Guidare sulla vecchia strada della Val D’Ega, è sempre emozionante. È il primo tratto della Grande Strada delle Dolomiti, un’opera titanica, costruita nel 1860, con l’obiettivo di rendere raggiungibili le Dolomiti, per favorire il nascente turismo estivo e agevolare i commerci e se ora è meno impervia e i tratti più pericolosi sono stati sostituiti da moderne gallerie, è egualmente un’esperienza, l’architetto Franz Schweighofer, che la terminò con i mezzi dell’epoca a tempo di record, impiegando solamente otto mesi, dovette superare immani difficoltà ingegneristiche, la roccia veniva scavata a mani nude e ci si doveva guardare dalle frane, dalle piene del torrente e dalla caduta di massi. Circondati da panorami mozzafiato, si salgono i ripidi tornanti, solcando boschi incontaminati e costeggiando strapiombi, mentre a tratti si scorge il maestoso Latemar, grandioso massiccio montuoso, scalato per la prima volta nel 1882 dagli alpinisti Wood e Churchill e dalla Guida alpina Santo Siorpaes, nel quale qualcuno ha voluto scorgere la forma di un ferro di cavallo, plasmato da ere geologiche remote, di quando era l’atollo corallino di un mare tropicale, mescolato ad antiche eruzioni vulcaniche, insieme a strati di dolomia bianca e scure lave basaltiche, che hanno alimentato misteriose leggende locali. Per secoli la valle dolomitica che prende il nome dal torrente Ega, è rimasta isolata dal resto dell’Alto Adige, contando, per la sopravvivenza dei suoi abitanti, sulle risorse boschive, sul carbone di legna, sulla resina, sul ferro, da commerciare a valle, quando il territorio era ancora amministrato dal Monastero agostiniano di Novacella, fondato nel 1142, che estendeva la sua influenza a oltre 500 masi.
La frazione di Ega, lambita dal torrente omonimo, che in Ladino significa “acqua”, con i suoi 900 abitanti, dista solo quattro chilometri dalla stazione sciistica di Obereggen, meta riconosciuta di sport invernali, ma che in estate è altrettanto attrattiva, grazie a una natura lussureggiante e a una fitta rete di sentieri, capaci di soddisfare escursionisti di ogni livello e appassionati di bicicletta e sport all’aria aperta. Nel piccolo borgo di Ega, ad una altitudine di 1.120 mt., con il suggestivo campanile gotico della Chiesa Parrocchiale di San Nicolò, tutto è ordinato e ben tenuto e intorno ci sono chilometri di foreste rigogliose, punteggiate qua e là da antichi masi, come il Grotthof, guidato dalla famiglia Pichler e associato al Consorzio Gallo Rosso. La cultura del maso è antichissima, ed è un unicum tutto altoatesino. È tra il X e il XIV secolo, che sorgono i primi masi della regione, una tradizione dal fascino antico, che riporta all’istituto medievale del “Maso chiuso”, che puntava a presidiare il territorio montano, per prendersi cura dei boschi e dei terreni, ostacolando la suddivisione e la dissoluzione delle proprietà. Inizialmente furono i principi vescovi e i nobili ad affidare i terreni ai coloni perché ne traessero frutto e mantenessero in buon ordine le loro proprietà terriere, in virtù della legge del “Maso chiuso” promulgata nel 1526, poi divennero vere e proprie aziende agricole e abitative di montagna, in una logica di totale autosufficienza. Secondo la normativa, che con successive modifiche è arrivata fino ai giorni nostri, dopo il decesso del proprietario, l’intera proprietà veniva ereditata da un solo discendente (solitamente il primogenito), per non rischiare l’indebolimento della famiglia, mentre agli altri figli veniva conferito un risarcimento in denaro. Non si trattava solamente di un’abitazione in pietra e legno, ma di un’unità produttiva vera e propria, con la stalla, i magazzini, il fienile e nei dintorni, coltivazioni di cereali, ortaggi, frutteti, vigne, pascoli, boschi e l’allevamento di bestiame, per la produzione di formaggio e burro. I masi rappresentano l’architettura dell’associazione Gallo Rosso, una forma di consociativismo in stile altoatesino che funziona e conferma quanto il collaborare per un obiettivo comune, sia una caratteristica di questa regione, da cui prendere esempio.
