SIMONA COZZUPOLI. MICROCOSMI ONIRICI

Abbiamo già conosciuto Simona Cozzupoli, e, riprendendo le parole di Cinzia Carlino: “è un’artista che vive ed espone a Milano e che, dalle ceneri delle soffitte e delle bancarelle dell’usato dei mercatini rionali, fa risorgere teche di vetro e cornici di legno, cartine geografiche, vecchi libri illustrati e bamboline d’antan. Quelle che – un tempo neanche troppo lontano (ma che appartiene davvero a un altro millennio) – si trovavano negli autogrill, abbigliate con il costume tipico regionale e che corrispondevano al souvenir perfetto per tanti viaggiatori in cerca di qualcosa di caratteristico. In un mondo che parla un linguaggio globale, la bambolina con il costume tipico è stata spogliata e quindi, decontestualizzata, e si trova in una teca che non la racconta, priva di riferimenti culturali, temporali, esposta alla vista e, rispetto al ruolo che precedentemente ricopriva di ricordo, assolutamente inutile.”

 

Simona Cozzupoli, Rebus oggettuale con soluzione visiva n. 21

Ora, con Microcosmi Onirici, la mostra personale prorogata fino al 29 febbraio, l’artista racchiude tra scatole e cornici il fantasioso mondo della meraviglia, da sfogliare come un vecchio libro di favole da cui lasciarsi stupire.

La dimensione ludica, filo conduttore di tutta la mostra insieme alla meraviglia, è presente nei “rebus oggettuali”, cioè rebus creati con oggetti accostati tra loro e intervallati da lettere (oggettualizzate in cubi di legno), che invitano lo spettatore a cercare la soluzione, facendolo “dondolare” tra il piano visivo e quello verbale. Limitandosi al primo, l’accostamento bizzarro degli oggetti che viene casualmente a crearsi in queste scatole, favorisce libere associazioni d’idee, stimolando l’immaginazione di quanti non riescono o non vogliono cercare la soluzione. In alcuni dei rebus esposti il gioco di rimandi tra immagini e parole è amplificato dalla presenza di una soluzione visiva: la frase trovata è illustrata visivamente dagli oggetti presenti nella scatola.

Simona Cozzupoli, Collezione di farfalle

Una Collezione di farfalle evoca in maniera esplicita l’atmosfera passata delle Wunderkammer (Camere delle Meraviglie) e stupisce perché si rivela, ad un’osservazione minuziosa, un’illusione ottica: le finte farfalle di carta, ritagliate da un libro illustrato sui lepidotteri, sono infilzate da veri spilli e catalogate secondo la vera nomenclatura scientifica. Le ali, piegate per simularne la tridimensionalità, illudono anche gli osservatori più attenti.

Simona Cozzupoli, Acquario

Gli Acquari, come le farfalle, ingannano la vista, grazie all’effetto optical creato dalla collocazione dei pesci (sempre di carta) a diverse profondità all’interno delle scatole. L’illusione ottica si prende “gioco” di noi: “illudere” deriva infatti dal latino “ludus”, che significa appunto “gioco”.

Simona Cozzupoli, Il Re

Le composizioni con le figure delle carte (Re, Regine, Donne, Fanti e Cavalieri) evocano l’universo mitico e fiabesco dei poemi cavallereschi e nascono da una pulsione combinatoria. Accostando le figure, dopo varie combinazioni, l’artista riesce a “inventare” una storia: in realtà sarebbe più corretto dire che la trova. Inventare e trovare significano, del resto, la stessa cosa: “inventare” deriva dal latino “invenire” che significa “trovare”.
Sono convinta che nei mazzi di carte siano presenti tutte le storie d’amore e d’avventura immaginabili. Quello che conta è lasciare libero spazio alle facoltà dell’immaginazione e della fantasia, in maniera analoga al procedimento seguito da Italo Calvino, con i tarocchi, nella composizione dei racconti nel libro “Il castello dei dei destini incrociati”. Anche lo spettatore può giocare a esercitare immaginazione e fantasia inventando/trovando delle trame a partire dall’osservazione delle opere in mostra” ci ha raccontato Simona Cozzupoli.

Il tema del gioco è presente anche nella bacheca D’après Magritte II: la celebre pipa dipinta dall’artista belga è qui presente in versione tridimensionale, sospesa nel tipico cielo azzurro magrittiano attraversato da nuvole bianche e accompagnata dalla frase “Ceci n’est pas un ciel nuageux” (Questo non è un cielo nuvoloso). La pipa è una vera pipa, ma il cielo no: è la rappresentazione di un vero cielo.

Simona Cozzupoli, Templum

Le bacheche intitolate Templum e Templa racchiudono uno o più cerchi di cielo con nuvole bianche (create con imbottitura per cuscini), attraversati da uccellini origami in miniatura (realizzati a partire da un quadrato di carta di due centimetri per due). Il titolo allude al “cerchio di cielo” selezionato dal sacerdote etrusco per osservarvi il volo degli uccelli e trarne gli auspici. Lo spettatore, osservando queste opere, può trarre i propri auspici personali.

Simona Cozzupoli con alcune delle opere in mostra

Anche le Nature morte contemplative presentano la figura del cerchio o dell’ellisse con riferimento al “templum”: il verbo contemplare trae origine proprio dalla porzione circolare di cielo osservata in antichità per la divinazione. Queste composizioni tridimensionali, totalmente azzurre, sono composte da una moltitudine di oggetti disposti su un piano inclinato, sospesi in cielo, tra le nuvole. Contemplandole, grazie al colore azzurro che favorisce la meditazione, si può accedere ad altre dimensioni.

E concludendo con le parole di Cinzia Carlino: “un’arte minuziosa, fatta di sensibilità, attenzione e dolcezza. Qualcosa che davvero impone allo spettatore di fare un passo indietro e cambiare atteggiamento rispetto alla normale percezione e fruizione del mondo intorno: fermarsi sul particolare, decifrarlo e trovare in esso, come in un rebus, la chiave per comprendere tutto”.

 

Microcosmi onirici

 

Mostra personale di Simona Cozzupoli

 

26 ottobre 2019/ 29 febbraio 2020

Mare Culturale Urbano
Via Gabetti, 15 Milano

 

simonacozzupoli

Cover: Simona Cozzupoli, Pescare una carta (dettaglio)