SORSI D’IRPINIA

Quello che traspare dalla viticoltura irpina è il rispetto. La capacità di cogliere l’indole di un suolo, di un vitigno e, in sintesi, di un territorio è il motore delle scelte e degli azzardi di chi, investendo sulla propria terra, dà forma e voce a una passione viscerale. Una passione che lega come un filo rosso sei piccoli produttori irpini definibili “artigianali”, non tanto per l’essenzialità dei mezzi utilizzati, quanto più per la visione che essi hanno della propria attività agricola. Sono uomini e donne da ritrarre con le mani nella terra e l’occhio innamorato rivolto verso l’uva, nella rappresentazione di una complicità reale con le impercettibili inflessioni del proprio territorio.

Marco Riva, fondatore della società di Distribuzione AltroPalato, se n’è accorto e li ha scelti, questi sei giovani produttori, per raccontare all’interno del suo catalogo l’energia e il sole dell’Irpinia. E li ha scelti perché sono innanzitutto agricoltori e oggi li distribuisce nel canale Ho.Re.Ca., dirigendoli verso chi ne sappia comprendere il valore. Tra questi fortunati e competenti destinatari c’è l’Enoteca Hic di Milano che, il giorno 3 settembre in collaborazione con AltroPalato, ha aperto le porte di casa per ospitare i sei produttori irpini e i loro vini. Più che un semplice banco d’assaggio, si è trattato di un punto d’incontro, una sorta di “salotto” tra appassionati, operatori e produttori, con la colonna sonora di una convivialità genuina e spontanea. La stessa che pervade la quotidianità della terra d’Irpinia.

FIANO DI AVELLINO “VIGNA ARIANIELLO” DOCG 2016 – FEUDO APIANO

È l’esempio perfetto per comprendere cosa sia un vino dotato di personalità. Siamo nel territorio di Lapio, vocato alla coltivazione del Fiano e dell’Aglianico. Angelo Silano, che dirige l’azienda di famiglia, ha realizzato una zonazione delle proprie terre, individuandone 5 aree distinte. Nella Vigna Arianiello il suolo è profondamente vulcanico, presentando uno strato di lapillo che si estende per ben 2 metri sottoterra. Le radici delle viti attingono così direttamente dalla materia vulcanica, traducendosi in un corredo gusto-olfattivo dai tratti unici. La ventilazione del clima fa il resto, scolpendo la finezza di un’impressione mentolata, con richiami quasi idrocarburici. Una nota suadente di miele si lega in maniera imprevedibile a una traccia di anice ed una di frutta secca, sullo sfondo sulfureo di una parentela con il vulcano.

GRECO DI TUFO “SPHERA” DOCG 2015 – CANTINE CENNERAZZO

Quel piccolo scrigno di 4 ettari contiene un tesoro nascosto. È pregno di una storia iniziata 50 anni fa, con il lavoro contadino del nonno. Il paziente percorso di familiarità con la propria vigna ha portato i Cennerazzo a dedicarsi interamente al percorso produttivo che dalla barbatella porta al calice. Ma chi ha saputo sognare in grande e rischiare, si sa, continua a farlo per il resto dei suoi giorni. Ecco perché, a breve, Cantine Cennerazzo presenterà sul mercato i due nuovi nati nel segno della bolla: due espressioni di Greco Metodo Classico, con un passato sui lieviti di 24 e di 36 mesi. Sphera 2015 racconta il carattere più rotondo del Greco. Il naso è pieno senza scadere nella pesantezza, incipit di un’esuberanza gustativa che ricorda la frutta secca e il sambuco, incorniciati da una precisione fresco-sapida in perfetto equilibrio con il corpo.

FIANO DI AVELLINO “NUMERO PRIMO” DOCG 2016 – VENTITRÈFILARI

Nasceva nel 1923 e studiava come matematico. Poi, si dedicò alla sua vigna, a quei 23 filari che sono diventati un grande amore. Nonno Alfredo ha iniziato così e oggi sono i suoi nipoti a proseguire l’attività, per sublimare gli sforzi del capostipite in un vino che trova nella finezza la sua definizione. Al naso si introduce con una nota pungente e verde di ortica, per poi spostarsi su leggeri accenni minerali. È intrigante, elegante e affatto banale nel suo profilo, sia olfattivo che gustativo. L’acidità è composta e precisa: pulisce la bocca lasciando il ricordo di una pressione sapida di classe.

TAURASI DOCG 2012 – SERTURA

Si definiscono “vignaioli per passione”. Con i loro 9 ettari dislocati in diversi punti dell’Irpinia sanno dare lustro al Greco, al Fiano e all’Aglianico. Giancarlo Barbieri si occupa della vigna come ci si dedica teneramente alle cose più care. Ama la sua terra e la declina nelle sue potenzialità bianche e rosse, forse proprio per poterne esplorare in prima persona le sorprendenti sfaccettature. E così, affetto da questa preziosissima curiosità, Giancarlo Barbieri ci sa offrire un Taurasi DOCG, annata 2012, in cui la complessità incontra l’eleganza. Non c’è traccia di ridondanza olfattiva, ma al contrario la freschezza croccante del frutto rosso e il corredo floreale evidente accennano alla vitalità. È complesso, composto e riservato. Acidità e tannino si fondono a dare un’idea di eleganza, nel festoso brio di una trama speziata e di una densità di frutta e cacao.

TAURASI RISERVA DOCG 2010 – BORGODANGELO

Ad Antonio Lo Priore brillano gli occhi quando parla del Taurasi Riserva 2010. Quell’anno è stato speciale, in Irpinia, e l’azienda Borgodangelo ha deciso di celebrarne la meravigliosa unicità destinando tutte le uve di Aglianico a diventare Riserva. Il naso si lascia facilmente coinvolgere in una complessità ricca, fatta di frutto rosso in confettura, tamarindo, cuoio, cioccolato e delicate spezie. In bocca conferma il timbro fine e imprevedibile, nel solco di un’acidità ancora viva e pungente. Il tannino tesse la trama di una stoffa solida ma vellutata, che culla lo svolgimento del sorso.

Irpinia Campi Taurasini “Ion” DOC 2015 – Stefania Barbot

Tutto biologico, tutto Aglianico. Questi sono i due pilastri su cui si basa l’azienda Stefania Barbot, piccolo gioiello di Paternopoli. I toni del rosso colorano la cantina, che diventa luogo di celebrazione del “Barolo del Sud”. Ion, nella sua annata 2015, colpisce per la sua schiettezza. Ha un naso quasi crudo, diretto, capace di impattare calamitando immediatamente l’attenzione. Il frutto rosso croccante e il cioccolato si contendono il protagonismo del profumo, dondolando in un armonico canone che trova conferma al gusto. Denso eppure pungente, tannico ma anche succoso, fresco e sicuramente pieno. Un vino scalpitante, che ritrae il carattere irrequieto della sua grande uva.