VEGA SICILIA, IL MISTERO DEL TEMPO

Quella sponda sinistra del Duero attendeva paziente che qualcuno si accorgesse di lei. Tra Quintanilla de Onésimo e Valbuena de Duero, c’era una terra pregna di potente espressione, intrisa di una misteriosa dote ancora da scoprire. E da svelare. Ha visto avvicendarsi piedi e mani di popoli e di generazioni; si è data alla coltivazione dei foraggi così come alla pastorizia ed alle colture cerealicole, ed è scesa a compromessi con le direzioni produttive che le sono state date nel tempo. Eppure era sempre lì, ad aspettare, con quel potenziale immenso e latente custodito come un tesoro in uno scrigno nascosto. Intorno al XV° secolo prese il nome di Coto de Santa Cecilia, ma passando di linguaggio in linguaggio divenne la tenuta Vega Sicilia.

Fu nel 1848 che, sotto la proprietà di Toribio Lecanda, la tenuta Vega Sicilia venne dedicata alla produzione di alcolici di vario genere, dal vino al brandy, comprese alcune tipologie di liquori. Solo dopo pochi anni, nel 1864 per l’esattezza, Eloy Lecanda compì il primo rivoluzionario passo, quello che questa terra attendeva dalla notte dei tempi. Era un uomo lungimirante, Eloy, capace di intuire un potenziale nascosto ai più. Intravide qualcosa di misteriosamente celato in quel profilo pedologico sabbioso e calcareo, ricco di quarzo, ma anche nel clima fatto di escursioni termiche impressionanti tra le varie stagioni. Era qualcosa in grado di attingere da tutti i tratti della natura circostante, persino i dettagli più nascosti, e convogliarli in un risultato di eccellenza.

Questa terra, come tutte le cose speciali, necessitava di una scommessa. Lei per prima aveva condotto la sua, nell’attesa paziente e costante. Nuove varietà di uve e innovativi mezzi enologici, dunque, perché era giunto il momento di dare voce alla potenza ancora imbrigliata tra le fibre di questo terreno, o meglio, di questo terroir. La filosofia dei Lecanda era tanto semplice quanto irremovibile, basata sul rispetto per la natura e per la terra, sulla passione rivolta al lavoro ben fatto, sull’autenticità e su quei principi cardini a cui erano stati educati dalla terra stessa: la pazienza ed il tempo.

Forse era proprio il tempo la chiave di lettura di questo territorio. Lo intuì la famiglia Lecanda e lo compresero molto bene anche gli Álvarez, che acquistarono Vega Sicilia nel 1982. Pablo Álavrez oggi è CEO del gruppo Tempos Vega Sicilia, ma all’epoca non apparteneva al mondo del vino. Viaggiò, studiò, visse quotidianamente questo mondo e ne respirò l’aria. Ci voleva tempo. Ci voleva tempo per imparare, per familiarizzare con tutto questo e per conoscerlo nelle profondità della sua intima ed essenziale identità. Il risultato fu strabiliante e si tradusse in un prestigio divulgato e affermato dei suoi vini, esportati oggi in 115 paesi (nel 1982 se ne contavano appena 2). Con la famiglia Álvarez si compì il destino di questa terra, vocata visceralmente alla viticoltura.

La dedizione degli Álvarez al vino era totale, diventando l’unico cuore pulsante dell’attività aziendale. Vuoi il perfezionismo, vuoi l’amore al dettaglio o vuoi l’ambizione a generare qualcosa di grandioso, ma sta di fatto che dal 1982 Vega Sicilia intraprese quel meraviglioso viaggio senza ritorno diretto verso il mito. Come tutto ciò che è intriso di leggenda, non rinnega la sua storia, ma anzi la esalta nel risultato di ciò che è diventato. E ritorna, così, l’elemento del tempo, del percorso. Non si poteva eliminare il tempo dall’essenza del vino di Vega Sicilia. Il primo fu Txomin Garramiola, nel 1905, a sviluppare un vino dall’affinamento in legno non inferiore ai 7 anni, facendo di questa viva lentezza una caratteristica distintiva di Vega Sicilia.

Oggi Vega Sicilia è una pietra miliare, non soltanto per la Spagna ma per tutto il mondo del vino (e forse non solo quello…). Si è articolata in un gruppo che porta il suo nome, la Compagnia Tempos Vega Sicilia. In aggiunta alla capostipite, Pablo Álvarez ha inserito 4 altre aziende, dislocate nella Ribera del Duero, nella Rioja, nel distretto del Toro e nella zona ungherese del Tokaj. Ognuna di esse partecipa alla coniugazione dell’eccellenza assoluta, elaborata in una magica e sapiente unione tra la natura e la mano che la guida.

 

L’Unico è il portabandiera del gruppo. Tempranillo e Cabernet Sauvignon sono assemblati in proporzioni variabili fino ad ottenere, di anno in anno, quella sintonia che rasenta la perfezione. Dopo le fermentazioni condotte dai lieviti indigeni, questo vino s’imbarca per il viaggio più lungo mai intrapreso da un rosso: un affinamento che lo vede entrare in botti di legno, differenti in base alla parcella di vigneto di provenienza, ed uscire sul mercato all’interno di una bottiglia ben 10 anni dopo. È un percorso che permette al tannino di diventare seta ed eleva il carattere a pura eleganza.

Se l’Unico è una fotografia precisa, l’Unico Reserva Especial è una sintesi, complessa e completa, di Vega Sicilia. Racchiude un mistero dipanato attraverso diverse annate di Unico, le migliori. Degno dei più stupefacenti assemblaggi, siano essi relativi al vino o ai mosaici, il Reserva Especial è la sublimazione del mito. Nei millesimi più favorevoli una quota di Unico è tenuta da parte, come si fa abitualmente per ciò che, in virtù di un valore immenso, è destinato alle occasioni speciali.

E poi c’è il Valbuena 5°, quell’etichetta che si anima con la forza del Tempranillo e con l’originalità sempre nuova del terroir. I processi di vinificazione del Valbuena 5° rimangono inalterati, vendemmia dopo vendemmia. È lasciata libera e potente espressione al territorio nel suo legame con il vitigno, consolidato nel tempo di una vita e raccontato nell’immediatezza di un’annata. Per questo Tempranillo sono necessari 5 anni di affinamento, complessivi tra legno e bottiglia. Un tempo talmente determinante alla definizione della sua personalità, da esserne diventato il nome proprio.

 

Quale sia il segreto di Vega Sicilia e cosa la renda così speciale, ancora non si è capito. Forse ci vuole tempo. Ma forse è anche giusto così.