In Alto Adige non vi sono solamente hotel cinque stelle, c’è anche una Via Lattea di agriturismi e masi a carattere familiare, che hanno scelto di puntare sulla tutela del territorio e sull’ambiente e da circa due decenni si riconoscono nel consorzio Gallo Rosso, un organismo virtuoso nel quale oltre 1.650 insegne aderiscono a un rigido disciplinare che si è dato regole ferree e rigorosi standard d’ingresso. Per chi non risiede in Alto Adige, la differenza fra maso e baita, è impercettibile, ma sono due entità completamente diverse. La baita è una costruzione in legno e pietra d’alta quota, nata come alloggio temporaneo per il pastore, che in estate guidava in quota il bestiame e lavorava il latte per produrre burro e formaggio, oggi diventati prevalentemente punti di ristoro per escursionisti. Il maso viceversa è il cuore della cultura contadina tirolese, è un centro agro economico, un’azienda, un’unità giuridica e una casa, abitata tutto l’anno dalla famiglia contadina. L’Associazione Gallo Rosso, ha consociato 1.650 agriturismi dell’Alto Adige, in una riuscita combinazione tra agricoltura e settore turistico, dando valore a un comparto che rappresenta l’architettura contadina della regione, in un concreto esempio di turismo alternativo, che riporta all’autenticità del vivere nella natura, dove i masi sono custodi del territorio. I giorni di vacanza negli agriturismi Gallo Rosso, sono quanto di più vero si possa sperimentare, si trascorrono momenti di relax, assaporando il clima mite della regione e le specialità che si producono, dalle confetture e succhi di frutta fatti in casa, ai formaggi, ai latticini, al pane, alle uova fresche, ma si può anche collaborare attivamente per partecipare a quello che quotidianamente i contadini vivono per il buon funzionamento della fattoria, come mungere le mucche, fare il fieno, raccogliere la frutta, gli ortaggi, l’uva, il maso è il miglior posto per conoscere da vicino gli altoatesini e i loro usi e costumi e per fare vivere ai bambini la natura e le tradizioni contadine, ormai scomparse in città. Il “Gallo Rosso” si fa garante dei prodotti di qualità del maso, verifica costantemente l’affidabilità delle aziende agrituristiche, delle osterie contadine, dei produttori, degli artigiani e attraverso le guide “Masi con gusto” e “Sapori del maso”, guida i buongustai e i gourmet, nei luoghi più autentici e golosi dell’Alto Adige, per vivere un’esperienza non consueta, dove cenare, acquistare prodotti e soggiornare, rivelando l’espressione più pura dell’ospitalità altoatesina.
Il Grotthof si trova a cinque minuti dal centro di Ega, ad oltre 1.300 metri di altitudine, ed è uno dei masi più antichi dell’Alto Adige, immerso tra boschi e prati alpini, ricchi di flora e botaniche rare, con l’orto per le aromatiche e gli ortaggi, il bosco di abeti rossi di 90 ettari, di proprietà, i bovini Galloway e Angus, le galline, i pavoni, le quaglie, alimentati dal fieno e dalle erbe del maso, certificato biologico dal 2020. Il rispetto per l’ambiente, è al primo posto per la famiglia Pichler, lo capisci dal messaggio, che mentre stai viaggiando, ti arriva sullo smartphone, insieme alle indicazioni di viaggio, dove si segnala di prestare attenzione alle salamandre pezzate, che potrebbero trovarsi sulla strada tra il paese e la fattoria. È il migliore approccio possibile per entrare in sintonia con la natura di questi luoghi idilliaci e dettare l’agenda di un soggiorno, che ruoterà intorno alla natura, al territorio, alle tradizioni secolari