Monviert, nota fino al 2018 come Ronchi San Giuseppe, è situata a Spessa di Cividale del Friuli (UD), nei Colli Orientali del Friuli, su una meravigliosa collina dove una piccola chiesa edificata nel 1522 e restaurata dalla famiglia, è testimone immemore della storia e della tradizione vinicola di questo luogo. La sede di Monviert è stata completamente rinnovata, con un ampliamento iniziato nel 2012 che si è concluso nel marzo 2019.
L’architettura del complesso, in armonia con il paesaggio circostante, richiama la configurazione di un piccolo borgo, dove i materiali scelti, pietra ponca, legno e rame, sono quelli tipici degli edifici rurali della zona e rispecchiano il solido radicamento dell’azienda alle tradizioni familiari e del territorio.
La tradizione vitivinicola è iniziata con il capostipite Franco Zorzettig e si è tramandata di padre in figlio sino ai nipoti Stefania, Alessio e Chiara che oggi gestiscono l’attività. Il cambio di nome in Monviert (che in friulano significa “monte aperto”) è un omaggio proprio a quella chiesetta sulla collina, da cui si gode una straordinaria visuale sui vigneti e sui Colli Orientali. Ma il cambio del nome è anche coinciso con una profonda evoluzione aziendale: dopo aver iniziato negli anni ’90 la vendita del vino in bottiglia oggi, accanto ai vini già conosciuti, viene lanciata la linea selezione Monviert. Il rebranding si rispecchia anche nel cambio del logo, che sottolinea il legame con il territorio.
Gli 87 ettari di proprietà si trovano nella zona DOC dei Colli Orientali del Friuli, a ridosso del confine italiano con la Slovenia, nella zona collinare che si sviluppa attorno a Cividale del Friuli, a pochi chilometri da Udine. Collocati fra le Alpi Giulie, che li proteggono dai venti freddi del nord, e il Mare Adriatico, che li raggiunge con il tepore della brezza mediterranea, i Colli Orientali del Friuli hanno un microclima ideale per la produzione di vini rossi e bianchi, che permette una lenta e graduale maturazione delle uve.
La collezione Monviert è la massima espressione del territorio, basata su uve autoctone del Friuli Venezia Giulia: le perle “bianche” della produzione sono il nobile e raro Picolit, l’elegante Friulano, la Ribolla Gialla e il Sauvignon che ben si adattata al terreno dei Colli Orientali del Friuli; quelle “rosse” lo Schioppettino, uno dei vitigni più interessanti del Friuli che in passato ha rischiato l’estinzione e il Refosco dal Peduncolo Rosso. Nel periodo della vendemmia avviene la migliore selezione dei grappoli, scelti con cura e grande rispetto della materia prima, meno gemme per pianta, più qualità degli acini, e nutrimento a base naturale delle vigne. È questa l’identità della linea Monviert: fedeltà alla tradizione, rispetto della natura e garanzia di offrire il meglio che la natura stessa può dare.
Il Friulano è forse il vitigno più rappresentativo per Monviert, con un vigneto posto sul colle che domina il centro aziendale, ricco di fascino e di significato. Terreno marnoso, è disposto in modo da sfruttare il maggior numero di ore/luce possibile e la naturale ventilazione della Valle del Natisone completa le condizioni microclimatiche ideali per questo vitigno. Il colore è giallo paglierino con sfumature oro, l’aroma è un concerto di note fruttate di pesca gialla, di pera e di albicocca che si aggiungono ad un bouquet floreale variegato di fiori di campo, fiori di mandorlo, margherite, erbe aromatiche, timo e mandorla fresca. Al palato ecco una struttura fresca e sapida e una grande corrispondenza gusto/olfattiva, con un finale ammandorlato di buona persistenza.
Lo Schioppettino, “Primula Rossa” della cantina friulana, è la massima espressione del territorio, e Monviert si fa custode di uno dei vitigni autoctoni che in passato ha rischiato l’estinzione, preservandone l’eredità. Noto in passato sotto diversi nomi, Ribolla Nera o Pokalza o Schioppettino, era un vino dolce o al più amabile, in quanto vitigno tardivo, veniva raccolto dopo la seconda metà di ottobre e quindi il freddo giungeva a fermentazione alcolica non ultimata, bloccandola e spesso rifermentava in bottiglia se non filtrato adeguatamente, rendendolo anche spumante. Dagli anni ‘70 in poi, con il rinascimento enologico friulano avvenuto in più fasi, è giunto quello che oggi conosciamo come Schioppettino. Vigneti disposti nelle zone più vocate, controllo delle produzioni per pianta, affinamento in fusti di rovere di Slavonia e di rovere francese: il risultato è un vino dal carattere affascinante, dal profumo coinvolgente e dal gusto personale ed elegante. Colore rosso rubino. Aroma con intensi sentori vanigliati, balsamici e tostati, un fragrante fruttato tipico di ciliegia, di ribes nero, di prugna, accompagnato da toni di cacao, tabacco e lievi tocchi china. Al palato è morbido, con una bella struttura e freschezza, elegante, con tannini setosi e un finale persistente con sfumature di cioccolata e liquirizia.
Photo credits Guglielmo Gregoris