NICOLA ANNUNZIATA, FORAGING E ALTA CUCINA

Bella e dolce Bologna! Vi ho passato sette anni, forse i più belli…”, scrive Pier Paolo Pasolini, ricordando la citta delle Due Torri, dove nacque e dove ebbe luogo la sua formazione. Via dell’Indipendenza, l’accesso più elegante per raggiungere il cuore della città, che in questi mesi ha cambiato volto, dopo la posa in opera dei binari del nuovo tram elettrico e le 85 targhe in ottone, delle vittime della strage del due agosto 1980, parte di un imponente restyling eco friendly, di cui è oggetto in questi anni il centro storico, ridisegnando la mobilità cittadina con interventi che termineranno nel 2027. Un nuovo look per Bologna e per via dell’Indipendenza, che con il suo approccio aristocratico, il suo scorrere rettilineo, i portici, i palazzi nobiliari, le chiese sei e ottocentesche, congiunge la stazione ferroviaria e Porta Galliera a piazza Maggiore. Una delle perle, di questa direttrice ineludibile se si arriva in treno e si vuole visitare la città, senz’altro Palazzo Maccaferri, progettato a fine Ottocento, dall’architetto Attilio Muggia, dove ha sede l’Hotel quattro stelle I Portici, una magione nobiliare sviluppata su cinque piani, ubicata tra via dell’Indipendenza appunto, la Scalinata del Pincio e il Parco della Montagnola, oggetto di un restauro conservativo, espressione dell’Art Nouveau bolognese.

Cento camere, junior suite e suite, alcune con vista sulla città ed altre interne, più riservate e silenziose, tutte con stili diversi, in un alternarsi di affreschi originali di fine ‘800, stile moderno, pezzi d’autore, opere di design e ambienti di carattere minimal ed essenziale, pronte a fornire il confort che occorre a una clientela business o a viaggiatori leisure, mentre gli eleganti e ampi ambienti comuni, ospitano attività finalizzate alla valorizzazione della tradizione culinaria bolognese, con il ristorante fine dining, l’osteria-pizzeria, il negozio Pasta fresca Bottega Portici Lab, con piatti da asporto (in primis tortellini in brodo o in crema di Parmigiano), il Caffè Eden e la Pasticceria Eden, con produzione di piccoli e grandi lievitati, delizie dolci, macaron e specialità tipiche della tradizione bolognese e ancora boutique artigianali, sale meeting, una Terrazza per esposizioni e spettacoli, insieme a tour e servizi per conoscere il territorio. Il Teatro Eden Kursaal, un caffè chantant inaugurato nel 1899, emblema della mondanità di fine secolo, ospita il ristorante I Portici, con il palco e il loggione, gli stucchi, i fregi, ancora visibili, comunicante con l’antica ex Ghiacciaia del 1300, dal pavimento vetrato, oggi cantina, con oltre 900 preziose etichette e 3.500 bottiglie, luogo ideale per cene fine dining ed eventi.

Lo chef Nicola Annunziata, guida la parte ristorativa, grazie a un percorso lavorativo iniziato nell’alta ristorazione, presso il Ristorante Il Faro di Capo d’Orso di Maiori (SA), alternando per cinque anni, ruoli di responsabilità nelle diverse partite, prosegue al Ristorante Vistamare dell’Hotel Fogliano di Latina, fino all’incontro con Anthony Genovese a Il Pagliaccio, che segna un prima e un dopo. La tappa successiva è il Ristorante Pietramare Natural Food, del Praia Art Resort a Isola di Capo Rizzuto, dove si avvicina all’etnobotanica e alle tradizioni dei luoghi dove vive e lavora, senza mai dimenticare le sue origini campane, elementi fondanti della sua filosofia, che grazie a una cucina leggera, che parla di territorio e identità, lo porteranno ad affermarsi sulle maggiori guide gastronomiche. Gli spazi ampi ed eleganti de I Portici, sono location ideale per gli amanti della cucina di ricerca di Nicola Annunziata, dove la tradizione emiliana si fonde a quella campana, con l’accurato e cordiale servizio di sala, coordinato dal Maître Victor Ichim.

