Tre vitigni, tre letture della campagna romana: Malvasia Puntinata, Fiano e Cesanese raccontano un territorio di sabbie, breccia e argille, segnato dalla brezza del Tirreno e da una viticoltura biologica di forte identità.
Il Castello di Torre in Pietra è una realtà storica dell’Agro Aurelio, all’interno della Riserva Naturale del Litorale Romano. Cinquanta ettari di vigneto biologico si distendono sulle prime colline di tufo, sabbia e breccia, in un ambiente mite e ventilato dalla vicinanza del mare. La vocazione viticola di queste terre è documentata dal XVI secolo; nel 1926 la famiglia proprietaria restaurò il borgo, bonificò il territorio e rilanciò l’attività agricola.
Il lavoro in cantina segue la stessa impostazione poco interventista adottata in vigna: fermentazioni in acciaio, lunghi affinamenti sulle fecce fini, cemento come contenitore privilegiato e legno riservato soltanto ad alcune etichette. Al centro ci sono soprattutto i vitigni del Lazio e dell’Italia centrale, interpretati cercando di conservarne carattere, freschezza e legame con i diversi suoli della tenuta.
Pratolungo, Macchia Sacra e Terre di Breccia sono tre esempi particolarmente riusciti di questa filosofia. Vini ben fatti, tipici e intriganti, accomunati da una lettura nitida del territorio ma molto diversi per varietà, vinificazione e personalità.
Lazio Igt
Lazio Igt
Fiano da una singola vigna su terreno franco-sabbioso. Dopo la raccolta una selezione delle uve fermenta spontaneamente in acciaio a contatto con le bucce, quindi le masse affinano separatamente in cemento, svolgono la malolattica e vengono assemblate nella primavera successiva. Segue un ulteriore anno in cemento sulle fecce fini. Ricco e strutturato, conserva una bella impronta mediterranea: agrumi e nocciola si intrecciano a sensazioni salmastre e minerali. Il frutto è maturo ma il sorso rimane fresco, profondo e sapido. Un Fiano ben fatto e convincente, capace di coniugare materia, carattere varietale e prospettiva evolutiva.
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