JAMES’ TASTING: I CLIVI FRIULANO SAN PIETRO 2018

L’origine de I Clivi nasce la ritroviamo negli anni ‘60. In quel periodo Ferdinando Zanusso lavora spesso a Parigi, dove scopre e assaggia alcune bottiglie di grandissimo valore, molto diverse da quelle che trovava nelle osterie di Treviso, dov’è nato. Cresce così la sua passione per il vino, non solo per il suo valore edonistico, ma soprattutto per quello culturale e storico. Vini francesi, friulani, toscani e piemontesi di storici produttori sono tra i preferiti di Ferdinando a cavallo tra gli anni ‘60 e la fine degli ’80, periodo in cui si dedica a un grande lavoro di ricerca e approfondimento della cultura enoica. A metà degli anni ’90 acquista una piccola vigna di due ettari sul versante sud del Monte Quarin a Brazzano di Cormons, terra natia di sua moglie. A questa si aggiungeranno poi i vigneti a Corno di Rosazzo, nei Colli Orientali, situati accanto a una casa diroccata che viene successivamente ristrutturata e ora ospita la cantina interrata. Durante lo stesso decennio Ferdinando viene affiancato dal figlio Mario. Assieme iniziano a sperimentare e a delineare alcuni dei principi a cui l’azienda si ispira ancora oggi: la vinificazione con lieviti indigeni e l’utilizzo delle vasche in acciaio, neutre, per evitare ogni possibile influenza del contenitore.

Il momento della svolta per i Clivi è però il 2008. In quell’anno padre e figlio piantano il primo vitigno di Ribolla Gialla e portano a termine una vendemmia resa difficilissima dalla peronospora che ha attaccato i vigneti. Le problematiche di quel periodo fanno capire a Mario e Ferdinando cosa vogliono dai loro vini: nessuna chiarifica, spremitura di solo mosto fiore, malolattica a seconda della stagione e una maturazione lunghissima sulle fecce fini trattate in legno. Iniziano quindi a vinificare i vitigni separatamente puntando a un’idea di elegante “sottrazione” e di recupero della leggerezza nei vini, caratteristica che i Clivi ritengono un valore aggiunto, al contrario dell’eccessiva estrazione, spesso sinonimo di importanza. A questo processo si affianca anche il ritorno ad una certa moderazione alcolica, con gradazioni più vicine alla grande tradizione di queste terre, per tornare a vini bianchi freschi e con un’estetica più classica.

I vigneti de i Clivi sono distanti pochi chilometri uno dall’altro, ma ricadono in due diverse zone a denominazione di origine e anche in due distinte province: nel Collio Goriziano l’uno e nei Colli Orientali del Friuli l’altro. Entrambi portano i nomi dei toponimi dove crescono, Brazan e Galea, e si trovano su due colline a 200 m sul livello del mare con esposizioni a Sud (Collio) e Sud-Est (Colli Orientali). La superficie totale dei due vigneti de i Clivi è di 12 ettari. Le vigne hanno tutte un’età compresa tra i 60 e gli 80 anni e i vini che ne nascono sono complessi e minerali, piena espressione del terroir, meno legati alle note strettamente varietali. Vini che non sono riproducibili altrove. Viti vecchie significa viti con radici molto profonde. I terreni di questa parte del Friuli sono composti da marne arenarie, ossia rocce sedimentarie di origine marina, formate da strati di argilla e frazioni di calcare. Le radici delle viti vecchie scavano negli strati più profondi di queste marne, qui chiamate Flysch di Cormons, raggiungendo nutrienti e macroelementi che donano alle uve una personalità unica e le rende profondamente legate al pezzo di terra da cui provengono. Assieme alla geologia, anche il microclima e l’esposizione di questa piccola area sono i fattori determinanti nelle differenze di personalità percepibili nei vini. I venti che giungono dal mare si infrangono sul monte Quarin a Brazzano di Cormons e scendono dalle Prealpi Giulie, per lambire le colline di Gramogliano a Corno di Rosazzo. Una distanza minima di pochi chilometri, inframezzata da una breve pianura, apporta macrodiversità sensoriali così evidenti che Mario e Ferdinando hanno deciso una vinificazione separata dei vigneti, in quello che con il nobile termine francese si definirebbe “cru”.

Nella gamma dei vini de i Clivi Friulano San Pietro, Verduzzo, Ribolla Gialla, Galea Bianco e Galea Rosso provengono dai Colli Orientali di Corno di Rosazzo; Malvasia e Brazan dal Collio in località Brazzano di Cormons.

 

 

James’ Tasting

I Clivi RBL Brut Nature 2018

91/100

Due le etichette che abbiamo degustato. La prima è una smagliante bolla da Ribolla Gialla in purezza molto floreale e minerale, che ci ha colpito per il suo aroma intenso ed esuberante, in particolare nelle decise note di miele ed erba appena tagliata. Se all’olfatto convince, al palato va oltre le aspettative: è di una personalità salina e tagliente, agevole nella beva e con una stoffa finissima.

 

James’ Tasting

I Clivi Friulano San Pietro 2018

94/100

Il San Pietro 2018 è un “bellissimo vino”, anche da un punto di vista estetico. L’etichetta (spesso, infatti, si cerca di inventarsi qualcosa pur di impressionare l’occhio, ma molto più spesso la delusione è dietro l’angolo…) è semplicemente meravigliosa, ci ricorda nobiltà, raffinatezza, sicurezza nei propri mezzi. All’aroma sprigiona una tempesta di suggestioni: pietra focaia, legni nobili, tostatura, frutta, erbe aromatiche. Al palato conferma la sua carta d’identità “borgognona”: fluido, molto salino, lunghissimo e intensissimo. Una vera meraviglia, ecco l’esempio perfetto dei vini “ideali” di cui non potremo mai fare a meno: struttura e levità, potenza e leggerezza, complessità ed eleganza.

 

 

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