VILLA MONTEPALDI, “SORSEGGIANDO CULTURA”

Se nel periodo medioevale, le strutture universitarie possiedono l’obiettivo di far crescere e diffondere il pensiero culturalmente avanzato per migliorare il potenziale mercantile e la forza militare delle città, è nel XIX secolo che s’impadroniscono della ricerca come propria funzione, trasformandosi in soggetto fondamentale della formazione e della medesima ricerca, con lo scopo di concorrere al progresso socio-economico umano.

Già, ma in un momento in cui le idee e le conoscenze viaggiano a una velocità ultra sostenuta e comunque rimangono basilari nel processo di sviluppo del nostro benessere, l’odierna università è capace di sostenere il suo ruolo, al tempo stesso, di istruzione e di innovazione? O meglio, la sua funzione di analisi e didattica rimane centrale in tale contesto evolutivo?

Villa Montepaldi, di proprietà dell’Università degli Studi di Firenze dal 1989, ha deciso di rispondere con responsabilità e passione ai quesiti precedenti, ergendosi a umile e valida protagonista nel panorama accademico italiano. Un connubio che vede la corretta simbiosi del profit con il no-profit e che funge da esempio, essendo l’unico caso a livello nazionale. Un progetto che non dovrebbe conoscere limiti alla materia e all’impostazione degli studi, ma che purtroppo persiste in una libertà zoppa soprattutto nel carattere finanziario, dati gli scarsi fondi pubblici erogati.

Qui, a San Casciano Val di Pesa, la favolosa villa contiene però tutti i connotati per continuare a fare bene: una storia plurisecolare che passa dal Monastero di Passignano (1101) a Lorenzo de’ Medici, il quale a sua volta, la trasforma in una fattoria modello (1497), per poi giungere alla parziale consacrazione, per merito dei Principi Corsini, come una delle tenute più floride della Toscana (1627). Oggi, la struttura si presenta come un autentico laboratorio di sperimentazione che associa un’attività produttiva di apprezzabili prospettive grazie a una squadra professionale di grande competenza: Simone Toccafondi, in qualità di amministratore unico; Nicola Menditto come direttore generale; Emiliano Falsini e Fabrizio Balò, rispettivamente responsabile della parte enologica e agronomica; Giovanni Battistelli e Paolo Massimo, responsabili commerciali.

Sorseggiamo quindi con soddisfazione e godimento un chianti classico tendenzialmente morbido, robusto ed equilibrato: un Tagliafune e una Gran Selezione che possono solo migliorare, date le sinergie che pulsano alle spalle. Chianti Classico Montepaldi Tagliafune 2016 (Sangiovese, Merlot, Alicante, Colorino, Canaiolo): frutta rossa in evidenza accompagnata da una gradevole vena balsamica. Denso, elegante nelle forme e fresco nel finale di media complessità. Chianti Classico Montepaldi Tagliafune Riserva 2015 (Sangiovese, Merlot, Alicante, Colorino, Canaiolo): sentori di amarena, spezie e menta animano un naso tonico e fragrante. Buona compattezza gustativa. Polposo, fruttato, limpido e ben bevibile. Chianti Classico Montepaldi Gran Selezione 2015 (Sangiovese, Colorino, Cabernet Franc): corredo aromatico che offre sensazioni piccanti, speziate e lievemente vegetali. Scorre in profondità in maniera magistrale, evidenziando un tessuto tannico di prim’ordine. Ottima freschezza di fondo in chiusura. Chianti Classico Montepaldi Gran Selezione 2012 (Sangiovese, Colorino, Cabernet Franc): notevoli doti strutturali, potente ma calibrato, mai in debito di equilibrio. Tannini compatti e maturi, seguiti da una pregevole corrente di sapidità nel lungo finale

 

 

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