Quello che traspare dalla viticoltura irpina è il rispetto. La capacità di cogliere l’indole di un suolo, di un vitigno e, in sintesi, di un territorio è il motore delle scelte e degli azzardi di chi, investendo sulla propria terra, dà forma e voce a una passione viscerale. Una passione che lega come un filo rosso sei piccoli produttori irpini definibili “artigianali”, non tanto per l’essenzialità dei mezzi utilizzati, quanto più per la visione che essi hanno della propria attività agricola. Sono uomini e donne da ritrarre con le mani nella terra e l’occhio innamorato rivolto verso l’uva, nella rappresentazione di una complicità reale con le impercettibili inflessioni del proprio territorio.
Marco Riva, fondatore della società di Distribuzione AltroPalato, se n’è accorto e li ha scelti, questi sei giovani produttori, per raccontare all’interno del suo catalogo l’energia e il sole dell’Irpinia. E li ha scelti perché sono innanzitutto agricoltori e oggi li distribuisce nel canale Ho.Re.Ca., dirigendoli verso chi ne sappia comprendere il valore. Tra questi fortunati e competenti destinatari c’è l’Enoteca Hic di Milano che, il giorno 3 settembre in collaborazione con AltroPalato, ha aperto le porte di casa per ospitare i sei produttori irpini e i loro vini. Più che un semplice banco d’assaggio, si è trattato di un punto d’incontro, una sorta di “salotto” tra appassionati, operatori e produttori, con la colonna sonora di una convivialità genuina e spontanea. La stessa che pervade la quotidianità della terra d’Irpinia.
Quel piccolo scrigno di 4 ettari contiene un tesoro nascosto. È pregno di una storia iniziata 50 anni fa, con il lavoro contadino del nonno. Il paziente percorso di familiarità con la propria vigna ha portato i Cennerazzo a dedicarsi interamente al percorso produttivo che dalla barbatella porta al calice. Ma chi ha saputo sognare in grande e rischiare, si sa, continua a farlo per il resto dei suoi giorni. Ecco perché, a breve, Cantine Cennerazzo presenterà sul mercato i due nuovi nati nel segno della bolla: due espressioni di Greco Metodo Classico, con un passato sui lieviti di 24 e di 36 mesi. Sphera 2015 racconta il carattere più rotondo del Greco. Il naso è pieno senza scadere nella pesantezza, incipit di un’esuberanza gustativa che ricorda la frutta secca e il sambuco, incorniciati da una precisione fresco-sapida in perfetto equilibrio con il corpo.
Si definiscono “vignaioli per passione”. Con i loro 9 ettari dislocati in diversi punti dell’Irpinia sanno dare lustro al Greco, al Fiano e all’Aglianico. Giancarlo Barbieri si occupa della vigna come ci si dedica teneramente alle cose più care. Ama la sua terra e la declina nelle sue potenzialità bianche e rosse, forse proprio per poterne esplorare in prima persona le sorprendenti sfaccettature. E così, affetto da questa preziosissima curiosità, Giancarlo Barbieri ci sa offrire un Taurasi DOCG, annata 2012, in cui la complessità incontra l’eleganza. Non c’è traccia di ridondanza olfattiva, ma al contrario la freschezza croccante del frutto rosso e il corredo floreale evidente accennano alla vitalità. È complesso, composto e riservato. Acidità e tannino si fondono a dare un’idea di eleganza, nel festoso brio di una trama speziata e di una densità di frutta e cacao.
Tutto biologico, tutto Aglianico. Questi sono i due pilastri su cui si basa l’azienda Stefania Barbot, piccolo gioiello di Paternopoli. I toni del rosso colorano la cantina, che diventa luogo di celebrazione del “Barolo del Sud”. Ion, nella sua annata 2015, colpisce per la sua schiettezza. Ha un naso quasi crudo, diretto, capace di impattare calamitando immediatamente l’attenzione. Il frutto rosso croccante e il cioccolato si contendono il protagonismo del profumo, dondolando in un armonico canone che trova conferma al gusto. Denso eppure pungente, tannico ma anche succoso, fresco e sicuramente pieno. Un vino scalpitante, che ritrae il carattere irrequieto della sua grande uva.