad affinarlo in maniera leggermente diversa. Prima dell’imbottigliamento diamo, quindi, uniformità al prodotto con un passaggio di 6-8 mesi in questi contenitori o, a seconda del vino, in quelli d’acciaio o botte grande”.

Scelte coraggiose, quelle di Rocche dei Manzoni, dove scienza, arte e vino convivono armoniosamente. E’ questo il caso della cupola di una delle cantine di affinamento più suggestive di sempre, affrescata dal pittore Guy Rivoir, che qualcuno ha ribattezzato la “Cappella Sistina del Vino”. Un tripudio di bellezza, dove vibrano al passaggio dei visitatori le note de L’Esoconcerto “Allegro molto”, una melodia composta dal maestro Ezio Bosso.

 

 

 

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