San Candido, Alta Val Pusteria, un paradiso di natura e cime dalla storia antica, le cui origini si perdono fino ai primi insediamenti degli Illiri e dei Celti intorno al 1000 a.C., ben prima dell’arrivo dei Romani, che nel 100 d.C. costruiscono la rete viaria e fondano Littamum, una stazione stradale nel “campo gelau” – campo gelato –, dove la via Claudia Augusta incrociava la via Julia Augusta, oggi San Candido. Luoghi dove si viene per ritemprarsi e staccare da tutto, per godere di panorami straordinari o, viceversa, per lasciarsi guidare dai sentieri e dalle vie di roccia che solcano alcune tra le più affascinanti cime delle Dolomiti di Sesto, attraverso il Parco delle Tre Cime, il Monte Baranci, il Tre Scarperi, il Monte Elmo, la Croda Rossa di Sesto. Una località alla quale è difficile rimanere insensibili e che colpì anche Josiah Gilbert e George Cheetham Churchill. I due scrittori e scienziati britannici, autori del diario di viaggio The Dolomite Mountains del 1864, rimasero incantati da San Candido e dalla Cima Tre Scarperi, ribattezzandola non a caso il “diadema”.
La realizzazione di una rete stradale più organica e lo smantellamento della Ferrovia delle Dolomiti nel 1964 coincidono con l’esplosione del turismo invernale e con una crescente attenzione verso questa valle, da vivere anche d’inverno, che ancora oggi accoglie per diversi mesi all’anno villeggianti abituali e nuove presenze, attirati da storia, bellezza, gastronomia e natura. Tuttavia questa magnifica vallata, a poca distanza dall’Austria, ebbe anche un delicato ruolo strategico nella geopolitica dell’Europa, con la costruzione dello Sbarramento di Dobbiaco, una serie di bunker a difesa dei confini italiani, eretti durante il Fascismo ma impiegati anche dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante la Guerra Fredda. Tra gli anni Cinquanta e i primi anni Novanta la rete di costruzioni in cemento armato venne riattivata e integrata in un sistema strategico della NATO allo scopo di contrastare un’eventuale invasione da parte delle truppe del Patto di Varsavia. Caserme piene di giovani soldati di leva e bunker seminascosti dalla vegetazione, posti a difesa delle principali arterie, mai utilizzati, che anno dopo anno andarono a decadere fino alla caduta del Muro di Berlino, per essere infine dismessi nel 1992. Massicce costruzioni che oggi sono diventate cantine vinicole, magazzini di stagionatura per formaggi e suggestivi musei, come quello tra Dobbiaco e San Candido, che nel sottosuolo conserva camminamenti, corridoi, stanze in cemento armato e attrezzature d’epoca.
E non sono le uniche attrazioni per gli appassionati di storia. Una volta qui, non si può non visitare la famosa Collegiata di San Candido, fondata nell’VIII secolo e considerata uno dei più importanti monumenti romanici delle Alpi Orientali, mentre intorno la natura rigogliosa offre passeggiate panoramiche, facili o per camminatori esperti, dirette a rifugi e bivacchi in quota, per assecondare il crescente interesse alpinistico e il brivido delle ascensioni. La statale solca la vallata, ma appena ci si sposta è un immergersi tra boschi secolari e sentieri romantici. L’Alta Val Pusteria è un giardino verde, che colpisce per come viene mantenuto pulito e in ordine, frutto di una consapevolezza che chiama tutti a fare la propria parte e a divenire custodi di questi luoghi, per preservarne la bellezza.
Senza dimenticare il Mühlhof, maso di proprietà della famiglia adagiato in mezzo alla natura, circondato dall’orto e dai terreni dove si producono buona parte degli ingredienti destinati alla cucina del resort. Il complesso, lussuoso quanto sostenibile, è inserito in armonia nel contesto paesaggistico ed è ideato per autosostenersi dal punto di vista energetico, traendo energia anche dal cippato dei boschi. Dal 2015 il Leitlhof produce autonomamente calore ed energia e dispone di una propria sorgente d’acqua. Le emissioni dichiarate dalla struttura sono oggi pari a 12,2 kg di CO₂ per ospite a notte. Uno dei motivi per cui il Naturhotel Leitlhof ha ottenuto certificazioni e riconoscimenti internazionali dedicati alla sostenibilità.
L’Alpin Spa è uno degli elementi attrattivi del Naturhotel Leitlhof. Un’ampia area benessere dotata di piscina interna ed esterna, riscaldate tutto l’anno, cui si affiancano bio sauna al pino cembro, sauna finlandese, bagno di vapore e vasca idromassaggio, insieme a trattamenti con prodotti naturali e biologici certificati che si ispirano alla tradizione alpina, con il panorama delle Dolomiti di Sesto sempre sullo sfondo. “Nel 1997 il resort è stato acquisito dalla famiglia Mühlmann perché non finisse nelle mani di una grande compagnia straniera” racconta Marion Burgmann, direttrice del resort dal 2019. “La gestione è affidata a Stephan Mühlmann e a sua moglie Evelin, che portano avanti la filosofia natural del resort, autonomo dal punto di vista energetico grazie alla centrale termoelettrica e al fotovoltaico, insieme agli orti di botaniche e ortaggi. Ma anche nella Spa si riverbera l’attenzione al naturale, con la linea bio ecologica scelta per i trattamenti e una prospettiva sempre rivolta all’ospite e all’ambiente”.
Photo credits Mike Rabensteiner