STRESA, DENTRO UNA BOLLA

Arrivare a Stresa, accolti su un lato dalle acque cerulee del Lago Maggiore con le Isole Borromee affioranti dalle onde nel loro romantico intreccio di vegetazione esotica e architetture raffinate contrapposte alle cromie accese tipiche dei borghi di pescatori, e sull’altro dall’infilata di alberghi stagliati sull’imponente fondale montuoso, dà l’impressione di entrare in una bolla. Una bolla di bellezza, contemplata già da Eleonora Duse, che qui soggiornava per ritemprarsi, e da Lord Byron, affascinato più dalla natura spontanea che dalle Isole, ammirate invece incondizionatamente da Dickens, per il quale era splendida “qualsiasi cosa spunti da quell’acqua azzurra, con quello scenario circostante”. L’elezione di questi paesaggi e del mite clima di Stresa a luoghi dell’anima ne ha perpetuato il fascino di destinazione del desiderio che invita al viaggio, riflesso negli alberghi ricchi di storia e riacceso da nuovi progetti di ospitalità che rivitalizzano uno charme senza tempo.

Luca Gulino

Uno di questi moderni progetti è Le Bolle, il ristorante del Boutique Hotel Stresa che porta aria nuova nella cucina del lungolago di Stresa. La promessa di estatico distacco contenuta nell’insegna non è astratta, ma si concretizza in sferiche alcove di vetro trasparente, cinque bolle all’interno delle quali sono apparecchiati altrettanti tavoli. I fortunati che riescono ad accaparrarsene una vivono un’esperienza multisensoriale, avvolti in un abbraccio nel quale si fondono il vivace struscio serale del lungolago e la pace trasmessa dai monti, l’intangibile sciabordio lacustre e le atmosfere di ovattata eleganza del boutique hotel cinque stelle nato nel 2023 nella dimora storica Villa Ostini voluta nel XVIII secolo dalla Duchessa Elisabetta di Sassonia come dimora per la villeggiatura estiva e che oggi reinterpreta in chiave contemporanea lo stile Art Déco e i richiami al lago, a partire dal pavone, elegante emblema dell’Isola Bella e tema ricorrente nel decor degli ambienti insieme a opere d’arte contemporanea e una predilezione per oro e blu carta da zucchero, sino al mosaico in tenui colori naturali della facciata accesa la sera da una trama geometrica luminosa, sfolgorante sipario dell’esperienza gourmet al ristorante guidato in cucina dall’executive chef Luca Gulino e in sala dai maître Luigi Fiumara e Paolo Savia con la direzione del F&B manager Raoul Teruzzi.

La cucina di Luca Gulino è generosa di richiami alla tradizione mediterranea e in particolare a quella siciliana delle origini, unita a ispirazioni e ingredienti locali, in un percorso che attraverso il gusto e un approccio contemporaneo aspira a rompere le regole della proposta gastronomica classica dell’hôtellerie rimanendo però accessibile e immediata. Lo si avverte già nella trilogia di amuse-bouche dal piglio sapido introdotta dall’Uovo infarcito di tartare di zucchine in scapece e coronato da spuma di mandorla e caviale di storione, seguito dal crescendo di sapori infilzati nello Shawarma mediorientale a base di ventresca di tonno accompagnata da crema di anacardi e chips di riso e racchiusi infine nel Cestino croccante con custard di tartare di cozze al limone e da un aglio e olio alla paprika con polvere di cappero.