della valle, alle bellezze paesaggistiche e alla sopraffina gastronomia. Il Grotthof è stato costruito nel 1.237, ed è di proprietà della famiglia Pichler da 240 anni, con la parte più antica, tenuta in condizioni perfette, un po’ annerita dal tempo e da un incendio, che è ancora visibile alla base dell’edificio in sasso e legno: “Nel 2010 mentre si rifaceva il tetto, abbiamo alzato un poco la struttura, nel 2014 si è aggiunto un appartamento, nel 2020 abbiamo realizzato lo chalet, accanto alla struttura storica, – raccontano Annelie e Markus Pichler, settima generazione. – È un appartamento di 90 mt su due livelli, con cucina, salotto e due camere da letto, realizzato in larice, pino cembro e altro legname dei nostri boschi, insieme al marmo e alla pietra naturale dell’Alto Adige, con grandi finestre, una terrazza e un balcone panoramico, da cui si scorgono il Latemar, il Corno bianco, il Corno nero e sullo sfondo il Gruppo dell’Ortles e dove si possono osservare, cervi, lepri e uccellini, quando alla mattina presto si avvicinano al maso. Per noi è importante, mantenere la storia di questo luogo, per i nostri figli e le generazioni che verranno, ma dobbiamo farlo rispettando l’ambiente e il territorio, a partire dall’impianto fotovoltaico, al pellet per il riscaldamento e all’acqua sorgiva, che attingiamo da due sorgenti sotterranee, per garantire un consumo energetico sostenibile”. La colazione dentro la vecchia stube, è uno dei punti centrali dell’esperienza e quanto di più tipico possa esservi, un’immersione nella memoria tirolese, con le uova preparate da Annelie, le selezioni di formaggi di malga, i salumi di produzione propria, il pane ancora tiepido, l’acqua di frutta, le composte home made di miele, pino cembro, rosa canina, frutti di bosco, per iniziare al meglio la giornata, prima di visitare i dintorni o intraprendere un’escursione. Accanto al maso passano diversi sentieri, che conducono ad alcune tra le più celebrate mete alpine, come il Catinaccio, che è alle spalle del Grotthof; il Lago di Carezza (raggiungibile in appena due ore e mezza); la cappella del XII secolo, con affreschi di epoca gotica, dedicata a Sant’Elena; la rete di percorsi che attraversano in lungo e in largo il Latemar; o ancora il sentiero “Kirchsteig” di Nova Ponente, per scoprire la flora, la fauna e la storia, della valle, attraverso stazioni sensoriali che invitano a sentire, comprendere, toccare e annusare consapevolmente, e ancora l’Isola del silenzio, il telescopio, un memory sugli animali selvatici e la ruota di un mulino, con giochi a quiz per grandi e piccini. Tra queste alture, vi sono tradizioni gastronomiche che si perpetrano da secoli, utilizzando ciò che offre la natura, come il buon latte locale, da cui si ricavano formaggi sopraffini. A Nova Ponente si può visitare il caseificio Lehrnerhof, a 1.360m di altitudine, tra prati verdi e boschi incontaminati, a solo un chilometro dal centro del paese. Un “Maso chiuso”, associato al Gallo Rosso, finalizzato alla produzione di formaggi tipici, a base di latte crudo di altissima qualità di bovine Grigio Alpina dell’Alto Adige, che pascolano libere nei prati dell’azienda agricola e fermenti lattici per la coagulazione del latte, prodotti personalmente da Stefan Köhl. Oltre al Grotthof di Ega e al caseificio Lehrnerhof, abbiamo avuto modo di visitare altre tre insegne associate al Gallo Rosso, che meritano il viaggio, dove è sempre meglio prenotare, ecco di seguito i nostri appunti di viaggio e le nostre impressioni.
