OTTAVIA, IL NUOVO PINOT NERO DI CONTE VISTARINO

Non è un nuovo cru sebbene ne abbia tutte le caratteristiche, è l’espressione di un’idea, di una scelta voluta caparbiamente, accudita e custodita per anni, fino al momento attuale, fino alla presentazione ufficiale. È una sfida al tempo che passa, che insegna, che forma e forgia. È l’espressione pubblica, forse non cercata ma tanto sollecitata, di un percorso, di un’evoluzione, di una consapevolezza. Tutto questo è Ottavia, il nuovo vino di Conte Vistarino.

Ottavia Giorgi di Vistarino

Porta il nome di Ottavia Giorgi di Vistarino, di colei che ormai da tanti anni ha preso, saldamente, le redini di questa che è una delle aziende storiche dell’Oltrepò Pavese, una di quelle realtà che hanno fatto la storia del territorio e continuano a farla, concretamente, sobriamente, con il lavoro quotidiano, evitando riflettori e ostentazione.

Conte Vistarino è fortemente, indissolubilmente, legata al Pinot Nero, sia spumantizzato che vinificato in rosso. Le sole espressioni in rosso arrivano, con questo nuovo vino, a ben sei declinazioni, da quella di più facile approccio ai tre storici cru: Tavernetto, Bertone e Pernice.

La nuova versione, Ottavia, racconta non solo la storia di un territorio, di un appezzamento di terreno ma anche e soprattutto la storia di una giovane vignaiola che nel 2014 estirpa, confrontandosi con la contrarietà del padre, la sua migliore vigna fino a quel momento dedicata alla produzione di basi spumanti, per piantare Pinot Nero da rosso, con cloni importati dalla Francia. “San Silvestro è un vigneto che ho pensato, ideato e realizzato io: dalla scelta del sito all’esposizione, dal sesto d’impianto ai cloni borgognoni. Per me è un progetto di cuore, oltre che di testa”, racconta Ottavia Vistarino.

Quanto questo fosse ribellione o innovazione non è da dato di saperlo ma sicuramente traspare l’aspirazione di una giovane donna, di una giovane vignaiola, di fare qualcosa che lasciasse un segno. L’esposizione nord era, in quegli anni, ancora sconsigliata per le varietà da rosso. L’uva difficilmente sarebbe arrivata a maturazione. Ed è qui che la sfida diventa lungimiranza, diventa capacità di interpretare il territorio.

Da questo piccolo vigneto nascono 3.300 bottiglie dell’annata 2021 che dopo una sosta in barrique di 12 mesi vengono lasciate ancora riposare per almeno un anno in bottiglia. Quello che si ritrova nel calice è un vino di grande piacevolezza, un pinot nero che, seppure fortemente radicato al territorio riesce a esprimere una giovialità e una vitalità invidiabili.

Il colore, elegante rubino non particolarmente fitto, apre a un olfatto di fragrante frutta fresca, rossa e nera a cui si aggiungono poi i toni delle spezie rinfrescate da uno sbuffo balsamico che alleggerisce e vitalizza. Con il trascorrere dei minuti emergono note più terrose e scure del sottobosco e dell’agrume amaro. Ma è al palato che rivela maggiormente le sue qualità abbinando struttura a freschezza, sapidità a tannicità sottile e setosa. Nella lunga persistenza ritornano i sentori fruttati e agrumati per una chiusura fine ed elegante.



“Ottavia ha un’eleganza diversa. Nel Pinot Nero non amo la frutta sotto spirito. Qui c’è polpa”, racconta la proprietaria. “Penso ai nostri cru un po’ come alle note di un pianoforte: il do non è migliore del sol. Desidero una tavolozza di espressioni differenti”. Un simile prodotto, innovativo e personale, non poteva dotarsi di una veste banale. Ecco che nascono quindi un’etichetta e un packaging elegante, prezioso e, soprattutto, al di fuori dei binari tracciati dalla storia ultracentenaria di Conte Vistarino.

Grazie al lavoro e alla creatività dello studio mimicoco design, l’immagine è profondamente innovativa e i simboli del casato e del territorio sono rappresentati in forme inusuali. L’aquila esce dallo stemma di famiglia per entrare a far parte del territorio, le perle della corona divengono le fasi lunari che scandiscono lo scorrere del tempo così come il blu oltremare e l’oro dello scaccato diventano colore e decoro. Il nome Ottavia a lettere maiuscole campeggia al centro dell’etichetta, firma e marchio di riconoscibilità ma anche assunzione di responsabilità. “Questo è il mio vino, lo firmo e lo garantisco”, parole di Ottavia Giorgi di Vistarino.