IL PENDIO, UN’IDEA DIVERSA DI FRANCIACORTA

Siamo a Monticelli Brusati, comune del comprensorio franciacortino dove ha sede “Il Pendio”, una realtà che però esula dallo stesso, uscendo dal consorzio Franciacorta con l’annata 2012 e rinunciando quindi ad un marchio di sicuro appeal sul mercato.

Ciononostante i vini vengono prodotti rispettando il disciplinare, tant’è che fino all’ultimo sarebbero atti a divenir Franciacorta salvo poi essere imbottigliati come VSDQ (vino spumante di qualità).

Cantina fondata nel 1988 da Gigi Balestra, anno in cui risalgono i primi vigneti piantati, è guidata dal 2004, dopo averne lavorato per alcuni anni la vigna sotto il vecchio proprietario, da Michele Loda, persona che non scende a compromessi e con la sola etica del duro lavoro e l’idea del grande vino fatto in vigna piuttosto che in cantina. Sono cinque gli ettari che compongono l’azienda (di cui solo tre coltivati a vigneto per una piccola produzione di nicchia), che è tra le più alte della zona: arriviamo, infatti, a 450 metri di altitudine. É proprio da queste caratteristiche orografiche che deriva il nome “Il Pendio”, che fa riferimento, appunto, ai ripidi pendii che disegnano questa realtà. Un ettaro di oliveto e uno boschivo vanno a completare il quadro, con suoli che sono diversi da quelli tipicamente morenici della Franciacorta, con un terreno qui povero e roccioso, con particelle calcaree bianche.

I vini vengono prodotti con lieviti indigeni e pochissima solforosa utilizzata, con i metodo classico fatti senza alcun utilizzo di dosaggio, mentre per il rabbocco post dégorgement (la sboccatura) viene utilizzato esclusivamente lo stesso vino affinato sui lieviti (e non vino più giovane come da usanza) andando a rinunciare quindi a potenziali vendite pur di dare un’espressione più autentica possibile. Oltre ai tre spumanti prodotti, troviamo anche dei vini fermi di assoluta qualità, a base di Cabernet Franc, Pinot Nero e Chardonnay, tutti vinificati singolarmente e prodotti solo se l’annata lo concede.

Tra i vini due in particolare possono rappresentare il vertice di questa realtà.

Il Contestatore è un metodo classico ottenuto con sole uve di Chardonnay, vinificato solo in acciaio e affinato 60 mesi sui lieviti più un’ulteriore anno in bottiglia. Alla vista è un vino con una bella veste dorata, una bollicina fine e persistente nel risalire il calice. La parte olfattiva è diretta, introspettiva, con note salmastre e saline, agrume e fiori di sambuco. Il palato è corrispondente al olfatto: un vino dritto, senza fronzoli e con una bellissima acidità che si intercala ad una vena salina che da profondità e lunghezza alla beva.

La Beccaccia è invece ottenuta con sole uve di Cabernet Franc con una vinificazione di sei mesi in acciaio e un affinamento di cinque anni tra botte e bottiglia prima della commercializzazione. Di veste elegante, giocata su un rubino di media massa colorante, presenta un olfatto atipico per come si è soliti immaginare un Franc, senza note verdi, ma con un bel frutto turgido a bacca rossa (come lampone e ribes) note di tamarindo e di viola appassita, che invogliano la beva. Al palato troviamo dei tannini ben integrati, a tratti ematici, acidità data dal frutto sempre a bacca rossa, ritroviamo le note di tamarindo, arancia e una salinità di fondo. Vino di bella lunghezza che va a chiudere su note balsamiche.

 

 

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