A soli 25 minuti a piedi dal centro di Fiè allo Sciliar, un antico feudo tributario vescovile, citato per la prima volta nel 1336, fra i verdi declivi del Parco Naturale dello Sciliar. In prossimità del massiccio dello Sciliar, scalato per la prima volta nel luglio 1880 da Johann Santner, un ampio maso, adagiato in posizione dominante, associato al Gallo Rosso, con una corte interna, distante non più di dieci minuti dal laghetto di Fiè, da cui partono suggestivi itinerari, per escursionisti principianti o esperti. Divenuto nel 1906 il maso della famiglia Kompatscher, nel corso dei decenni è stato più volte rinnovato, mantenendo sempre le sue caratteristiche originali, grazie all’accurato restauro degli edifici in sasso e legno che delimitano la corte, in parte destinati all’accoglienza, la cappella affrescata, la torre e il grande fienile, che oggi ospita un museo della civiltà contadina e una sala per convegni ed eventi. Isidor, Inge e Simon, oltre agli appartamenti, interamente rimessi a nuovo, che prendono il nome dai personaggi illustri, vissuti al maso Zimmerlehen e raccontano gli ultimi 800 anni di storia, gestiscono una taverna, un’azienda agricola, un allevamento di bestiame, il frutteto e l’orto.
Dalla cittadina di Terlano, che nel 2023 ha festeggiato i 1100 anni di storia, si sale per qualche tornante fino a quando non si incontra sulla destra il maso Oberlegar, una riconosciuta meta gastronomica, in posizione panoramica, associata al Gallo Rosso, dove grazie all’accogliente gestione di Helene e Franz Schwarz, si possono assaggiare i piatti della memoria altoatesina, preparati a regola d’arte. Le due “Stuben“, la terrazza soleggiata e il pergolato, invitano a trascorrere deliziosi momenti, con le prelibatezze casalinghe tirolesi e i vini prodotti nella tenuta. La cucina degli Schwarz è rinomata per gli asparagi (bianchi), raccolti in loco, con cui si preparano, un ottimo risotto; gli Asparagi con prosciutto, salsa bolzanina e patate lessate; l’Arrosto di agnello, le Costine di maiale, il Capretto; le Uova strapazzate con rosticciata, oltre allo speck artigianale che Franz propone all’assaggio tra gli antipasti, che è tra i migliori della zona, insieme a salamini affumicati e pane fatto in casa. In autunno da non perdere gli Schlutzer, succulenti ravioli agli spinaci e carne di manzo. In dicembre il Cavolo navone e il Krapfen con marmellata di ribes o albicocche, bagnati da Sauvignon, Schiava, Lagrein e succhi fatti in casa, prodotti nella tenuta, particolarmente indicati con la cucina dell’Oberlegar.
A Gleno, nella parte meridionale dell’Alto Adige, un indirizzo per buongustai, con tre secoli di storia, che non delude. La cena all’interno o nella terrazza panoramica, con vista sulla chiusa di Salorno, verso le cime di Merano, la valle dell’Adige e il lago di Caldaro, è un viaggio vero e proprio nella cucina contadina altoatesina più autentica, grazie alla passione della famiglia Ainhauser Weissensteiner. Un’osteria contadina, associata al Gallo Rosso, circondata dai vigneti di proprietà, capace di raccontare magistralmente la tradizione tirolese, attraverso ricette antiche, che mettono la stagionalità al centro, impiegando ingredienti locali, biologici e biodinamici, per l’80% prodotti nel maso. La carta è ampia e non lascia dubbi sulla bontà dei piatti, con Canederli di speck o formaggio, i Gnocchetti di saraceno, lo speck ancora tagliato spesso, i salamini affumicati con formaggi, il Polpettone o le Uova con speck e patate arrostite, ma anche Zuppe, Gulasch e Polenta, per finire con il “Kaiserschmarren” (frittata dolce con marmellata), il Rotolo di saraceno con panna e mirtilli rossi e la Torta al formaggio fresco ‘Quark’. In tavola arrivano vini prodotti a pochi metri, nella vigna di famiglia, come il Pinot nero, il Gewürztraminer, la Schiava, il Sauvignon e i succhi fatti in casa di mela, fiori di sambuco, menta, melissa e ribes, mentre intorno, l’esperienza eno gastronomica prosegue, con mete che meritano senz’altro la visita, come il tracciato della vecchia ferrovia della val di Fiemme, il viadotto di Gleno, l’altare gotico di Hans Klocker, la cascata nella gola del Rio Trodena.