Non più semplici promesse, ma veri protagonisti: i talenti under 35 della Valle Isarco rappresentano l’avanguardia della ristorazione altoatesina. Attraverso una ricerca costante e un approccio fresco e audace, questi giovani interpreti stanno tracciando le nuove rotte della gastronomia d’eccellenza, coniugando sapori storici e tecniche internazionali. L’Alto Adige è un territorio storicamente vocato alla gastronomia. Ma oggi, tra le sue valli, si sta affermando un cambiamento concreto. Specialmente in Valle Isarco, a pochi chilometri da Bolzano, dove una generazione di chef under 35 si sta imponendo con una visione più personale e meno codificata. Non si limitano a custodire la tradizione: la attraversano, l’alleggeriscono, la riscrivono. Lavorano la materia prima locale con rispetto quasi artigianale, ma la reinterpretano con uno sguardo contemporaneo, in cui tecnica e apertura culturale dialogano. È una cucina con accenti nuovi. Essenziale, consapevole, vitale. Dietro questa evoluzione ci sono volti, storie e cucine che meritano di essere raccontati.
Alex Haselwanter (photo credits Lorenzo Moreni)
Classe 1998, cresciuto tra i profumi della cucina di famiglia, Alex Haselwanter rappresenta una figura oggi poco comune: quella del ristoratore completo. Non solo chef, ma custode di un luogo, di un’accoglienza e di una visione. “Ho scoperto i fornelli aiutando mio padre quando ero ancora alle medie”, racconta. “Mi ha affascinato fin da subito non solo il cucinare, ma l’intero sistema che circonda la cucina: la scelta dei prodotti, l’energia del servizio, il rapporto con gli ospiti”. Nel ristorante di famiglia, attivo da quattro generazioni in una casa del XIII secolo a Gudon – una frazione di appena 500 abitanti del comune di Chiusa – Alex ha costruito il proprio percorso senza una formazione accademica tradizionale, ma attraverso l’esperienza diretta, fatta di tentativi, errori e intuizioni. “La sfida più grande? Il primo servizio da solo in cucina. È lì che capisci davvero cosa significa questo mestiere”. Il suo lavoro si muove tra memoria e apertura: Alto Adige, Mediterraneo e suggestioni asiatiche si incontrano in piatti che alleggeriscono l’eredità senza tradirla.
Benjamin Sellemond
Classe 1996, Benjamin Sellemond è uno dei talenti più brillanti della pasticceria altoatesina. Entrare nel laboratorio di famiglia a Velturno, piccolo villaggio sopra Chiusa, rivela un equilibrio preciso: artigianalità tradizionale, cultura gastronomica italiana ed eccellenza internazionale convivono con naturalezza. Più che pâtissier, è interprete di un linguaggio che unisce tecnica, estetica e identità. “Amo le sfide”, racconta. Ed è proprio questa tensione continua verso il miglioramento ad aver segnato il suo percorso: a soli 19 anni rappresenta l’Alto Adige alle WorldSkills di San Paolo; nel 2020 conquista il Championnat du Chocolat a Coblenza; due anni dopo si laurea campione del mondo all’Expogast di Lussemburgo; nel 2024 ottiene l’oro alle Olimpiadi Culinarie IKA di Stoccarda. Un’ascesa costruita con rigore, curiosità e una forte determinazione. Le sue interpretazioni in cioccolato e zucchero sono molto più che esercizi di stile. Precisione, controllo e creatività definiscono il suo lavoro, qualità che emergono tanto nelle competizioni internazionali quanto nel lavoro quotidiano. Accanto a lui, il fratello Matthias, con cui guida la storica pasticceria fondata nel 1956. Se Benjamin porta visione e apertura al mondo, Matthias rappresenta la solidità dell’artigianato.
René Tschager
All’interno di Castel Ansitz Steinbock, dimora nobiliare del XV secolo sopra il borgo di Chiusa, si sviluppa una proposta gastronomica di forte identità. Tra storia e visione contemporanea, il ristorante fine dining “La Lumosa” accoglie gli ospiti in un ambiente raccolto, pensato per pochi: appena quattro tavoli, custoditi nell’antica Selchkuchl, dove un tempo si affumicava lo speck. A guidare questo progetto è René Tschager, classe 2000. “Mi affascina lavorare con pochi elementi, ma portarli alla loro massima espressione”, spiega. Vincitore del titolo di “Miglior cuoco” ai WorldSkills Italy 2020 e del premio “Young Chef 2019” dell’Associazione cuochi altoatesini, Tschager rappresenta una cucina che evita l’eccesso per concentrarsi sull’essenza. La sua è una proposta nitida, elegante, costruita su equilibrio e precisione. L’approccio è minimalista ma mai freddo: la tecnica, rigorosa, è sempre al servizio del gusto. “Non mi interessa stupire con effetti speciali, ma costruire piatti riconoscibili per equilibrio”, sottolinea.
Cover: Benjamin Sellemond (30 anni), Alex Haselwanter (28 anni), Philipp & Michael Ranalter (29 anni), René Tschager (26 anni)