Nicola Annunziata

La cucina è godimento puro, attraverso equilibri calibrati, che intersecano pomodori delle più diverse varietà, ognuno con un’identità ben precisa, l’olio di oliva extravergine di minuscoli frantoi, la bufala di caseifici virtuosi, gli agrumi non trattati, in primis lo sfusato della Costiera, combinati con abilità e maestrìa, attraverso esecuzioni magistrali e cotture perfette, dove il gesto estetico non è mai fine a sé stesso. Da non perdere il delicato e goloso Astice laccato, con olio alla ‘Nduja, brunoise con frutto della passione, succhi di ceviche, ananas e gelato al guacamole. Il Carpaccio di Vacca vecchia. La linguina cotta in riduzione di carote. Il Plin ripieno di coniglio all’ischitana, con piselli, squacquerone, cedro ossidato (superlativo). La Rana pescatrice con chutney di agrumi, millefoglie di patata e rapa, zabaione salato. La Torta di campo, che rappresenta la sintesi del lavoro fatto dallo chef nel foraging, in questi anni, con una base di sablè al pepe, strati di botaniche e vegetali, crema di carote chantilly, fave di cacao, zenzero.

Ma anche il capitolo dessert si rivela altrettanto intrigante, grazie alle suggestioni del Pastry Chef Vincenzo Digifico, che guida anche la Pasticceria attigua, a cui si deve un interessante Quenelle di pompelmo azotato, con sorbetto di foglie di Tagetes, chips di agrumi, gel di limone amalfitano e caviale di pompelmo. Per concludere con la Finanziera al lime, accompagnata con crema di bucce di lime, sedano, limone, cetriolo e mela in osmosi di acqua di menta, yogurt greco e caviale azotato, in un trionfo di note citriche e vegetali.



Linguina cotta in riduzione di carote e caviale

Torta di campo

E dopo una buona notte di sonno, prima di ripartire, se rimane un po’ di tempo, non si può non vivere il centro di Bologna, un contesto ricco di bellezza e di mete da visitare, a partire dalla passeggiata per raggiungere piazza Maggiore, che conduce alla chiesa di San Petronio e induce a conoscere meglio Via Indipendenza, il viale forse più battuto della città. Si comincia con la Torre degli Scappi, uno dei 24 pinnacoli gentilizi ancora esistenti, che riportano a quando la Bologna medievale ne aveva oltre 180, tanto che era chiamata “Città turrita”. Alla base di essa un’altra amenità, il più antico negozio della città: la Coroncina, nato nel 1694, con un assortimento estesissimo di oggetti di culto e corone da rosario. Circa a metà, su Piazza 8 Agosto la Piazzola, il più grande mercato cittadino. San Pietro, il Duomo della città (che non è San Petronio, come molti pensano), di epoca romana, con dipinti del Carracci e del Creti, un luogo sacro che ogni anno ospita in trasferta la Madonna di San Luca. Poi l’Arena del Sole, un edificio neoclassico, inaugurato a inizio ’800 come luogo per spettacoli all’aperto, che accoglie fino a 800 persone. L’Orto Botanico ed Erbario, uno dei più antichi d’Italia, fondato nel 1568 in via Irnerio. Il Cinema Modernissimo, in Via Rizzoli, un tempo sede di un teatro sotterraneo, poi convertito in sala cinematografica nel 1915, chiuso nel 2007 e riaperto al pubblico con grande clamore nel novembre 2023, grazie alla Cineteca Bologna e a una efficace sinergia fra istituzioni. E ancora l’Archiginnasio, lo storico Caffè Zanarini, il Quadrilatero con le sue botteghe pluricentenarie, fino alla Finestrella di via Piella, dove si scorge un tratto del Canale delle Moline, che scorre tra gli edifici, il Museo di Ustica e il Museo Ducati (questi ultimi ricorrendo al taxi), senza dimenticare i luoghi preferiti da Lucio Dalla, la sua Casa Museo in via D’Azeglio e le osterie, che si ritrovano puntualmente nelle canzoni di Francesco Guccini.

 

 

 

Cover: Nicola Annunziata