Il primo piatto, Pomodoro cuore di bue fumé, è portato in tavola con l’orgoglio di chi sa di aver centrato l’obiettivo di coniugare riuscita gustativa ed estetica. Orto e bosco, stagionalità e sensazioni vacanziere per questo piatto nel quale la consistenza soffice e soda dell’ortaggio re dell’orto si confronta con quella carnosa e croccante del cardoncello, le note dolciastre e vagamente amaricanti amplificate dall’acqua di burrata e olio extravergine di oliva, complici delle riuscite nozze insieme ai profumi di basilico e olive. Lo accompagnano le note agrumate dello Spumante Metodo Classico Brut Mandoletta Le Cave affinato 24 mesi nelle millenarie cave sotterranee del Castello di Uviglie, sulle colline del Monferrato casalese. L’abbinamento si inserisce nel percorso tutto piemontese scelto dal sommelier Salvatore Poddesu per far conoscere alcune produzioni piemontesi ai viaggiatori stranieri, mentre la cantina, ancora in divenire, rivela passione e competenza tanto per le produzioni italiane quanto per quelle internazionali.

Cavolfiore Dorato

Punta sulla golosità anche il servizio dei lievitati, dalla pagnotta di semola a lievitazione naturale da spalmare di burro insaporito con lime ed erbe, alla girella con rosmarino e ricotta fusa nella trama della sfoglia, sino al finto grissino al sesamo bianco e grissini veri, di forma generosa e buona fragranza.

Appetitosa e soffice nel gusto la matassa di Pasta di semola all’ortica nella quale convergono, per stratificazioni, i sapori delicati di palamita mi-cuit, quelli setosi della mandorla e quelli sapidi del limone fermentato; un velo di bagna cauda, attenuata nell’impatto che l’aglio solitamente genera sul palato, ricama la cifra del piatto, profondo e ondeggiante come il vicino lago, reso compiuto dall’abbinamento allo Chardonnay Morino di Batasiolo 2023 con le note di vaniglia in prima battuta assecondano il carattere felpato dello spaghetto mentre il finale agrumato deterge il velluto della salsa.



Nella scala dei sapori si sale di un’ottava con il Maialino nero, di cui lo chef sceglie le ribs, taglio di gusto internazionale. Le ribs, laccate con la loro salsa densa e lucente, esprimono un sapore speziato e persistente, sostenuto da jus al bergamotto e yogurt, per poi sfumare negli aromi di un chimichurri fresco e odoroso. Nel calice, il rubino profondo del Sass russ 2023 di Podere ai Valleni, dal territorio novarese di Boca, dove Nebbiolo e Vespolino creano una connotazione aromatica naturale, con tipiche note di frutti rossi, lievi percezioni speziate e viva freschezza.

Il predessert, candido e spumoso, nel quale gelato al Taleggio e pera grigliata si fondono con l’aceto di sidro, contrapposto alle note calde del pepe lungo, precede il dessert Pesca Bellini. Non l’abusata frutta realistica, bensì un morbido e arrendevole dolce al cucchiaio pienamente estivo a base di pesca gialla e bianca, con i sapori pieni e succosi delle polpe legati dal cioccolato al caramello.

Pesca Bellini

Un locale affacciato sulla movida di Stresa non può non accendere i riflettori anche sulla mixology, qui interpretata con fantasia e originalità dal cocktail bar Perlage, pronto a shakerare per aperitivi e dopocena sia nello spazio interno al ristorante sia sul rooftop dell’hotel, uno spazio cristallino aperto anche all’esterno, con vista panoramica mozzafiato sull’orizzonte lacustre solcato dalle Isole Borromee. La più vicina, l’Isola Bella, appare come un meraviglioso galeone ormeggiato e pronto a salpare per vivere una nuova avventura, magari ispirati dai cocktail del Perlage, rinnovati a ogni stagione per raccontare il territorio attraverso le sue piccole grandi storie e le produzioni locali. Molto riuscito ed evocativo il cocktail “Alpi in fiore” a base di vodka piemontese infusa con erbe aromatiche, genepy e miele millefiori, in un abbraccio di profumi, dolcezza e aromi delle botaniche alpine che si arricchisce di significato se sorseggiato smarrendo lo sguardo fra le anse azzurrine dei monti che sfumano nelle acque del grande lago.