Chi potrebbe mai avere la sfrontatezza di celebrare i 40 anni di vinificazione franciacortina mettendo in bottiglia un nuovo Metodo Classico composto interamente da uve Pinot Bianco? A chi potrebbe balenare l’idea controcorrente di festeggiare 40 anni di Franciacorta con uno spumante che addirittura “Franciacorta DOCG” non è? Quale impavido avrebbe il coraggio di affermare l’appartenenza ad un territorio vinificando la varietà che, proprio in quello stesso territorio, è stata limitata da disciplinare in quanto vitigno troppo suscettibile, troppo difficile da coltivare?
Alessandro, Teresio e Alberto Schiavi
Qualcuno c’è. Si chiama Mirabella, azienda di Rodengo Saiano in Franciacorta e i suoi protagonisti sono i componenti della famiglia Schiavi. E tutti questi apparenti colpi di testa non sono altro che una conoscenza molto profonda del luogo con cui, da 40 anni, dialogano senza sosta.
Mirabella nasce dalla collaborazione fra Giacomo Cavalli e Teresio Schiavi. È quest’ultimo a trainarla fino ai giorni nostri, affiancato dai figli Alessandro e Alberto, rispettivamente enologo e direttore commerciale. Quella serie di esperienze e competenze acquisite sul campo si tramandano ancora di padre in figlio e di fratello in fratello. I tratti di realismo e di scaltra avanguardia che connotano questa azienda storica ma giovane, si percepiscono dalla cura con cui è gestita la cantina, in ogni suo più piccolo dettaglio. La quasi totalità delle vasche di vinificazione è stata realizzata in cemento vetrificato; si tratta di un accorgimento tutt’altro che banale, frutto di un’osservazione molto attenta dell’interazione che esiste fra il vino e il contenitore. Il desiderio è quello di mettere in bottiglia vini il più espressivi possibile, con conseguente necessità di eliminare le alterazioni dovute dalla carica elettrostatica dell’acciaio. E poi, l’acqua, che pare essere uno degli elementi portanti su cui poggia la solidità dell’azienda. La zona della cantina è, infatti, circondata da una falda freatica superficiale, capace di mantenere le temperature fresche e costanti, così come i livelli di umidità.
Ciò permette di sviluppare in modo molto naturale – e in perfetta sinergia con l’ambiente – le condizioni ideali affinché la maturazione dei vini possa procedere al meglio. La direzione produttiva è chiara: la scommessa sul territorio, l’espressività identitaria dei vitigni e la sostenibilità ambientale. Tutto questo ha portato, dal 2012, ad utilizzare interamente energia da fonti rinnovabili e a puntare, oggi, sulle monovarietà. Mirabella è una delle aziende franciacortine che più ha investito sul “temibile” Pinot Bianco, aggiudicandosi il primato per la maggior quota percentuale di vigneti coltivati con tale varietà. Sono 7,5 – per la precisione – gli ettari che Mirabella dedica alla coltivazione del Pinot Bianco, rappresentanti l’8,71% di quelli totali presenti nell’area della DOCG.
Si attenderà il 2020 per vedere comparire sul mercato l’audace ed elegante – a tratti altezzoso, ma solo perché riservato – Pinot Bianco. È lui, croce e delizia di Franciacorta, a rappresentare in qualche modo l’indole di Mirabella, dove tutto è sempre in fermento ed è occasione di creatività.
60% Chardonnay – 25% Pinot Nero – 15% Pinot Bianco
Dopo un viaggio attraverso le tre varietà, espresse in assoli, non si poteva non regalare anche la versione armonizzata di queste tre anime, nella chiave del Dosaggio Zero. Al naso appare una frutta croccante, fresca, completata dalle note più avvolgenti della castagna e del lievito. Una movenza morbida e sinuosa si bilancia alla tensione fresco-sapida, nel sorso, nella definizione di un buon equilibrio e di un finale leggermente amaricante.