Un milione e duecentomila follower non si accumulano per caso, soprattutto se il soggetto è un hotel in una valle laterale del Trentino, a Vermiglio, ultimo paese prima del ghiacciaio della Presanella. Chalet al Foss è diventato in pochi anni un oggetto di culto digitale, rimbalzato su magazine internazionali, siti travel, copertine lifestyle, cronache economiche locali. Non un resort affacciato su una capitale, ma uno chalet alpino che ha trasformato la montagna in scenografia contemporanea, una mutazione profonda dell’ospitalità di alta quota la piscina sospesa nel vuoto, le colazioni galleggianti, le cene nel bosco in cabinovia privata, i letti riscaldati nella neve: immagini che hanno costruito un vero e proprio format narrativo dell’ospitalità.
Dietro la viralità c’è però una traiettoria imprenditoriale precisa. A ideare tutto questo sono stati Alberto Pangrazzi con la moglie Carlotta Menon, che hanno avuto la capacità di vedere oltre quando è stato il momento di prendere in mano le redini dell’albergo di famiglia, nato una cinquantina di anni fa poco fuori Vermiglio.
Photo credits Mauro Mariotti
I proprietari raccontano una crescita costruita senza campagne pubblicitarie tradizionali, puntando su un’identità forte e su esperienze iconiche. Dal 2019 in poi Chalet al Foss ha cambiato pelle, passando da struttura familiare a cinque stelle adults only in meno di quattro anni. Un salto che ha intercettato la domanda emergente di turismo emozionale, iper-personalizzato, pensato per coppie senza figli, con disponibilità economica medio-alta e una cultura visiva allenata ai social. È qui che il caso supera il singolo indirizzo: Chalet al Foss funziona come un laboratorio del nuovo riposizionamento alpino italiano nel lusso esperienziale globale progettato per diventare destinazione in sé. Dal 2019 lo chalet di Vermiglio è stato ampliato e ripensato per fasi, fino allo standard di un cinque stelle contemporaneo: spazi ridisegnati, rapporto col paesaggio ricalibrato, tecnologia usata come strumento di comfort e di regia, spettacolarità misurata e funzionale all’esperienza.
Il cuore visivo dell’intervento è la piscina sospesa, una vasca infinity che sporge nel vuoto con pareti trasparenti e fondo in parte vetrato, affacciata sulla Val di Sole e sulla Presanella. È una dichiarazione di intenti: avvicinare l’ospite al paesggio. L’architettura è un insieme di volumi ampliati senza cancellare l’impianto originario, grandi superfici vetrate per catturare la luce e le stagioni, materiali naturali, legno, pietra, metallo brunito. Il lessico resta quello della montagna, ma filtrato da una sensibilità quasi nordica: linee pulite, palette neutre. La ristrutturazione ha riguardato anche la distribuzione interna, con una progressiva moltiplicazione degli spazi esperienziali: piscine indoor e outdoor collegate, aree relax panoramiche, ristoranti con identità distinte, terrazze progettate come quinte teatrali sul paesaggio. Tutto concorre a creare un percorso, più che un semplice soggiorno: dall’arrivo in quota fino alle zone wellness, si attraversano ambienti che cambiano scala e intensità, passando dall’intimità delle suite agli spazi condivisi. È in questo equilibrio tra radicamento alpino e aspirazione internazionale che Chalet al Foss ha trovato il suo codice in un angolo del Trentino, lontano dalle stazioni più blasonate, usando l’architettura come leva narrativa e competitiva.
Photo credits Mauro Mariotti
Lo chalet è a Vermiglio, ultimo comune della Val di Sole prima del Passo del Tonale, a circa 1.450 metri di quota. Qui la valle si stringe, il traffico si dirada, e la montagna riprende una dimensione più severa. A dominare è Cima Presanella, una cattedrale di granito e ghiaccio. Vermiglio, punto di transizione tra valle abitata e alta quota, tra pascoli e ghiacciai, con un’economia che mescola agricoltura di montagna, allevamento, foreste è la base giusta per esplorare i dintorni: il Parco Nazionale dello Stelvio, con i suoi itinerari di trekking e fauna alpina, i percorsi lungo i torrenti Noce e Vermigliana, le strade militari della Grande Guerra che risalgono verso i ghiacciai, le malghe dove in estate si produce formaggio d’alpeggio e si misura ancora la stagione con l’erba e la neve. La Val di Sole, negli ultimi anni, ha investito molto anche in un’immagine più contemporanea: piste ciclabili lungo il fondovalle, rafting e sport fluviali sul Noce, recupero delle architetture rurali, piccoli musei di valle e iniziative culturali legate alla montagna. È un territorio che lavora su sostenibilità, e, destagionalizzazione.
Photo credits Mauro Mariotti
In un hotel costruito sulla regia dell’esperienza, la cucina non può limitarsi a sostenere il soggiorno: deve essere parte integrante del racconto. Chalet al Foss ha impostato la propria proposta gastronomica come un sistema articolato, con più ambienti e registri, pensati per accompagnare momenti diversi della giornata. Tre ristoranti, ciascuno con una propria identità: Il Tipico legato alla tradizione alpina riletta in chiave contemporanea, Il Contemporaneo di taglio internazionale fine dining e La Dolce Vita orientato a una cucina più leggera e mediterranea, un ecosistema culinario che permette agli ospiti di variare senza uscire dalla struttura, mantenendo però una coerenza stilistica di fondo. La linea dichiarata resta quella della qualità delle materie prime e del legame con il territorio trentino – formaggi d’alpeggio, carni selezionate, erbe di montagna, burri e latticini locali – filtrati attraverso tecniche moderne e presentazioni pulite. Anche qui il linguaggio è misurato: piatti leggibili, estetica controllata, porzioni pensate per la condivisione. Un ruolo chiave lo giocano anche il servizio di sala e la cantina.
Cover: photo credits Mauro Mariotti